“Non basta l’etica per governare l’AI”, servono più controlli e presidio della legalità

Gli esperti della protezione dei dati riconoscono l’importanza di promuovere un uso etico dell’Intelligenza artificiale (63%), sottolineando però anche la necessità di un maggiore rispetto delle normative (73%) e di un rafforzamento delle attività ispettive da parte dell’Autorità (43,2%).

Inoltre, più della metà pensa che nonostante il GDPR abbia uniformato le regole per tutti evidenzia criticità per le micro, piccole e medie imprese, spesso in difficoltà nell’applicare le normative in modo efficace. 
L’affermazione ‘non basta l’etica per governare l’AI’ pone quindi una questione cruciale nel campo delle innovazioni tecnologiche.
Emerge da un sondaggio di Federprivacy rivolto a circa 1000 professionisti italiani.

“L’Intelligenza artificiale è come una tigre”

Insomma, gli aspetti etici sono fondamentali, ma da soli potrebbero non essere sufficienti a garantire un utilizzo sicuro e responsabile di questa tecnologia. 
Se molti considerano l’AI un’opportunità, gli esperti temono che possa sfuggire di mano, come il Premio Nobel per la fisica Geoffrey Hinton, che nei giorni scorsi dal palcoscenico del Gitex Europe a Berlin l’ha paragonata a una tigre. “Da cucciola sembra innocua, addirittura affascinante. Ma crescerà. E a meno che non siate certi che non vorrà uccidervi, dovreste preoccuparvi”.

E all’intervistatore che proponeva l’etica come principale rimedio scaccia incubi, il pioniere del machine learning ha risposto in modo perentorio: “Le grandi aziende perseguono il profitto, non l’etica”.

Non occorre cambiare i profili sanzionatori, ma farli rispettare

Non mancano quindi le preoccupazioni per l’impatto che avrà nei prossimi anni.
Se in 7 anni di GDPR le autorità europee hanno inflitto più di 2.500 multe per un ammontare di oltre 6 miliardi di euro senza intravedere un cambio di rotta significativo, il 73,9% dei professionisti pensa che non occorra cambiare gli attuali profili sanzionatori, bensì farli rispettare in modo più efficace. 

Piuttosto, il 43,2% vorrebbe un numero maggiore di attività ispettive del Garante e della Guardia di Finanza a presidio della legalità.
E a differenza di quello che possono pensare i cittadini, che vedono minacciata la loro privacy come mai prima d’ora, il 63,5% dei professionisti che ‘vede’ le aziende dall’interno afferma che dal 2018 a oggi la situazione è comunque migliorata grazie alle sanzioni più severe introdotte dal Regolamento UE sulla protezione dei dati.

GDPR: non ha agevolato abbastanza le Pmi

A questo riguardo, se le semplificazioni proposte dalla Commissione Europea non si stanno rivelando come le agevolazioni tanto attese, il 56,9% dei professionisti riconosce che il GDPR ha effettivamente introdotto regole uguali per tutti.
Allo stesso tempo, però, avrebbe dovuto agevolare maggiormente le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale italiano.

Salute e alimentazione: il cibo straniero è più pericoloso. Serve trasparenza in etichetta

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare: il cibo e le bevande che provengono dall’estero sono otto volte più pericolosi di quelli ‘Made in Italy’.

Il numero di prodotti agroalimentari provenienti dall’estero che presentano residui chimici irregolari è infatti pari al 5,6% del totale. Per quelli di provenienza nazionale, la percentuale è appena dello 0,7%.
I dati dello studio sono stati diffusi in occasione della ‘Giornata per il vero Made in Italy’, promossa da Fondazione Campagna Amica nei mercati contadini presenti lungo tutta la Penisola.

La tutela del Made in Italy tra degustazioni e battaglia contro le frodi

Nel corso della Giornata per il vero Made in Italy, nei mercati di Campagna Amica i cuochi contadini e gli agricoltori hanno organizzato degustazioni, show cooking e giochi per spiegare ad adulti e bambini la grande qualità del cibo 100% italiano e l’importanza di seguire i principi della Dieta Mediterranea, un patrimonio del Paese che va difeso dai rischi connessi all’attuale normativa.

Inoltre, per l’occasione, è stata rilanciata la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che renda obbligatoria l’origine degli ingredienti sulle etichette di tutti gli alimenti in commercio all’interno dell’Unione Europea.

Una questione di codice: e il prosciutto olandese diventa 100% italiano

L’ultima trasformazione prevista dal codice doganale dei cibi permette ai prodotti esteri di diventare 100% italiani. Basta che vengano utilizzati metodi di lavorazione specifici anche minimi.
E così, dalle cosce di maiale olandesi che diventano ‘prosciutti tricolori’ ai semilavorati cinesi usati nei prodotti trasformati di frutta e ortaggi, solo due esempi della scarsa tutela del Made in Italy, questo scandalo è favorito anche dalla scarsità di controlli a livello comunitario.

E non si tratta solo dei controlli relativi alla documentazione allegata.
Si stima infatti che solo meno del 10% dei prodotti agroalimentari in arrivo in Europa dai Paesi extra UE venga sottoposto a verifiche fisiche, ovvero, tese a testarne la salubrità.

Controlli insufficienti e porti “colabrodo”

Ci sono poi porti “colabrodo”, come quello di Rotterdam, dove vige una totale inadeguatezza dei controlli, e passa di tutto.

Da qui. l’iniziativa di Coldiretti che ha portato oltre diecimila agricoltori alle frontiere italiane, dal Brennero ai porti di Civitavecchia, Salerno e Bari, per chiedere un cambio di passo, con la raccolta di firme per una legge popolare che garantisca l’introduzione dell’obbligo dell’indicazione del Paese d’origine in etichetta.
Questo, su tutti i prodotti alimentari in commercio all’interno dei territori dell’Unione Europea.

Matrimoni: i trucchi per sopravvivere (con stile) alla stagione delle nozze

Con la bella stagione arriva anche la stagione dei matrimoni. E per aiutare a vivere questi eventi con più leggerezza, anche finanziaria, la banca online N26 ha raccolto 5 consigli pratici per godersi ogni festa senza ansia da conto corrente.
Il matrimonio è un momento magico, ma rischia di svuotare il portafoglio. Anche degli invitati.

Stilare un budget aiuterà a capire quanto si può spendere tra abito, viaggio, alloggio e regalo, e decidere con più consapevolezza a quali eventi partecipare.
Fare il punto di quanto si può spendere con un budget ad hoc è fondamentale per organizzare un matrimonio anche da invitati.
Prima di dire ‘sì’ a ogni invito, è bene fare un check della propria situazione economica e valutare quante cerimonie si hanno in agenda.

Dress code: come sfoggiare un look impeccabile senza prosciugare il conto

Molti matrimoni richiedono spostamenti, quindi spese aggiuntive. In questi casi, prenotare viaggi e hotel per tempo permette di accedere a prezzi migliori. Anche condividere l’alloggio con altri invitati può essere una buona soluzione. Il risparmio è garantito e anche il divertimento.
La tentazione di comprare un abito nuovo per ogni matrimonio è forte, ma non è sempre necessario. Basta mettere in gioco la creatività, abbinando magari in modo diverso i capi che già si possiedono o usando accessori per rinnovare un look.

Oppure, scegliendo una ‘base’ da utilizzare in più occasioni, o ancora, noleggiando l’abito. Sono diversi modi per sfoggiare un look impeccabile senza svuotare il conto.

Regalo: insieme gli amici si riduce il costo individuale

Un altro aspetto da considerare è il regalo. Il consiglio è quello di organizzare regali di gruppo con amici o familiari, in modo da ridurre il costo individuale.
I regali artigianali o personalizzati, inoltre, hanno spesso un valore affettivo maggiore e risultano più significativi.

In ogni caso, la stagione dei matrimoni porta con sé anche una serie di eventi collaterali: proposte di matrimonio, addio al celibato/nubilato, cene pre-matrimoniali.
È importante ricordare che non è obbligatorio partecipare a tutto. Essere sinceri con gli sposi e rispettare i propri limiti è fondamentale. L’importante è esserci nei momenti che contano e viverli con il sorriso.

Qualche consiglio tecnologico per gestire spese e budget

Insomma, una buona gestione del budget e la capacità di stabilire le giuste priorità sono alleate preziose per affrontare la stagione dei matrimoni senza mettere a rischio il proprio equilibrio finanziario.

Grazie ai consigli di N26 e a funzionalità intelligenti, come Spaces, che permette di creare budget separati dal conto principale per organizzare le spese, e Regole automatiche, che trasferiscono denaro ai vari ambiti di spesa con la frequenza che si preferisce, gestire il proprio denaro diventa semplice, flessibile e su misura.

Case: prezzi +0,8% in un mese. A Milano 5.073 euro/mq

Ad aprile 2025 i prezzi delle abitazioni usate in Italia sono cresciuti dello 0,8% su base mensile, portando la media nazionale a 1.815 euro al metro quadro.
Il mercato residenziale italiano prosegue quindi lungo un sentiero di consolidamento dei valori. E l’andamento congiunturale conferma una dinamica positiva in ampia parte del territorio.

La dinamica ‘rialzista’ investe il 68% dei comuni capoluogo, con rincari più marcati a Rovigo (4,5%), Lodi (3,1%) e Como (2,7%).
Tra i grandi mercati, sempre in terreno positivo, Venezia (2%), Milano (1,8%), Firenze (1,7%), Roma e Palermo, entrambe con il +1,2%.
Sul fronte dei prezzi unitari, Milano si conferma regina del mercato immobiliare, raggiungendo un nuovo massimo storico di 5.073 euro al metro quadro.
Emerge dall’ultima rilevazione dell’Ufficio Studi di idealista.

A Caltanissetta, Ragusa, Biella abitazioni più accessibili

Milano, la regina del mercato immobiliare italiano, è seguita da Venezia, con 4.651 euro al metro quadro e Bolzano (4.612 euro al metro quadro).

La top ten dei prezzi unitari comprende anche Firenze (4.460 euro/mq), Roma (3.163 euro/mq) e Napoli (2.712 euro/mq).
In coda alla classifica, si posizionano Caltanissetta, con 692 euro al metro quadro, Ragusa (721 euro/mq) e Biella (779 euro/mq), che rappresentano i mercati più accessibili per chi intende acquistare un immobile.

Regioni: 13 in rialzo, 3 in flessione, 4 stabili

Sono 13 le regioni che registrano rialzi, 3 in flessione, e 4 (Calabria, Umbria, Sicilia e Calabria) mostrano valori stabili.
Le performance migliori sono in Lombardia (2,1%), Valle d’Aosta (1,4%), Trentino-Alto Adige (1,2%) e Toscana (1%).

Altri incrementi, ma sotto la media nazionale (0,8%), vanno dallo 0,7% del Lazio allo 0,1% dell’Abruzzo.
Dal lato opposto, si rilevano ribassi limitati in Basilicata (-0,7%), Molise (-0,4%) e Puglia (-0,1%).
Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione con il valore unitario più elevato (3.117 euro/mq), seguita da Valle d’Aosta (2.576 euro/mq, Liguria (2.467 euro/mq) e Toscana (2.361 euro/mq).
Anche Lombardia (2.212 euro/mq), Lazio (2.115 euro/mq) ed Emilia-Romagna (1.831 euro/mq) registrano valori superiori alla media nazionale. Con i suoi 910 euro di media la Calabria è la regione più economica.

Bolzano la provincia con quotazione unitaria più alta

Su scala provinciale, si consolida il trend positivo: 69 province registrano aumenti nei valori al metro quadro.
Spiccano le performance di Sondrio (3,4%), Milano (2,4%) e Vercelli (2,2%). 
Tra le province in crescita figurano anche le aree dei principali mercati metropolitani italiani, con aumenti a Firenze (1,9%), Roma (1%), Venezia (0,7%), Napoli (0,6%), Bari (0,2%), Palermo (0,1%).
Tra le province in calo, le flessioni più significative si osservano a Isernia (-2,5%), Nuoro (-2%) e Salerno (-1,4%).

Valori stabili in dieci aree, tra cui Torino, mentre Bolzano resta la provincia con la quotazione unitaria più alta d’Italia (4.522 euro/mq), seguita da Milano (3.547 euro/mq) e Lucca (3.179 euro/mq).
Valori unitari superiori alla media nazionale si estendono a 29 province, con Savona (3.104 euro/mq) e Verbano-Cusio-Ossola (1.822 euro/mq) a delimitare l’intervallo.

Le imprese italiane si preparano alla stretta americana: 7 su 10 già in campo contro i dazi

Le imprese italiane non vogliono restare a guardare di fronte all’ipotesi di nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti. Un’indagine realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne rivela che il 70% delle aziende sta già mettendo in campo strategie per contenere l’impatto di eventuali barriere commerciali decise da Washington.

Gli USA rappresentano uno sbocco fondamentale per il Made in Italy, ma la capacità delle imprese di operare su più mercati contemporaneamente – in media 11 per ogni azienda – potrebbe rendere meno traumatico l’eventuale calo dell’export verso gli Stati Uniti.

Il ruolo delle Camere di commercio

Il tema è stato al centro dell’Assemblea nazionale di Unioncamere, svoltasi a Roma, durante la quale è emersa anche una fotografia aggiornata del sostegno che le imprese percepiscono da parte delle istituzioni. Secondo un sondaggio Ipsos diffuso durante l’evento, il 43% degli imprenditori considera le Camere di commercio un supporto valido per l’accesso ai mercati internazionali. Quasi la metà degli intervistati ritiene inoltre che queste strutture debbano continuare a essere un punto di riferimento per affrontare le sfide della globalizzazione.

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha sottolineato il potenziale inespresso delle piccole imprese: con il giusto supporto, potrebbero generare oltre 7 miliardi di euro di esportazioni aggiuntive.

Le possibili conseguenze dei dazi: export a rischio e prezzi più alti

Le imprese che guardano con preoccupazione all’inasprimento dei rapporti commerciali indicano nella contrazione dell’export la minaccia principale (56%). Seguono l’aumento dei costi delle materie prime e dei semilavorati (26%) e la riduzione della domanda per componenti destinati a prodotti esportati negli USA (22%).

Un ulteriore rischio evidenziato è quello di un incremento della concorrenza da parte di aziende extraeuropee, che potrebbero riposizionare le proprie vendite sul mercato europeo, aggirando i dazi statunitensi.

Come rispondono le aziende italiane

La maggior parte delle imprese ha già elaborato delle contromisure. Il 33% valuta un aumento dei prezzi per compensare i maggiori costi, mentre il 25% guarda con interesse ai mercati europei. Il 18% punta a espandersi oltre i confini dell’UE.

Solo una piccola parte (3%) considera di delocalizzare la produzione negli USA per evitare direttamente i dazi.

Stati Uniti: un partner commerciale importantissimo

L’Italia figura tra i Paesi europei più attivi sul mercato americano, con una quota del 22,3% delle imprese esportatrici dirette, preceduta solo dalla Francia. Nel 2024, le vendite italiane negli Stati Uniti hanno toccato quota 65 miliardi di euro, equivalenti al 10,8% del totale export nazionale.

A livello locale, ci sono territori dove la dipendenza dal mercato USA è particolarmente alta. A Trieste, ad esempio, oltre un terzo del fatturato delle imprese (36,2%) proviene proprio dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Altri picchi si registrano a L’Aquila (17,6%), Isernia (16%) e Grosseto (12,1%).

La carta vincente? La diversificazione

Uno dei punti di forza del tessuto produttivo italiano è la capacità di diversificare i mercati di riferimento. Le aziende del Nord-Ovest esportano mediamente in 13 Paesi, quelle del Nord-Est in 11. Si scende a 9 nel Centro Italia e a 6 nel Mezzogiorno. Alcune province eccellono: Reggio Emilia, Bologna, Vercelli e Ravenna vantano una media tra i 15 e i 17 mercati serviti per ogni impresa.

La flessibilità e l’apertura internazionale restano dunque le armi principali del Made in Italy per resistere all’onda lunga delle tensioni globali.

Mutui, tassi in calo: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Nonostante il clima di incertezza economica globale, tra dazi e instabilità dei mercati, le aspettative degli esperti puntano su una decisione importante della Banca Centrale Europe: è infatti appena arrivato un nuovo taglio di 25 punti base sul costo del denaro.

Secondo un’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it, la riduzione si dovrebbe tradurre in un abbassamento della rata media di un mutuo variabile standard, che passerebbe da 640 a 623 euro, con un risparmio mensile di circa 17 euro.

Euribor in discesa: rate ancora più leggere entro fine anno

Le proiezioni sui futures Euribor a 3 mesi, aggiornate all’11 aprile 2025, indicano un calo graduale dell’indice: dal 2,07% previsto a giugno si dovrebbe arrivare a 1,76% a dicembre 2025.

Se queste previsioni si confermassero, la rata mensile potrebbe ridursi fino a 598 euro, garantendo un risparmio complessivo annuo di circa 500 euro rispetto ai livelli attuali.

Il peso dei dazi: riflessi sul tasso fisso

Nel frattempo, gli effetti delle tensioni commerciali internazionali si sono fatti sentire soprattutto sui mutui a tasso fisso. L’introduzione – poi sospesa – di dazi reciproci tra grandi potenze ha provocato forti reazioni nei mercati obbligazionari, con un aumento dei rendimenti che ha coinvolto anche l’IRS, l’indice di riferimento per i fissi. Questo ha generato piccoli aumenti dei tassi applicati ai nuovi mutui.

Tuttavia, spiegano gli esperti di Facile.it, “si è trattato di variazioni contenute, e i segnali recenti indicano già un ritorno alla stabilità”.

Fisso o variabile? Il divario si riduce

Oggi il tasso fisso rimane leggermente più conveniente: le migliori offerte partono da un Tan del 2,76%, pari a 582 euro di rata, mentre il variabile parte da un 2,97%, con una rata di 596 euro. L’Euribor è già sceso sotto l’IRS, e basta una riduzione degli spread bancari per rendere il variabile nuovamente competitivo.

Scelta consapevole e possibilità di surroga

La decisione tra tasso fisso e variabile dipende da fattori personali, come il profilo del richiedente, l’immobile e la propria propensione al rischio. “Chi opta oggi per un fisso ha maggiore stabilità; chi sceglie il variabile, punta a un risparmio nel tempo, ma si espone alle fluttuazioni di mercato”, sottolineano da Facile.it.

Infine, la surroga rimane una valida opzione: iniziare con un fisso e passare a un variabile in futuro, se conveniente, è una strategia sempre disponibile.

Extended Reality: si aprono nuove prospettive, ma il mercato italiano è ancora agli inizi

Lo confermano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Extended Reality & Metaverse del Politecnico di Milano: il 2024 è stato un anno di fermento per le tecnologie di Extended Reality, ma in Italia sono ancora poche le soluzioni adottate delle aziende.

In dettaglio, sono stati lanciati 17 nuovi dispositivi (9 visori e 8 smart glasses) con prestazioni sempre più elevate, che portano a 82 il numero dei device sul mercato, sono nati nuovi sistemi operativi dedicati che favoriranno lo sviluppo di un ecosistema di sviluppatori. E si è assistito a una progressiva integrazione dell’AI in ambito hardware e software.
Si stanno poi costruendo le basi dell’Industrial Metaverse, attraverso Digital Twin di nuova generazione: repliche digitali di oggetti, processi o ambienti reali per interagire in un ambiente immersivo. 

Dal 2020 sono 611 i progetti realizzati

Oggi si contano 135 mondi virtuali pubblici e 122 Metaverse-as-a-service Platform – Maas, s si comincia a discutere di interoperabilità tra le piattaforme più grandi (Fortnite, Roblox, Minecraft).
Il mercato italiano dell’ER è però ancora agli inizi, soprattutto a causa di una conoscenza ridotta delle sue potenzialità.

Dal 2020 a oggi, quasi 500 imprese in Italia hanno avviato almeno un progetto XR, per un totale di 611 progetti realizzati, di cui 123 avviati nel 2024, -9% rispetto al 2023 per una riduzione degli investimenti nei settori retail, finance e automotive.
Nel B2c, le principali applicazioni nell’ultimo anno sono state nel turismo, nella sanità e nell’ambito education, anche se il retail rimane il secondo settore per numerosità complessiva.

La mancata conoscenza delle tecnologie è un limite al suo sviluppo 

Nel B2b le soluzioni sono sviluppate soprattutto in ambito manufatturiero, ma c’è crescente interesse nella sanità e nelle utility.

I principali obiettivi per cui le aziende sviluppano progetti con tecnologie XR sono rafforzare l’immagine e il posizionamento dell’azienda e arricchire i servizi offerti nel B2c, oltre a sperimentare soluzioni innovative e ridurre tempistiche e costi nel B2b/B2e.
In generale, l’87% delle grandi aziende dichiara di aver raggiunto i benefici attesi. Tuttavia, il 63% non conosce a sufficienza le tecnologie di Extended Reality: è questo il principale limite al loro sviluppo.

Una rivoluzione attesa per diversi settori

“Le imprese che hanno sviluppato progetti hanno conseguito risultati tangibili, a conferma che già oggi queste tecnologie offrono importanti opportunità in molteplici ambiti, dalla

formazione al supporto alla forza lavoro sul campo, dalla prototipazione all’offerta di esperienze immersive in luoghi fisici e tanto altro ancora – afferma Claudio Conti, ricercatore senior dell’Osservatorio -. Inoltre, a tendere, la loro evoluzione potrebbe rivoluzionare diversi settori, come l’entertainment, il turismo, la sanità e il mondo industriale, garantendo nuovi servizi applicativi e nuovi modelli di lavoro e collaborazione. Inoltre, potrebbe aprire le porte a un web3D immersivo e a nuove esperienze fisico-digitali. Proprio per questo, secondo i principali report di technology foresight, l’XR segue l’Intelligenza artificiale tra i trend digitali maggiormente di impatto nei prossimi 5-10 anni”.

Frodi telefoniche: arriva la truffa del “curriculum”

Spesso, si tratta di un messaggio vocale preregistrato che esordisce con la frase: ‘Salve, abbiamo ricevuto il tuo curriculum’. È la cosiddetta ‘truffa del curriculum’, la nuova frode che sfrutta la vulnerabilità di chi è in cerca di lavoro, promettendo opportunità inesistenti per sottrarre dati sensibili o denaro. 
L’obiettivo, infatti, è quello di creare un’aspettativa nella vittima, soprattutto se è attivamente impegnata nella ricerca di lavoro.

Il 2025 ha visto un incremento allarmante delle truffe telefoniche in Italia, con una particolare incidenza di questo tipo di frode.
Ma come funziona? La truffa del curriculum si articola in diverse fasi. La prima fase avviene appunto tramite contatto telefonico. Ovviamente, da un numero italiano sconosciuto.

L’invito a proseguire la conversazione su WhatsApp

L’uso di numeri italiani e di messaggi preregistrati conferisce una parvenza di legittimità alla truffa, e permette ai truffatori di raggiungere un vasto numero di potenziali vittime.
Successivamente al primo messaggio preregistrato, la vittima viene invitata a proseguire la conversazione su WhatsApp.

Questo passaggio strategico consente ai truffatori di inviare link, documenti e interagire in modo più continuativo in un ambiente meno formale e controllato. La telefonata iniziale funge quindi da filtro, identificando individui più vulnerabili e permettendo poi un approccio più mirato via chat.
I truffatori, presentandosi come rappresentanti di agenzie per il lavoro o aziende, utilizzano un linguaggio cortese e professionale per guadagnare fiducia. In alcuni casi, creano un senso di urgenza e spingendo la vittima a decisioni affrettate. 

Compilare moduli online su finte pagine di candidatura

L’efficacia della truffa risiede nella capacità di sfruttare la speranza di trovare lavoro, rendendo le persone meno caute.
Una volta stabilito il contatto su WhatsApp, i truffatori possono richiedere la compilazione di moduli online con dati sensibili, inviare link a finte pagine di candidatura per rubare credenziali, o proporre ‘lavori online’ che si rivelano schemi di investimento fraudolenti.

In alcuni casi, il clic su link inviati può portare al download di malware, con le vittime che rischiano accessi non autorizzati al conto corrente, perdita di fondi o compromissione dei dispositivi.
Ma, come sempre, per proteggersi è cruciale riconoscere i segnali di allarme.

Mai fornire dati personali senza verificare l’affidabilità dell’interlocutore

Ricevere una chiamata inaspettata riguardo al curriculum, soprattutto se non si è attivamente alla ricerca di lavoro, è un campanello d’allarme.
Pressioni per fornire dati personali, cliccare su link sospetti, comunicazioni da numeri sconosciuti o con prefissi esteri, promesse di guadagni facili e la richiesta di proseguire la conversazione su WhatsApp sono tutti indicatori di potenziale frode.

Le precauzioni da prendere per non cadere in trappola, riporta Adnkronos, sono anzitutto non rispondere a telefonate sospette e bloccare i numeri, non fornire dati personali o bancari a sconosciuti al telefono, verificare l’affidabilità dell’interlocutore (magari contattando l’ente presunto tramite canali ufficiali), non cliccare su link o scaricare allegati da numeri sconosciuti, e segnalare tentativi di truffa alla Polizia Postale e alle associazioni di consumatori.

Brevetti: crescono le nuove richieste, +7,4% rispetto al 2023

Come emerge dal documento redatto dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) nel 2024 le domande di brevetto per invenzione industriale depositate all’UIBM sono state 10.148, con un incremento pari al 7,4% rispetto al 2023.
Il numero delle domande di brevetto per modello di utilità, pari a 1.830, registra invece una leggera flessione, pari al -1,1% rispetto all’anno precedente.

Secondo il rapporto relativo alle attività brevettuali svolte nel 2024, pubblicato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), complessivamente sono 34.358 i provvedimenti emessi dall’UIBM. Un numero in flessione del -7,3% rispetto al 2023, quando si attestavano a 37.239.

Nel 2024 concessi 9.027 titoli nazionali

La flessione nel numero di provvedimenti emessi dall’UIBM è dovuta quasi esclusivamente alla diminuzione delle richieste di convalida di brevetto europeo a seguito dell’entrata in vigore, nel giugno 2023, del brevetto europeo con effetto unitario.
Per il brevetto europeo non è infatti necessaria alcuna procedura di convalida presso gli uffici brevetti nazionali.

In ogni caso, i titoli nazionali concessi nel 2024 sono stati 9.027, di cui 7.532 brevetti per invenzione industriale e 1.273 brevetti per modello di utilità.
A questi, si aggiungono i brevetti concessi dall’UIBM sia per invenzione industriale sia per modello di utilità, a seguito dell’apertura della fase nazionale di esame delle domande internazionali di brevetto.

Convalide di brevetti europei a quota 20.821

Sono 20.821, invece, le convalide di brevetti europei.
Nel totale dei titoli rilasciati sono ovviamente compresi anche i certificati complementari di protezione per i medicinali e i fitosanitari, che hanno una loro rilevanza economica a prescindere dal numero.

I dati sulle domande depositate e sui brevetti concessi, seppur in alcuni casi con lievi diminuzioni, non possono che confermare lo sviluppo di nuove applicazioni industriali da parte del sistema imprenditoriale italiano.
Anche gli indicatori sulla variegata attività amministrativa svolta dall’Ufficio Brevetti confermano il livello di produttività del nostro sistema già riscontrato negli ultimi anni.

Aumentano le richieste di esame di domande internazionali

Il numero di richieste di esame presso l’UIBM delle domande internazionali di brevetto, secondo il Patent Cooperation Treaty, dimostra il crescente interesse per il mercato italiano da parte di aziende straniere.

I dati rilasciati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano infatti la propensione all’innovazione del sistema imprenditoriale italiano. Una propensione all’innovazione del mercato nazionale apprezzata da aziende provenienti, in particolare, da Paesi come Cina, Svizzera, Germania e Stati Uniti.

L’auto che vorrei: il rapporto degli italiani con le 4 ruote

L’importanza dell’auto nella vita quotidiana degli italiani è evidente. Lo è ancora di più se supportata dai dati: il 44% degli italiani ritiene infatti che rinunciare all’auto peggiorerebbe significativamente la propria qualità di vita. Anche per un altro 29% la peggiorerebbe, ma in misura minore.

È uno dei risultati emersi da ‘L’auto che vorrei’, il nuovo osservatorio di Ipsos in collaborazione con Fleet&Mobility (centro studi specializzato nell’analisi e nell’interpretazioni di dati e fenomeni del settore automotive), che ha l’obiettivo di offrire una panoramica sugli automobilisti italiani e sulle attuali dinamiche del settore automotive.
Di fatto, l’automobile si conferma uno strumento di indipendenza fondamentale, tanto che l’88% apprezza la libertà che il proprio veicolo garantisce, specialmente per i viaggi fuori città.

Irrinunciabile anche per muoversi in città

Lo studio indaga quali spese, non soltanto quelle collegate all’automobile, le famiglie italiane devono affrontare, e quale priorità viene assegnata all’auto. Inoltre, esamina anche l’impatto delle esperienze d’uso sulle decisioni di acquisto.

E i risultati rivelano che per l’82% degli automobilisti ‘usare l’auto è piacevole’, mentre il 77% del campione rappresentativo dei possessori di automobili afferma che utilizzare l’auto li fa sentire comodi e protetti, nonostante le problematiche legate al traffico e ai parcheggi.
In ambito urbano, il 47% dichiara di non utilizzare altri mezzi se non la propria auto e il 77% non considera l’opzione di rinunciare all’auto di proprietà per alternative più costose come il taxi. E  il 59% non gradirebbe ulteriori limitazioni all’uso della propria auto.

Una priorità di spesa ogni 9 anni

Il parco auto si rinnova con una media di 9 anni tra i cambi dei veicoli: gli intervistati guidano auto acquistate mediamente nel 2018, in sostituzione di veicoli del 2009. Inoltre, il 22% considera probabile l’acquisto di un’auto cinese in futuro. Cresce infatti l’interesse per motorizzazioni alternative (38%) e brand cinesi (22%).

Il noleggio a lungo termine risulta invece ancora poco diffuso, sia per il forte attaccamento alla proprietà dell’auto, sia per le perplessità riguardo la convenienza economica, anche se l’interesse (8%) per questa formula cresce lentamente.
Altre tendenze di mercato rivelano che per il 23% delle famiglie italiane l’auto resta una priorità di spesa, e per l’acquisto restano criteri fondamentali la reputazione del brand (82%) e la capillarità dell’assistenza (86%).

Un Osservatorio dedicato agli operatori del settore automotive

L’Osservatorio ‘L’auto che vorrei’ offre una panoramica ricca di insights per guidare le strategie degli operatori del settore automobilistico, proponendosi come una lente d’ingrandimento sugli automobilisti italiani. Lo studio analizza infatti la loro situazione economica e le principali spese previste, l’esperienza con l’auto attuale, la correlazione tra questi dati e le statistiche di mercato (nuovo, noleggio, usato).

Con tre edizioni annuali, ogni numero può includere anche un approfondimento su un tema di attualità. I sottoscrittori ricevono non solo il report completo, ma partecipano anche a una sessione online di condivisione dei risultati, favorendo una fruizione dinamica e ‘cross industry’.