Mese: Luglio 2025

Senior al lavoro: l’Italia fa i conti con l’invecchiamento dell’occupazione

Nel 2024 il mondo del lavoro italiano appare sempre più segnato dall’età: la media degli occupati ha raggiunto i 44,2 anni, oltre due in più rispetto al 2019. È l’effetto combinato di una riduzione della componente giovanile e dell’aumento dei lavoratori over 50, tra cui si contano oltre un milione di pensionati tornati attivi.

A rilevarlo è uno studio di Confesercenti su base INPS, Istat e camere di commercio.

Fenomeno generalizzato, ma più accentuato al Centro Italia

La distribuzione dell’età non è omogenea sul territorio: al Centro si registra il picco con una media di 44,6 anni, seguito dal Nord con 44,4. Il Sud, pur più giovane, non è esente da questo processo, con un’età media di 43,8 anni. Tra i fattori che influenzano questo andamento ci sono l’allungamento dei percorsi formativi, i requisiti più stringenti per il pensionamento e le dinamiche demografiche.

Il quadro è ulteriormente aggravato da un dato poco noto: l’età degli occupati cresce più velocemente di quella generale della popolazione, aumentata nello stesso periodo di appena due mesi.

Meno giovani, più senior (e pensionati al lavoro)

Negli ultimi vent’anni la composizione della forza lavoro è profondamente mutata. A fronte di 1,6 milioni di occupati in più, l’Italia ha perso oltre due milioni di lavoratori tra i 15 e i 34 anni e quasi un milione tra i 35 e i 49.

L’intero incremento è stato trainato dagli over 50, che sono cresciuti di circa 5 milioni. Tra loro, anche numerosi pensionati reimpiegati, in particolare liberi professionisti e autonomi, ma anche centinaia di migliaia di dipendenti.

Imprenditori sempre più avanti con gli anni

La tendenza riguarda anche chi fa impresa. Dal 2004 a oggi, l’età media degli imprenditori è salita da 51,1 a 51,9 anni. In Umbria si tocca la soglia dei 54 anni. Anche in Campania, Puglia e Calabria si registra un progressivo invecchiamento. In controtendenza, il Lazio, che mostra un leggero calo, e la Lombardia, dove gli imprenditori sono mediamente più giovani.

Giovani vittima di disuguaglianze?

Un altro nodo critico è la diffusione di contratti poco tutelanti: secondo Confesercenti, circa 800mila lavoratori – soprattutto nel commercio e nel turismo – sono inquadrati con contratti “pirata”, meno vantaggiosi di quelli collettivi e privi di garanzie fondamentali, come assistenza sanitaria o previdenza complementare.

Un piano d’azione per rilanciare il lavoro

Per invertire la rotta, secondo il presidente di Confesercenti Nico Gronchi, servono misure urgenti: sgravi per chi assume giovani, vantaggi fiscali per le imprese under 35 e un rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità. Solo così si potrà contrastare il progressivo invecchiamento del sistema produttivo e dare nuove prospettive alle generazioni future.

Estate 2025, perchè piace la vacanza in camper?

Come saranno le vacanze in questa estate 2025 appena iniziata? Sicuramente si conferma la voglia di partire, anche in modi più ‘originali? e all’insegna della libertà. A confermare l’entusiasmo per le vacanze on the road è l’ultima indagine condotta dal Salone del Camper di Parma, che ha raccolto le preferenze di oltre 46 mila appassionati attraverso un sondaggio diffuso lo scorso maggio.

I risultati offrono uno spaccato interessante su come cambiano le abitudini di viaggio per il 2025, con un focus sulle mete più ambite, la durata delle vacanze e i nuovi stili di turismo.

Viaggi più lunghi e voglia di libertà

In particolare, dalla ricerca spicca un dato su tutti: il 65% dei camperisti ha già pianificato le vacanze estive. Le mete italiane restano in cima alla lista delle preferenze, con il 46% degli intervistati che ha indicato le spiagge del Belpaese come destinazione del cuore. A seguire, i piccoli borghi e la natura (16%) e la montagna (14%).

In aumento anche la durata dei soggiorni, che spesso superano le due settimane e si distribuiscono su tutta l’estate, da giugno a settembre. Un trend che conferma la tendenza alla destagionalizzazione.

Famiglia, natura e sapori locali: l’estate autentica

Il camper continua a rappresentare il mezzo ideale per una vacanza in famiglia (58%) o in coppia (38%), con una crescente attenzione alla presenza degli animali domestici.

Le motivazioni di viaggio si fanno sempre più esperienziali: il 35% sceglie il relax, il 28% è attratto dalla gastronomia locale, mentre il 37% cerca esperienze autentiche lontane dal turismo di massa. Il contatto con la natura e la libertà di movimento restano valori centrali.

Mare protagonista, ma borghi e Nord Europa piacciono sempre di più

Secondo i dati pubblicati da Jfc Panorama Turismo, Jesolo guida la classifica delle località balneari più amate, seguita da Rimini, Riccione e Caorle. Sardegna, Emilia-Romagna e Puglia sono le regioni più desiderate.

In questo contesto, però, cresce anche l’interesse per i borghi italiani come Asolo, San Leo, Matera e Civita di Bagnoregio, nonché per le grandi rotte europee. Chi sogna i viaggi lunghi imposta il navigatore verso Nord Europa, Scandinavia e Capo Nord.

Outdoor e digital detox: cosa vogliono i nuovi viaggiatori

Il turismo outdoor conquista anche i più giovani, che cercano natura, silenzio e connessioni profonde. Secondo ScuolaZoo Slow Living, l’89% dei ragazzi desidera una pausa dallo stress e l’82% cerca esperienze senza social. Cammini, ciclopiste e slow tourism rappresentano l’evoluzione di un modo di viaggiare più consapevole.

Studi professionali: quasi 2 miliardi di investimenti in tecnologia 

Gli studi professionali italiani hanno investito nel 2024 quasi 2 miliardi di euro in strumenti digitali, con un incremento del 3,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nonostante la crescita, la trasformazione digitale non è ancora percepita come una priorità.

Secondo i dati dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, il digitale occupa soltanto il nono posto tra gli obiettivi dei professionisti, ben dietro a esigenze come la qualità della vita e la flessibilità lavorativa.

Quanto investono e chi spende di più

A trainare gli investimenti sono soprattutto gli studi multidisciplinari, che necessitano di strumenti avanzati per integrare competenze e servizi: in media, investono 28.200 euro l’anno. Seguono consulenti del lavoro (14.300 euro), commercialisti (14.000) e avvocati (10.400).

Gli studi monodisciplinari spendono meno della metà rispetto ai multidisciplinari.

Ancora poco diffusi strumenti di AI e analytics

Oltre il 65% degli studi utilizza sistemi di videoconferenza, ma nessun’altra tecnologia supera il 50% di adozione. Strumenti evoluti come intelligenza artificiale e business intelligence sono ancora marginali: solo il 12-17% degli studi usa l’IA, mentre le soluzioni analitiche restano tra il 4% e il 10%.

La maggior parte degli studi adotta il digitale per adempiere a obblighi normativi o esigenze operative, più che per innovare il modello di business. I grandi studi multidisciplinari sono i più avanzati, mentre le micro realtà restano indietro.

Le vere priorità dei professionisti

In cima alle preoccupazioni non c’è la tecnologia, ma la complessità normativa: il 64% dei commercialisti e oltre metà di consulenti del lavoro e avvocati temono un aumento delle regole senza un ritorno economico adeguato.
L’equilibrio tra lavoro e vita personale è la priorità assoluta per il 75-80% degli intervistati.

Intelligenza artificiale: aumenta l’interesse 

Solo una minoranza di studi ha iniziato a utilizzare l’IA per generare documenti, analizzare dati o creare contenuti.
Cresce però l’interesse in merito: molti si stanno formando, e i grandi studi stanno iniziando a sviluppare progetti strutturati, spesso in collaborazione con consulenti esterni.

Serve un cambio di passo

Il mondo professionale italiano riconosce il potenziale del digitale, ma fatica a integrarlo in modo strategico.
La sfida ora è passare da un uso strumentale a uno trasformativo, cogliendo le opportunità offerte dalle tecnologie per evolvere, crescere e rispondere ai nuovi bisogni delle imprese.