Consumi: +0,5% a gennaio, Pil +1,3% a febbraio. Per Confcommercio l’inizio anno è incoraggiante

Nella metrica dell’Indicatore Consumi Confcommercio (ICC) a gennaio 2026 i consumi degli italiani consolidano la tendenza al moderato recupero, con un +0,5% su base annua e +0,3% su dicembre.
Dopo la crescita congiunturale a gennaio 2026 (+0,3%), anche a febbraio si dovrebbe registrare una variazione positiva del PIL (+0,2%), coerente con una variazione tendenziale superiore all’1% (+1,3%).

Il risultato in termini di crescita conferma le ultime previsioni di Confcommercio: il 2025 si è chiuso meglio di quanto atteso dai previsori istituzionali, lasciando una favorevole eredità statistica al 2026.
L’inizio anno appare quindi incoraggiante, a cominciare dalla fiducia di imprese e famiglie, produzione industriale e propensione al consumo.

Variazioni negative più circoscritte

Sebbene si impone cautela nel valutare le prospettive a breve della domanda, i segnali di miglioramento sembrano interessare non più solo i servizi, ma anche i beni.
A gennaio 2026 le variazioni negative appaiono più circoscritte per alcuni segmenti di consumo, dove a una fase di riduzione è seguita una di stagnazione (ad esempio, beni durevoli per la casa).

Un contributo al recupero più deciso dei consumi potrebbe derivare dagli effetti positivi sulla fiducia e sul reddito, conseguenti al permanere dell’inflazione su valori storicamente contenuti.
Secondo le stime, a febbraio è attesa una variazione dei prezzi al consumo dello 0,3% su gennaio e dell’1,1% su base annua. Le tensioni che ancora si rilevano tra gli alimentari e la modesta volatilità degli energetici dovrebbero rientrare nei prossimi mesi, in considerazione di un’inflazione di fondo inferiore al 2%.

Stabilità nei volumi di acquisto

A gennaio 2026 l’ICC è stimato in crescita dello 0,5% rispetto a gennaio 2025, sintesi di un aumento della spesa per i beni (0,4%) e per i servizi (1,2%), in linea con le indicazioni si un graduale risveglio della domanda, nonostante le dinamiche appaiano ancora molto contenute.
Nell’insieme, le valutazioni quantitative confermano le difficoltà della domanda a seguire un percorso di recupero diffuso.

Pur in presenza di variazioni negative più circoscritte si osserva, in molti casi, la tendenza a una sostanziale stabilizzazione dei volumi acquistati dalle famiglie.
Dinamica che mantiene, soprattutto per i beni, consumi su livelli molto distanti da quelli rilevati nei periodi precedenti.
In alcuni casi si rileva, inoltre, un’alternanza di miglioramenti e peggioramenti che rende difficile immaginare l’inizio di una fase di graduale recupero.

Resta complessa la situazione dell’automotive

A livello di singole voci di consumo anche a gennaio le scelte delle famiglie sono state orientate principalmente verso beni e servizi la cui domanda attiene al tempo libero, come servizi ricreativi in senso stretto (+8,5%) e trasporti aerei (+9,1%).

Positiva anche la spesa per energia elettrica (+4,1%), carburanti (+2,6%), elettrodomestici (+2,0%), alberghi (+0,9%), prodotti farmaceutici e terapeutici (+0,6%), e in misura più contenuta, pasti e consumazioni fuori casa (+0,1%).
Per i segmenti alimentari/bevande, mobili/arredamento la domanda si attesta sugli stessi livelli di gennaio 2025.
Ancora complessa la situazione dell’automotive. In presenza di un recupero delle vendite totali registra un’ulteriore riduzione degli acquisti (-3,6%).

Lavoro, nel 2026 AI centrale per l’evoluzione di competenze e retribuzioni

Nel 2026 il futuro delle carriere sarà plasmato da tre vettori fondamentali: l’integrazione pervasiva dell’AI, l’urgenza della sostenibilità (Esg) e l’adeguamento alla normativa europea sulla trasparenza retributiva.
Come afferma Tomaso Mainini, AD di Michael Page, che ha rilasciato i dati della nuova Salary survey 2026, “Il 2026 mette al centro una doppia evoluzione: quella delle competenze e quella delle retribuzioni. Per restare competitive nell’attrazione dei talenti, oggi le aziende devono superare il vecchio concetto di stipendio per abbracciare strategie di talent retention basate su flessibilità, valori condivisi e trasparenza”. 

Il 2026 sarà quindi un anno di mutamento qualitativo delle competenze richieste dalle aziende, che non cercheranno più solo specialisti, ma figure ibride capaci di governare la tecnologia con una visione di business orientata all’etica e al benessere. 

Eliminare le zone d’ombra nelle negoziazioni salariali: la nuova direttiva UE 

Uno dei punti centrali riguarda l’impatto della nuova direttiva UE sulla trasparenza salariale, che imporrà alle aziende di indicare le fasce retributive già negli annunci di lavoro, eliminando così le zone d’ombra nelle negoziazioni.
A oggi, la strada però è ancora in salita. La survey rileva che il 66% delle aziende italiane non dispone ancora di una struttura salariale trasparente e di reporting sul pay gap. E il 32% dei dipendenti percepisce ancora un divario retributivo di genere.

“Le aziende dovranno quindi rendere accessibili criteri per aumenti di stipendio, promozioni e livelli aziendali”, precisa Mainini . In questo modo, verranno gettate le basi per “la creazione di un asset strategico per attrarre e trattenere i migliori talenti attraverso la fiducia, la trasparenza e un modello organizzativo maturo”.

I tre settori chiave per le opportunità

Sono tre i settori chiave del 2026. Il primo è il Finance, il cuore pulsante della strategia aziendale, poiché guida la trasformazione, anticipa i rischi, costruisce valore e protegge il futuro.
Mentre private equity, AI e nuove normative accelerano la trasformazione, le aziende del settore devono farsi trovare pronte, e i professionisti devono aggiornare le proprie competenze per cogliere le opportunità che arriveranno. 

Il 2026 non sarà un anno di transizione, sarà un anno di svolta. La domanda si sposta su profili ibridi, come controller esperti in analisi di dataset complessi, contabili con forti skill digitali e CFO capaci di agire come partner strategici del business.

Dalle energie rinnovabili alla customer experience: gli ambiti a maggior richiesta

Gli altri due settori chiave del 2026, sono Green energy e construction e Sales, riporta Adnkronos. Con la crescente domanda di energia l’Italia rimane un territorio ricco di opportunità di lavoro e carriera, soprattutto per gli specialisti del fotovoltaico e dell’eolico.

Non mancano occasioni anche per profili in ambito produzione di cantiere, come direttori e capi cantiere, o all’interno dell’ufficio tecnico, in particolare nel reparto gare.
Per le vendite il focus sarà sulla customer experience, con un picco di richieste nel settore del retail e l’hospitality.
La spinta nasce dalla necessità di gestire canali di vendita digitali e di rafforzare la fidelizzazione del cliente in contesti altamente competitivi.

Security Operations Center: perché le aziende scelgono di esternalizzare?

Secondo una ricerca di Kaspersky, la maggior parte delle aziende sceglie di esternalizzare almeno una parte del proprio Security Operations Center (SOC), e un numero significativo adotta il modello SOC-as-a-Service (SOCaaS). L’outsourcing del SOC consente infatti di delegare singole funzioni o l’intero ciclo operativo a un fornitore esterno di fiducia.

I risultati mostrano che anche in Italia questa tendenza è ormai consolidata. Il 67% delle aziende italiane prevede infatti di esternalizzare parte del proprio SOC, combinando risorse interne con competenze esterne, mentre il 22% è pronto ad adottare un modello completamente SOCaaS. 
Solo l’11% prevede di costruire un SOC interamente in-house.

Delegare singole funzioni o l’intero ciclo operativo?

L’outsourcing del SOC può includere diversi servizi: progettazione e architettura del SOC, implementazione e manutenzione delle tecnologie, monitoraggio e analisi da parte di analisti di sicurezza esterni, servizi di consulenza/formazione, fornitura completa di SOCaaS.
La maggior parte delle aziende italiane preferisce mantenere internamente le attività strategiche, affidandosi invece a team esterni e tecnologie avanzate per i carichi di lavoro più operativi e altamente tecnici.

Tra le aziende che intendono esternalizzare le funzioni SOC, le attività più frequentemente delegate a fornitori terzi sono installazione/implementazione delle soluzioni (45%), progettazione del SOC (43%) e sviluppo e fornitura di soluzioni (34%).
Quando si rivolgono a specialisti SOC esterni, le aziende mostrano una preferenza per il rafforzamento di ruoli specifici (analisti di seconda linea, 62%, analisti di prima linea, 35%), concentrandosi soprattutto su monitoraggio continuo e risposta alle minacce.

Garantire una protezione continua 24 ore su 24, 7 giorni su 7

Il principale fattore che spinge verso l’outsourcing del SOC è la necessità di garantire una protezione continua 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (39%), requisito che molti team interni faticano a sostenere autonomamente.
Un altro vantaggio è la riduzione del carico di lavoro per gli specialisti interni della sicurezza IT (38%), a cui si aggiunge l’accesso a soluzioni e tecnologie avanzate (36%) e il supporto esterno per assicurare conformità ai requisiti normativi e standard di settore (28%).

L’ottimizzazione del budget è considerata una priorità “solo” dal 36% delle aziende italiane. A dimostrazione che il valore principale dell’outsourcing del SOC risiede soprattutto nella protezione più efficace, e non esclusivamente nella riduzione dei costi.

Trasformare il SOC in una capacità strategica fondamentale

“La tendenza all’esternalizzazione, totale o parziale, delle funzioni SOC è guidata principalmente dalla necessità di maggiore focalizzazione operativa e agilità strategica – spiega Sergey Soldatov, Head of Security Operations Center di Kaspersky -. Affidando a partner esterni le attività tecniche e di routine, le aziende possono concentrarsi su iniziative ad alto valore, come il processo decisionale strategico e il coordinamento delle risposte alle minacce più sofisticate. Inoltre, questo approccio consente spesso di ottenere significative efficienze economiche, favorendo un’allocazione più efficace delle risorse. In definitiva, questo modello trasforma il SOC in una capacità strategica fondamentale, contribuendo direttamente alla continuità operativa”. 

Le famiglie italiane si parlano in modalità… digitale

Le famiglie oggi comunicano sempre più spesso attraverso uno schermo. Succede un po’ in tutte le relazioni,  ma i numeri aiutano a capire quanto il digitale sia diventato parte integrante della quotidianità familiare.

Una recente ricerca di Kaspersky fotografa quella che è ormai una realtà: in Italia il 95% delle persone mantiene i contatti con i familiari grazie a strumenti digitali. Un dato che racconta tanto della società attuale. 

La casa è anche un luogo online

Messaggi vocali, chat di gruppo, videochiamate: la comunicazione familiare si muove sulle app. Secondo lo studio, l’87% degli italiani usa regolarmente servizi di messaggistica come WhatsApp o Telegram per parlare con i propri cari. Le videochiamate, pur restando uno strumento preziosa per accorciare le distanze, sono scelte dal 49% degli intervistati. C’è poi un altro linguaggio, più leggero ma potentissimo: meme, post e contenuti condivisi, che coinvolgono il 43% delle famiglie e spesso dicono più di mille parole.

Non è solo una questione di comunicazione. La digitalizzazione ha cambiato anche il modo di stare insieme nel tempo libero, trasformando smartphone e smart TV in nuovi spazi comuni.

Quando la connessione diventa una questione di sicurezza

Più tempo online significa anche più attenzione da dedicare alla sicurezza. Lo scambio continuo di messaggi e contenuti espone le famiglie a rischi spesso sottovalutati: tentativi di phishing, truffe mascherate da comunicazioni innocue, attacchi di social engineering sempre più raffinati. Anche chi si considera esperto può cadere in errore, soprattutto quando il messaggio sembra arrivare da una persona fidata.

Gli esperti invitano a non abbassare la guardia: autenticazione a due fattori, password diverse per ogni account, attenzione a link e allegati e l’uso di soluzioni di sicurezza affidabili sono piccoli gesti che possono fare una grande differenza.

Account condivisi: meglio fare attenzione 

Guardare un film insieme resta un classico rituale: il 67% delle famiglie italiane sceglie questa attività e il 40% utilizza account di streaming condivisi. Meno diffusi i videogiochi online, che coinvolgono solo il 19%, anche se tra i più giovani, a livello globale, la percentuale cresce sensibilmente.

Condividere le credenziali è sicuramente comodo, ma espone anche a qualche conseguenza. Un solo dispositivo compromesso può aprire la porta a intrusioni più vaste, soprattutto se la stessa password viene riutilizzata altrove. Da qui il consiglio di affidarsi a un gestore di password, utile anche per coinvolgere tutta la famiglia in un uso più consapevole del digitale.

Proteggersi insieme, anche online

“Con lo spostamento della vita familiare online emergono opportunità straordinarie, ma anche nuovi rischi”, osserva Marina Titova, Vice President for Consumer Business di Kaspersky. Bambini e anziani, in particolare, possono essere più esposti. Prendersi cura gli uni degli altri oggi significa anche insegnare, condividere regole e proteggere la propria privacy digitale. Un modo moderno, ma necessario, di voler bene.

Storage: come affrontare la crescita di dati nel 2026

Secondo le previsioni di IDC, il fabbisogno globale di archiviazione dei dati raggiungerà circa 20.000 exabyte entro il 2029, quasi il doppio rispetto alla capacità richiesta nel 2025.
La diffusione dell’AI generativa, l’aumento dei dati ad alto valore e la rapida evoluzione degli ambienti cloud, enterprise e di sorveglianza stanno accelerando la domanda di soluzioni di archiviazione di dati sempre più capienti ed efficienti.

Il principale motore della domanda di storage sarà la crescita esplosiva dei workload di AI, affiancata dalla continua espansione del cloud computing e dell’IoT.
Sono alcune tendenze per il 2026 evidenziate da Toshiba Electronics Europe.

SSD e HDD nei data center hanno ruoli complementari

I grandi volumi di dati generati dai modelli di AI generativa e agentica stanno producendo enormi volumi di dati che richiedono infrastrutture affidabili e scalabili per essere archiviati, elaborati e conservati sia per esigenze normative sia per finalità analitiche. Ma per TrendForce, la carenza di HDD nearline porta a tempi di consegna che vanno da poche settimane a un anno.

Le applicazioni di AI si basano su enormi volumi di dati, con gli SSD che gestiscono l’elaborazione e gli HDD l’archiviazione.
Nei data center, HDD e SSD hanno infatti ruoli complementari. Gli SSD garantiscono prestazioni elevate per carichi di lavoro intensivi, mentre gli HDD, più economici per terabyte, sono ideali per l’archiviazione su larga scala. 

Gli HDD continuano a dominare il mercato e sono in continua evoluzione

Nonostante la continua innovazione, Gartner prevede che entro il 2026 gli HDD rappresenteranno il 68% della capacità totale disponibile e la maggior parte saranno HDD nearline da 3,5 pollici ad alta capacità, realizzati su misura per le esigenze dei data center cloud e aziendali.

Contemporaneamente Toshiba continua a investire nelle attività di ricerca e sviluppo per fornire unità con capacità superiori, maggiore efficienza energetica e affidabilità. Recentemente, Toshiba ha testato la tecnologia di impilamento a 12 piatti con Microwave-Assisted Magnetic Recording (MAMR), che consentirà la realizzazione di HDD da 40TB nel formato da 3,5 pollici entro il 2027.

Sostenibilità: si investe in soluzioni ad alta efficienza energetica

In un settore sempre più attento all’impatto ambientale dei data center, Toshiba continua a investire in soluzioni ad alta efficienza energetica. Gli HDD enterprise riempiti a elio riducono attrito, calore e consumi, migliorando il rapporto watt/terabyte e contribuendo a soluzioni più sostenibili.

L’HDD Innovation Lab di Toshiba svolge un ruolo chiave nel supportare partner e clienti fornendo servizi di benchmarking e analisi energetica, ottimizzando le configurazioni di archiviazione in termini di prestazioni ed efficienza energetica. Recenti report di laboratorio dimostrano che i moderni sistemi HDD possono ridurre il consumo energetico attivo sotto a 600W per JBOD a 60 alloggiamenti, con un raffreddamento efficiente e un throughput elevato.

eCommerce Delivery: un mercato più grande, più maturo, più competitivo

Il Delivery IndexQ3 2025, realizzato da Netcomm in collaborazione con Poste Italiane restituisce l’immagine di un ecosistema e-commerce in cui i volumi aumentano, la concentrazione cresce, le abitudini di acquisto si stabilizzano, la logistica diventa un fattore decisivo per la competitività
La crescita dei grandi marketplace e l’espansione delle categorie ricorrenti impongono ai merchant una strategia sempre più integrata tra assortimento, servizio e post-vendita.

Allo stesso tempo, corrieri e operatori logistici devono migliorare flessibilità, capacità stagionale e sostenibilità.
È un mercato che chiede più velocità, più precisione e più personalizzazione. Ma soprattutto, chiede un’evoluzione continua: perché l’e-commerce non è più solo un canale, è la nuova infrastruttura della distribuzione italiana.

Rispetto al 2024 +8,5% di spedizioni 

Il 2025 si conferma un anno di forte avanzamento per l’e-commerce italiano. La componente logistica, elemento chiave per la competitività dei merchant, registra un incremento rilevante. Tra gennaio e il terzo trimestre 2025 sono stati movimentati 612 milioni di pacchi, contro i 564 milioni dello stesso periodo del 2024, con una crescita complessiva del +8,5%.

L’aumento dei volumi non riflette soltanto una crescita quantitativa, ma segnala una progressiva maturazione del mercato. A trainare questa dinamica non sono solo gli shopper fidelizzati, ma nuove fasce di popolazione che hanno normalizzato l’acquisto digitale come canale di riferimento.
Dal punto di vista geografico, il Nord-Ovest si conferma l’area con la maggiore incidenza (27,4% delle spedizioni, –0,7%), il Nord-Est cresce dell’1,1% (21,9%), Centro, Sud e Isole sono sostanzialmente stabili.

Tre pacchi su quattro partono dai primi 8 merchant

Nel 2025, il 74,2% dei pacchi spediti è generato dai primi 8 merchant, mentre il restante 25,8% è attribuibile a tutti gli altri operatori.
Amazon registra un incremento dello 0,6%, Temu e Vinted crescono entrambe dello 0,8%, e Redcare segna un +0,5%, confermando l’espansione del segmento Salute e Benessere (18,9% del totale, +1,4%).
Al contrario, i brand più maturi, come eBay, mostrano un leggero calo (–0,7%).

Le categorie ad acquisto frequente, come Abbigliamento, sport e accessori (23,6%), (Informatica ed elettronica di consumo, 16,3%), salute, bellezza, pet, enogastronomia stanno costruendo una nuova normalità nel delivery, trasformando il modello logistico da occasionale a ricorrente.

Resi: l’indicatore della qualità per l’esperienza d’acquisto

Nel 2025 l’incidenza media dei resi si attesta al 5,7%, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto al 2024.
Il dato medio nasconde tuttavia differenze significative tra le principali macro-categorie.

L’Abbigliamento, sport e accessori presenta l’incidenza più elevata (7,4%), seguito da Informatica ed elettronica (6,1%). Salute e Benessere e Food & Grocery si collocano entrambe al 5,5%, mentre l’Editoria registra il valore più contenuto (5,3%).
Le differenze riflettono il diverso livello di rischio percepito e di soggettività nella scelta del prodotto, confermando il reso come un indicatore chiave della qualità dell’esperienza di acquisto.

Natale 2025: per consumi e regali tredicesime più ricche

Quest’anno l’ammontare complessivo delle tredicesime nette si attesta su 57,4 miliardi di euro. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio su tredicesime e consumi di dicembre, il monte tredicesime destinate a consumi per l’ultimo mese dell’anno sarà pari a 49,9 miliardi di euro, +2,4 miliardi rispetto al 2024. 

La stima di questo tradizionale reddito aggiuntivo deriva dai dati di contabilità nazionale diffusi dall’ISTAT e da quelli delle diverse gestioni pensionistiche dell’INPS.
Per l’ultimo mese dell’anno l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio stima una spesa media di oltre 1.900 euro a famiglia, 53 euro in più rispetto al 2024.

A dicembre la spesa aumenta di 53 euro 

Una volta sottratti gli accantonamenti per far fronte alle scadenze di dicembre legate al saldo ICI-IMU-Tasi e alla tassa di proprietà dell’auto, si perviene all’ammontare delle tredicesime destinate a consumi, comprendente anche la maggiore spesa dei lavoratori indipendenti, come imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Nel dettaglio, da questa cifra (49,9 miliardi) nel mese di dicembre si stima una spesa media da tredicesima per famiglia, comprendente, oltre ai regali, anche tutte le spese legate ai consumi quotidiani, come alimentari, abbigliamento, tempo libero, pari a 1.964 euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2024, del 6,9% rispetto al 2019 e del 12,3% rispetto al 2008.

Quest’anno gli italiani penseranno più a sé stessi

Con un’inflazione sotto controllo, l’occupazione ai massimi e un maggior reddito disponibile i consumi delle famiglie a dicembre potrebbero registrare un miglioramento.
Questa maggiore quota di consumi, tuttavia, si trasferirà solo in parte in un aumento della spesa per i regali di Natale, che resta sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno, ovvero, 211 euro pro capite contro 210 euro del 2024.

Oltre alle strenne, gli italiani infatti penseranno di più a sé stessi,‘regalandosi’ un nuovo elettrodomestico, andando più spesso al ristorante, al cinema, a teatro, oppure visitando un museo e dedicandosi di più al benessere personale.

Si faranno più regali rispetto all’anno scorso

E mentre diminuiscono le persone che prevedono di passare un Natale dimesso sono sempre più numerosi coloro che affronteranno con piacere questa spesa confermando, la ‘magia’ delle festività natalizie.

Secondo l’indagine, nel 2025 scende infatti la percentuale di coloro i quali vivranno un Natale più ‘povero’, da 77,1% al 72,7% del 2024, e sale di 1,6 punti, dal 79,9% all’81,5%, la percentuale di chi farà acquisti per i regali di Natale 2025.
La spesa complessiva per i regali quest’anno toccherà 10,1 miliardi, il dato più alto dal 2020. Ma, soprattutto, si faranno più regali rispetto allo scorso Natale.
Cresce infatti il numero di italiani che reputano il rito dei regali una spesa necessaria e sempre piacevole da affrontare, passando dal 44,4% dello scorso Natale al 47,8% di quello in arrivo.

Filtro anti-spoofing: i primi dati della seconda fase (su rete mobile)

A partire dal 19 novembre tutte le chiamate (illecite) su rete mobile con numeri italiani provenienti dall’estero sono bloccate, escluse ovviamente quelle provenienti dal telefono cellulare di clienti realmente in roaming in altre nazioni. 

Il 19 novembre è diventata infatti operativa la seconda fase del filtro anti-spoofing previsto da AGCOM. Questa seconda fase fa seguito alla prima, avviata il 19 agosto, con cui sono state bloccate tutte le chiamate dall’estero con numero italiano da rete fissa. 
I primi dati sul numero di chiamate bloccate, forniti da TIM, Vodafone-Fastweb, WindTre, Iliad, danno evidenza dell’ampia diffusione di tale pratica illegale, come già previsto dall’Autorità nella delibera.

Milioni di chiamate bloccate ogni giorno

Un primo gestore di rete mobile ha comunicato che dal 19 novembre al 21 novembre ha bloccato 8,1 milioni di chiamate spoofing da rete mobile, corrispondente a una media di 2,7 milioni di chiamate bloccate al giorno. Altri 2,6 milioni di chiamate sono state bloccate tra sabato 22 novembre e domenica 23 novembre. 

Un secondo gestore di rete mobile dal 19 novembre al 23 novembre ha bloccato 8,3 milioni di chiamate spoofing da mobile, su un totale di 17 milioni ricevute per una media di 1,7 milioni di chiamate al giorno. Circa il 50% delle chiamate erano oggetto di spoofing.
Un terzo gestore mobile, nella sola giornata del 21 novembre, su circa 3,15 milioni di chiamate mobili, ha richiesto il blocco di 2,9 milioni, pari a circa il 90% delle chiamate ricevute.

Numeri 6 volte superiori allo spoofing da rete fissa

Un altro gestore, nel periodo 20 -23 novembre, ha bloccato circa 650.000 chiamate, su un totale di circa 940.000 chiamate da mobile (circa il 70%) con una media di 162.000 blocchi al giorno.  
In totale, i quattro principali gestori hanno bloccato, nel periodo 19-21 novembre, una media orientativamente di 7,46 milioni di chiamate al giorno. 

Si tratta di un primo dato che seppur parziale è già circa 6 volte superiore al dato totale di chiamate bloccate nella fase iniziale di applicazione del filtro, ovvero, da numeri fissi dall’estero (circa 1,3 milioni al giorno).

Differenza nei valori percentuali tra i diversi operatori

Tra i diversi operatori, si osservano valori della percentuale di chiamate illecite da numerazioni mobili bloccate anche del 50%, 70%, fino al 90%.
Tali percentuali si riferiscono al tasso di chiamate illegali, che sono tutte bloccate, mentre la quota restante corrisponde alle chiamate lecite. Questi dati confermano che una buona parte dello spoofing proviene appunto dall’estero.  

Il fenomeno si sta peraltro spostando sulle chiamate dall’estero con numeri internazionali, che sulla base del quadro normativo vigente non possono essere bloccati.
È necessario quindi prestare la massima attenzione, soprattutto quando vengono offerti contratti e servizi di varia natura.  

Terzo spazio, solo il 33% dei genitori lo concede ai figli adolescenti

Cos’è il Terzo Spazio? Per gli adolescenti e i pre-adolescenti sono i momenti della giornata vissuti al di fuori di casa e scuola.
Si tratta di tempi, e luoghi, vissuti tra coetanei dove poter costruire autonomia e relazioni autentiche, e in cui i tween sono completamente liberi di essere loro stessi e creano rapporti più profondi tra loro.

Secondo una ricerca promossa da Ringo, in collaborazione con AstraRicerche, c’è un bisogno profondo di questi momenti, un bisogno che attraversa l’infanzia e la preadolescenza.
I genitori con figli tra 7 e 14 anni lo riconoscono. Nella pratica però i momenti senza supervisione degli adulti sono rilevati nel 33% dei casi, e salgono al 47% nella fascia 13–14 anni.

Com’è la quotidianità dei giovanissimi?

Dare fiducia e creare occasioni di autonomia significa investire nelle nuove generazioni, e nell’intera società. Ciò si concretizza nella routine familiare e nei momenti di condivisione tra ragazze e ragazzi.
La quotidianità dei giovanissimi si divide fra momenti in famiglia, routine scolastica, hobby e tempo libero con i coetanei.

In particolare, il 66% dei tween riserva almeno un’ora a compiti e studio, con sport e TV (52%), mentre in mezzo trova posto il tempo dedicato agli amici, che dà forma alle relazioni e all’autonomia.
Il Terzo Spazio prende forma nei luoghi di prossimità, come cortili scolastici, campi sportivi, biblioteche, panchine. La sua importanza per autonomia e indipedenza è riconosciuta dall’87% dei genitori per rafforzare le abilità sociali (66%).

I timori dei grandi: cattive compagnie, sicurezza fisica, Internet 

A incidere sulla limitazione del Terzo Spazio sono il timore dei genitori per la sicurezza fisica e le cattive compagnie (34%), ma l’incapacità di gestire il controllo online (33%).
I momenti di autonomia si sviluppano infatti anche su Internet, utilizzato da quasi la metà dei preadolescenti (44%), a tutti gli effetti un nuovo Terzo Spazio da considerare, dove l’attenzione è catturata soprattutto dai social media (59%).

L’uso del web si allarga tra 11–14 anni per entrare nello studio (47%) e diventare il modo per restare in contatto con gli amici (46%).
In questa fascia, cambiano anche le modalità con cui ci si collega. I più grandi navigano più spesso da soli (39%), i più piccoli lo fanno affiancati dai genitori (56%).

L’autonomia si sviluppa fuori dal controllo

Gli effetti di un tempo maggiore trascorso online sono noti, riporta Adnkronos. Più occasioni di dialogo (33%), ma anche qualche momento di isolamento (2 6%).

“Questa ricerca restituisce tutta la verità della complessità educativa attuale. I genitori sono consapevoli dei rischi connessi all’uso eccessivo di Internet e contemporaneamente non si fidano del mondo reale, percepito come inospitale e pericoloso – commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta -. Allo stesso tempo riconoscono che l’autonomia individuale e sociale di bambini e preadolescenti possa svilupparsi solo attraverso esperienze di gioco e socializzazione fuori dal controllo adulto”.
Tocca agli adulti lasciare andare i figli, e non solo organizzare.

TV: cosa guardano gli italiani, quando e con chi? 

La TV è ancora capace di generare attenzione, emozioni e valore per i brand, dimostrando una straordinaria capacità di adattamento nello scenario digitale in continua trasformazione.
Lo attesta un’indagine realizzata da Human Highway insieme a Emotiva. Lo studio ha coinvolto 2.000 persone invitate a compilare un diario digitale suddiviso tra mattina, durante i pasti e la sera, per una settimana.

In totale sono state raccolte oltre 42.000 esperienze di visione su TV, app e piattaforme digitali, che hanno permesso di tracciare cosa si guarda, per quanto tempo, con chi, e con quale livello di attenzione e soddisfazione, offrendo un quadro completo della giornata tipo dello spettatore italiano.

La giornata inizia con l’informazione

Per gli italiani la giornata inizia con l’informazione: telegiornali e programmi di approfondimento, spesso condivisi con altre persone, diventano momenti di co-visione e di discussione. Durante i pasti restano centrali i contenuti informativi e giornalistici, scelti per chiarezza, serietà e capacità di stimolare riflessione.
Di sera, invece, è il tempo del relax e dell’evasione, con film, serie TV e grandi show.

Grazie alla presenza di in media 4-5 schermi per nucleo domestico, ogni membro della famiglia può scegliere tra documentari, programmi tematici, sport o eventi live.
L’intrattenimento si conferma la categoria in grado di riunire tutta la famiglia, con un indice di soddisfazione fino al +40%. Anche eventi sportivi e musicali dal vivo rappresentano momenti di forte aggregazione, generando picchi di coinvolgimento emotivo e sociale.

Pubblicità e attenzione

Un tema centrale per i brand è il rapporto tra pubblico e pubblicità televisiva. I dati della ricerca sfatano un mito diffuso: gli spot non allontanano gli spettatori. Tra il 70% e il 99% del pubblico rimane davanti allo schermo durante le interruzioni pubblicitarie. E nei film e nelle serie TV, quando il messaggio è percepito come mirato e rilevante, la permanenza sale fino al 95%.

Se il break è introdotto dai conduttori, l’attenzione resta alta. Tra l’80% e il 90% degli spettatori continua a seguire il programma senza abbandonare la visione.
Questi risultati dimostrano che se ben integrata nel contesto editoriale, la pubblicità televisiva non è vissuta come un disturbo, ma può mantenere viva l’attenzione e rafforzare il legame con i contenuti.

Un mezzo che resta strategico

Complessivamente, la ricerca evidenzia la resilienza della televisione e la sua efficacia come mezzo per i brand.
La qualità editoriale può aumentare il ricordo pubblicitario fino al 40%. L’attenzione media si attesta intorno al 60%, con punte del 97% nei programmi di intrattenimento.

E la soddisfazione dei contenuti, intesa come la capacità di mantenere la promessa emotiva per cui vengono scelti, supera il 50%, traducendosi in un tempo di fruizione significativo: da 1 a 2 ore al giorno per spettatore.