Studi professionali: quasi 2 miliardi di investimenti in tecnologia 

Gli studi professionali italiani hanno investito nel 2024 quasi 2 miliardi di euro in strumenti digitali, con un incremento del 3,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nonostante la crescita, la trasformazione digitale non è ancora percepita come una priorità.

Secondo i dati dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, il digitale occupa soltanto il nono posto tra gli obiettivi dei professionisti, ben dietro a esigenze come la qualità della vita e la flessibilità lavorativa.

Quanto investono e chi spende di più

A trainare gli investimenti sono soprattutto gli studi multidisciplinari, che necessitano di strumenti avanzati per integrare competenze e servizi: in media, investono 28.200 euro l’anno. Seguono consulenti del lavoro (14.300 euro), commercialisti (14.000) e avvocati (10.400).

Gli studi monodisciplinari spendono meno della metà rispetto ai multidisciplinari.

Ancora poco diffusi strumenti di AI e analytics

Oltre il 65% degli studi utilizza sistemi di videoconferenza, ma nessun’altra tecnologia supera il 50% di adozione. Strumenti evoluti come intelligenza artificiale e business intelligence sono ancora marginali: solo il 12-17% degli studi usa l’IA, mentre le soluzioni analitiche restano tra il 4% e il 10%.

La maggior parte degli studi adotta il digitale per adempiere a obblighi normativi o esigenze operative, più che per innovare il modello di business. I grandi studi multidisciplinari sono i più avanzati, mentre le micro realtà restano indietro.

Le vere priorità dei professionisti

In cima alle preoccupazioni non c’è la tecnologia, ma la complessità normativa: il 64% dei commercialisti e oltre metà di consulenti del lavoro e avvocati temono un aumento delle regole senza un ritorno economico adeguato.
L’equilibrio tra lavoro e vita personale è la priorità assoluta per il 75-80% degli intervistati.

Intelligenza artificiale: aumenta l’interesse 

Solo una minoranza di studi ha iniziato a utilizzare l’IA per generare documenti, analizzare dati o creare contenuti.
Cresce però l’interesse in merito: molti si stanno formando, e i grandi studi stanno iniziando a sviluppare progetti strutturati, spesso in collaborazione con consulenti esterni.

Serve un cambio di passo

Il mondo professionale italiano riconosce il potenziale del digitale, ma fatica a integrarlo in modo strategico.
La sfida ora è passare da un uso strumentale a uno trasformativo, cogliendo le opportunità offerte dalle tecnologie per evolvere, crescere e rispondere ai nuovi bisogni delle imprese.