Lavoro: a febbraio le imprese prevedono 404 mila assunzioni 

Per il mese di febbraio sono circa 404mila le assunzioni previste dalle imprese, -4mila (-1,0%) rispetto a febbraio 2024, e quasi 1,4 milioni quelle per il trimestre febbraio-aprile (+81mila, +6,1%).
L’industria, nel suo complesso, programma quasi 127mila entrate nel mese e circa 380mila nel trimestre, con una flessione rispetto a un anno fa sia nel mese (-4,0%) sia nel trimestre (-2,7%).

Ancora elevata la difficoltà di reperimento, che a febbraio coinvolge quasi il 48% delle assunzioni programmate.
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Bene i servizi, frenata per manifattura e costruzioni

Il manifatturiero è alla ricerca di quasi 79mila lavoratori (-4,2%) e circa 238mila nel trimestre (-2,8%), mentre il comparto delle costruzioni programma per il mese oltre 48mila entrate (-3,7%) e circa 141mila nel trimestre (-2,5%). 

Bene, invece, i servizi, che programmano oltre 277mila entrate nel mese (+0,5%) e oltre 1 milione nel trimestre (+9,9%).
Ma a creare maggiori opportunità di lavoro è il commercio, con circa 75mila assunzioni programmate nel mese (+24,6%) e oltre 257mila nel trimestre (+36,1%).

Difficili da reperire il 47,9% dei profili professionali

A febbraio sono difficili da reperire 193mila profili professionali (47,9% del totale assunzioni programmate), soprattutto a causa della mancanza di candidati (30,0%), seguita dalla preparazione inadeguata (14,7%).

A risentire maggiormente del mismatch sono le imprese delle costruzioni (63,8%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (61,8%), industrie tessili, abbigliamento e calzature (56,5%), del legno e del mobile (56,2%) e della meccatronica (55,9%).
Dal Borsino delle professioni sono difficili da reperire tecnici della gestione dei processi produttivi (72,8%), operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (72,0%), fabbri (71,3%), meccanici artigianali (69,4%), carpentieri metallici (68,7%), tecnici ingegneri (63,3%) e tecnici della salute (62,7%).

Crescono i contratti a tempo indeterminato

Sono circa 79mila le assunzioni di personale immigrato (19,5% delle entrate) soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese e persone (34,4%), nei settori dei trasporti, logistica e magazzinaggio (28,0%) e costruzioni (26,7%).

I contratti a tempo determinato sono proposti a 215mila unità (53,4% del totale), in leggero aumento rispetto a febbraio 2024, quando erano 211mila (51,9%). Crescono anche i contratti a tempo indeterminato, con 86mila unità nel mese  (21,4%), mentre erano 82mila a febbraio 2024 (20,1%).
A livello territoriale, 123mila entrate sono previste dalle imprese del Sud e Isole, seguite dalle imprese del Nord-Ovest (110mila), del Nord-Est (92mila) e del Centro (78mila).
Nel Nord-Est la difficolta di reperimento continua a interessare più di una assunzione su due (52,5%).

Crisi d’impresa: aumenta il ricorso alla Composizione Negoziata

Nel 2024 il numero di istanze per la Composizione Negoziata della crisi d’impresa è notevolmente cresciuto. In Lombardia, le richieste depositate presso la Camera Arbitrale di Milano sono aumentate dell’87%, passando da 138 a 258. A livello nazionale, l’incremento è stato dell’83%, con 1.089 istanze nel 2024 rispetto alle 594 dell’anno precedente.

Il 23% delle istanze è in Lombardia

Dall’avvio del servizio nel 2021, in Italia sono state presentate 2.221 istanze, di cui il 23% in Lombardia, confermando il peso della regione nel contesto nazionale. “La Composizione Negoziata è uno strumento essenziale per prevenire il default e garantire la continuità aziendale” ha dichiarato Rinaldo Sali, Vicedirettore Generale della Camera Arbitrale di Milano, che gestisce il 23% delle istanze italiane e coordina il 18,8% degli esperti nazionali.

Quali sono le imprese coinvolte?

Le aziende lombarde che ricorrono alla procedura sono per il 70,7% S.r.l., con un fatturato che nel 30% dei casi oscilla tra 1 e 5 milioni di euro, mentre il 22% supera i 10 milioni. I settori più coinvolti sono l’industria (18%), seguita da servizi e commercio (14%) ed edilizia (10%).

Nel 2024, 38 imprese lombarde hanno concluso con successo la procedura, salvaguardando 2.164 posti di lavoro. La maggior parte delle istanze proviene dalla provincia di Milano, che raccoglie il 55% delle richieste regionali e il 13% di quelle nazionali. Seguono Brescia (13%) e Cremona-Mantova-Pavia (9%).

Misure protettive ed esperti in campo

Il 75% delle istanze lombarde include richieste di misure protettive per tutelare il patrimonio aziendale durante le trattative, percentuale in linea con la media nazionale del 78%.

Fondamentale è il ruolo dell’esperto, che aiuta l’imprenditore a dialogare con i creditori. In Italia ci sono 4.434 esperti, di cui 837 in Lombardia, per lo più commercialisti (78,9%), seguiti da avvocati (18,8%).

Tassi di successo

Dal 2021 al 2024, 233 imprese italiane hanno chiuso positivamente la procedura, di cui 69 in Lombardia (29,6% del totale). Il tasso di successo regionale è del 24%, superiore alla media nazionale del 19%. La Composizione Negoziata si conferma un valido strumento per il risanamento aziendale, con la Lombardia protagonista nella gestione delle crisi d’impresa.

AAA professionisti di IA cercasi: il futuro del lavoro in Italia

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mercato del lavoro, spingendo le aziende italiane a cercare esperti altamente qualificati per affrontare questa rivoluzione tecnologica. Nonostante gli stipendi elevati e le numerose opportunità di carriera, trovare professionisti specializzati in questo settore rimane una sfida.

Attualmente, in Italia, si contano circa 50.000 specialisti nel campo dell’IA, ma la richiesta è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni. La digitalizzazione e l’automazione stanno diventando elementi sempre più centrali per la competitività delle imprese, rendendo fondamentale la presenza di figure in grado di sviluppare e gestire sistemi intelligenti.

I ruoli più ricercati 

Tra i professionisti più richiesti, i data scientist svolgono un ruolo cruciale nell’analisi e interpretazione di grandi quantità di dati, fornendo informazioni strategiche per le aziende e arrivando a guadagnare fino a 8.000 euro al mese. Gli AI specialist, invece, si occupano di progettare soluzioni di intelligenza artificiale su misura per diversi settori, con stipendi che possono raggiungere i 5.000 euro. Fondamentali per l’evoluzione della tecnologia sono anche i machine learning specialist, esperti nello sviluppo di algoritmi avanzati in grado di migliorare continuamente le prestazioni dei sistemi di IA, con compensi che possono arrivare fino a 12.000 euro mensili.

Un’altra figura chiave è quella dell’AI engineer, responsabile della progettazione e ottimizzazione di infrastrutture basate sull’intelligenza artificiale, con stipendi che possono toccare i 6.000 euro. Accanto a loro operano i big data analyst, professionisti specializzati nella raccolta e analisi dei dati per supportare le decisioni aziendali, con una retribuzione che può arrivare fino a 4.000 euro al mese. Anche gli sviluppatori di algoritmi di IA svolgono un ruolo essenziale, progettando e implementando sistemi complessi con guadagni che possono toccare i 10.000 euro mensili.

Le figure esperte in cybersicurezza ed etica

La crescente digitalizzazione ha reso sempre più importante la figura del cyber security analyst, esperto nella protezione di dati e reti aziendali dagli attacchi informatici, con stipendi fino a 5.000 euro. Parallelamente, il settore dell’IA ha portato alla nascita di nuovi ruoli, come quello dell’AI ethicist, professionista incaricato di valutare le implicazioni etiche e normative dell’intelligenza artificiale, con compensi fino a 4.000 euro al mese.

Nel settore finanziario, gli ingegneri fintech stanno rivoluzionando il modo in cui le banche e le aziende gestiscono le transazioni digitali, con stipendi fino a 5.000 euro. Infine, gli ingegneri della robotica stanno progettando e sviluppando robot sempre più avanzati, essenziali per l’automazione industriale, con retribuzioni che possono raggiungere i 6.000 euro.

L’impatto dell’IA sul Pil nazionale

Secondo un’analisi condotta da Susini Group StP, l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sull’economia italiana, con una crescita del PIL stimata in 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Entro il 2030, riporta Adnkronos, si prevede che il numero di professionisti nel settore dell’IA possa superare le 500.000 unità, confermando quanto questa rivoluzione stia trasformando il mondo del lavoro.

L’intelligenza artificiale non sta cambiando solo il settore tecnologico, ma sta rivoluzionando anche la sanità, la finanza, la produzione industriale e la sicurezza informatica. Per cogliere appieno queste opportunità, investire nella formazione e nell’aggiornamento professionale sarà essenziale, consentendo all’Italia di giocare un ruolo da protagonista nell’innovazione globale.

Turismo: il 71% delle famiglie italiane viaggia con i figli

Il 71% delle famiglie italiane predilige viaggiare in coppia con i figli, con una preferenza maggiore tra gli uomini (73,7%) rispetto alle donne (68,9). Lo ha scoperto l’indagine di Evaneos: confrontando i dati complessivi con la suddivisione per tipologia familiare, la percentuale di viaggio con i figli è particolarmente alta nelle famiglie tradizionali (82,5%).

Questo dato si riduce notevolmente nel caso delle famiglie allargate (49%), con genitori divorziati (39%) o monoparentali (27%).
I genitori monoparentali mostrano maggiore propensione a viaggiare con la famiglia allargata (22,7% vs 10%) o da soli (19,1% vs 5% ). Per i genitori divorziati o separati, emerge invece una tendenza significativa a viaggi in compagnia di amici (19,1% vs 7%) o da soli (16,9% vs 5%).

Sinonimo di felicità, relax e condivisione

Quando si è in vacanza, le opinioni si dividono su cosa fare e ‘come’. Il 51% dei genitori preferisce fare tutto insieme ai figli, mentre il 49% ritiene importante mantenere un equilibrio tra momenti condivisi e attività autonome.
Solo il 18% dichiara di fare assolutamente tutto insieme ai figli, mentre una minoranza del 5% indica di preferire attività completamente autonome tra genitori e figli.

In generale, il 95% degli intervistati attribuisce ai viaggi in famiglia un significato positivo: condivisione (33%), relax (31%) e felicità (31%). Per il 63%, poi, i viaggi con i figli sono esperienze divertenti che arricchiscono, anche se il 15% li percepisce come impegnativi, e il 5% considera ‘vere’ vacanze solo quelle senza figli.

Partire insieme? Sì, ma la vacanza deve essere comoda

Il 33% delle famiglie sceglie villaggi turistici, seguiti dai viaggi itineranti (23%) e quelli su misura organizzati da un agente di viaggio (20%).
Appartamenti o alberghi con angolo cucina restano meno popolari, rispettivamente con l’11% e il 9% delle preferenze.

Per più della metà del campione (53%), si evidenzia una preferenza per la programmazione semplificata del viaggio, mentre il viaggio itinerante riflette maggiore volontà di libertà.
Per i genitori monoparentali, la scelta di un villaggio dove tutto è organizzato e non c’è nulla da programmare risulta più forte (36% vs 33%), mentre i genitori divorziati o separati si distinguono per una preferenza verso il viaggio itinerante (30% vs 23%).

Pianificare tra piacere e necessità

Per metà delle famiglie (50%), pianificare e organizzare il viaggio è un piacere. Tuttavia, il 29% lo considera una necessità, e il 12% lo percepisce come un’incombenza stressante.
Gli ostacoli principali, riporta Askanews, includono trovare una vacanza che piaccia a tutti (41%) e coordinare le disponibilità di tempo dei membri della famiglia (32%).

La maggior parte delle famiglie (70%) coinvolge i figli nella scelta delle vacanze, includendoli pienamente come co-decisori (30%), anche se la decisione finale spetta poi agli adulti (40%). Un approccio che riflette il desiderio di creare vacanze che rispecchino i desideri di tutta la famiglia.

Occupazione: a novembre 2024 in calo di 13mila unità. Ma coinvolge solo i contratti a termine

Rispetto a novembre 2023, a novembre 2024 l’occupazione è in crescita per l’aumento dei dipendenti permanenti (+500mila) e degli autonomi (+108mila), a fronte del calo dei dipendenti a termine (-280mila).
Ma rispetto a ottobre scorso, secondo i dati provvisori Istat il numero di occupati cala di 13mila unità, attestandosi a 24 milioni e 65mila.

La diminuzione coinvolge solamente i dipendenti a termine, che scendono a 2 milioni 652mila, mentre aumentano i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni e 264mila.
Sostanzialmente stabili gli autonomi, che nel mese sono pari a 5 milioni e 149mila.
Il tasso di occupazione su base mensile è stabile al 62,4%, quello di disoccupazione scende al 5,7% e il tasso di inattività sale al 33,7%.

Rispetto a ottobre ’24 occupati -0,1%, disoccupati -1,6%

A novembre 2024, rispetto al mese precedente, gli occupati diminuiscono dello 0,1% e i disoccupati dell’1,6%. Il calo dell’occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i 15-34enni.
Al contempo, l’occupazione è in crescita tra le donne, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 35 anni di età, rimanendo sostanzialmente stabile tra gli autonomi. In pratica, il tasso di occupazione risulta invariato (62,4%).

Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende (-0,1%), ma quello giovanile sale al 19,2% (+1,4%).

Inattivi in crescita: +0,2%

Sempre a novembre 2024, il numero di inattivi aumenta (+0,2%, +23mila unità) per gli uomini e gli under35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1%).

Confrontando il trimestre settembre-novembre 2024 con quello precedente (giugno-agosto), si registra un incremento nel numero di occupati dello 0,2% (+49mila unità).

Diminuisce il numero di cerca lavoro: -8,4% rispetto al III trimestre

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-8,4%, -136mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,9%, +115mila unità).
A novembre 2024, il numero di occupati supera quello di novembre 2023 dell’1,4% (+328mila unità).

L’aumento coinvolge gli uomini, le donne e chi ha almeno 35 anni, mentre per i 15-34enni si registra una diminuzione. Il tasso di occupazione in un anno sale dello 0,5%.
Rispetto a novembre 2023, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-23,9%, -459mila unità) e cresce quello degli inattivi tra 15 e 64 anni (+2,6%, +323mila).

Imprese: arriva la nuova classificazione ATECO 2025

L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, ovvero, la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. 
La gestione della classificazione è affidata all’Istat nelle diverse fasi di aggiornamento alle quali viene sottoposta a livello nazionale e internazionale. 
A livello nazionale, la classificazione è utilizzata anche per altre finalità di natura amministrativa, ad esempio, fiscali.

Dal 1° gennaio 2025 entra in vigore la classificazione ATECO 2025, che sarà adottata operativamente a partire dal 1° aprile 2025.
Il codice ottenuto non ha valore legale, ma può essere utilizzato in sede di registrazione di una partita IVA presso le Amministrazioni di riferimento, come, ad esempio, il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio o l’Anagrafe Tributaria dell’Agenzia delle Entrate.

L’evoluzione del sistema produttivo italiano

Tali strumenti fanno attualmente riferimento alla classificazione ATECO 2007 aggiornamento 2022, e saranno aggiornati contestualmente all’adozione operativa della nuova classificazione ATECO 2025, ed è in linea con i nuovi parametri stabiliti dai Regolamenti europei e con la classificazione europea di riferimento NACE Rev. 2.1

La nuova classificazione consentirà di rilevare in maniera più puntuale e precisa le attività economiche svolte da imprese e professionisti, rappresentando più efficacemente l’evoluzione del sistema produttivo italiano. 

Da utilizzare per tutti gli adempimenti statistici, amministrativi, fiscali

La struttura di ATECO 2025, articolata in codici e titoli, è disponibile sul sito istituzionale dell’Istat nella sezione dedicata alla classificazione ATECO. 
Dal 1° aprile 2025 imprese e liberi professionisti potranno verificare, ed eventualmente confermare o modificare, le proposte di ricodifica, e dovranno adottarla per tutti gli adempimenti di natura statistica, amministrativa e fiscale.

Nei prossimi mesi, l’Istat metterà progressivamente a disposizione strumenti aggiornati per navigare all’interno della classificazione, ricercare o individuare il codice ATECO di un’attività economica attraverso la descrizione della stessa e consultare le tabelle di corrispondenza, teorica e operativa, tra la precedente e la nuova versione.

Semplificare l’azione amministrativa e ridurre il carico informativo sugli utenti

Sviluppata da Istat, in stretta collaborazione con altri enti istituzionali, ATECO 2025 è il risultato di un’articolata operazione di revisione effettuata nell’ambito di un Comitato inter-istituzionale.

In tale sede, gli enti responsabili di registri di unità economiche sia statistici sia amministrativi, quali, appunto, Istat, Sistema camerale (Camere di Commercio, Unioncamere e InfoCamere) e Sistema fiscale (Agenzia delle entrate e Sogei) hanno concordato una strategia comune per ottimizzare il lavoro di implementazione di Ateco 2025 nei registri statistici e amministrativi. Questo, in un’ottica di semplificazione dell’azione amministrativa e di riduzione del carico informativo sugli utenti.

Perché l’AI è fondamentale per la cybersecurity delle aziende?

L’Intelligenza artificiale è ormai considerata una priorità nelle strategie di sicurezza da due terzi delle organizzazioni, principalmente per la capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare modelli di attacco, consentendo di anticipare, rilevare e rispondere alle minacce in modo più efficace.

L’Intelligenza artificiale e l’AI generativa stanno rapidamente trasformando il panorama della sicurezza informatica. Ma queste tecnologie non offrono solo innovative opportunità di difesa. Al contempo, introducono minacce complesse.
Lo conferma il nuovo report del Capgemini Research Institute su 1.000 aziende di 12 settori in 13 Paesi del mondo, dal titolo ‘New defenses, new threats: what AI and Gen AI bring to cybersecurity’.

Perdite finanziarie generate dai deepfake

Infatti, l’ascesa delle tecnologie generative, con l’abilità nel generare contenuti sintetici altamente realistici, apre la strada a nuove problematiche. Quasi tutte le compagnie intervistate (97%) affermano di aver riscontrato violazioni o problemi di sicurezza legati all’uso della Gen AI nell’ultimo anno.

Anche perché, i criminali informatici possono sfruttare questa tecnologia per creare attacchi più sofisticati e difficili da individuare, ampliando la superficie di attacco ed esponendo le debolezze dei sistemi informatici.
Oltre due aziende su cinque (43%) hanno infatti dichiarato di aver subito perdite finanziarie derivanti dall’uso di deepfake, falsi contenuti multimediali generati dai software di Intelligenza artificiale.

Anche l’inesperienza è pericolosa 

Quasi tutte le compagnie intervistate hanno riscontrato problemi di sicurezza legati all’uso dell’AI generativa, tra cui le cosiddette ‘allucinazioni’, ossia risposte errate e fuorvianti, oppure la generazione di contenuti inappropriati e attacchi ‘prompt injection’, che mirano alle vulnerabilità dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni, come quelli che alimentano chatbot e assistenti virtuali.
Non a caso, circa 6 organizzazioni su 10 ritengono di dover aumentare il budget destinato alla cybersecurity per rafforzare adeguatamente le proprie difese.

Il Capgemini Research Institute evidenzia anche i rischi legati all’uso improprio dell’AI e della Gen AI da parte dei dipendenti: anche le inesperienze possono causare, magari indirettamente, violazioni dei dati e perdite finanziarie.

La sicurezza aziendale richiede un approccio olistico

Cresce, inoltre, la preoccupazione per la manipolazione dei dati e la possibile fuga di informazioni attraverso gli archivi utilizzati per l’addestramento dei modelli di AI generativa.
Nonostante tutte queste nuove sfide, riporta ANSAcom, l’Intelligenza artificiale e la Gen AI sono ormai strumenti fondamentali e imprescindibili per la cybersecurity.

Le organizzazioni devono però adottare un approccio olistico alla sicurezza, investendo in tecnologie avanzate e in formazione dei dipendenti. Solo così si mitigano i rischi e si sfruttano pienamente i benefici offerti da queste potenti tecnologie.

L’industria di Milano Monza Brianza Lodi nel terzo trimestre 2024 

Il terzo trimestre 2024, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, ha visto la produzione industriale dell’area metropolitana milanese del +1%. Un dato superiore a quello lombardo, che in un anno segna il -1%.
Se si considera il fatturato, sempre raffrontato al terzo trimestre 2023, si registra una crescita del +3,9% a livello locale e di +0,4% anche a livello regionale. In relazione al portafoglio ordini, si rileva una crescita rispetto al terzo trimestre 2023 del +1,7%, con la performance milanese migliore rispetto alla manifattura lombarda (+0,7%).

I mercati esteri milanesi mostrano un dato positivo (+4,4%), all’interno di un trend migliore rispetto alla componente interna (+0,1%) e a una tenuta degli ordini esteri dell’intera regione (+1,6%).
Emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi relative ai dati della congiuntura dell’industria nel terzo trimestre 2024.

Milano: tenuta congiunturale della produzione

Nel terzo trimestre 2024 il quadro milanese delinea una tenuta congiunturale della produzione industriale rispetto al secondo trimestre 2024 (+0,5% destagionalizzato), e una crescita del fatturato (+1,7%).
Rispetto al dato lombardo, il dato milanese per la produzione è migliore (-0,4% in regione), così come l’andamento del fatturato locale (+0,4% per la Lombardia, destagionalizzato).

Per quanto riguarda gli ordini interni, il dato congiunturale è in lieve crescita per l’industria milanese, con un +0,7%, meglio della manifattura lombarda (+0,0% destagionalizzato). Anche negli ordini esteri la performance milanese risulta in crescita (+3,5%) e migliore del dato lombardo (+0,6% destagionalizzato). 

Monza e Brianza: stabili i volumi prodotti 

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello stabile rispetto al terzo trimestre 2023 (-0,2%), meglio rispetto al calo del dato lombardo (-1%). Nello stesso periodo, anche i dati della manifattura brianzola per fatturato (+3,7%) sono più positivi rispetto a quelli lombardi (+0,4%).
Sempre rispetto al terzo trimestre 2023, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia una crescita reale maggiore di quella in Lombardia (rispettivamente +2,3% e +0,7%).

Ma la tenuta è anche congiunturale: per la produzione industriale il terzo trimestre 2024 rispetto al secondo trimestre 2024 fa registrare un -0,3% destagionalizzato. Al contempo, migliora il fatturato (+1,3% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati esteri (+3,2% destagionalizzato). Stabili quelle interne (-0,1%). 

Lodi: fatturato in recupero del +2,9%

Nel terzo trimestre 2024 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per la produzione. Relativamente all’analisi tendenziale, l’aumento della produzione si attesta a +2,1%, performance migliore rispetto al dato lombardo (-1%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il terzo trimestre 2023, il recupero si attesta a +2,9%, superiore per intensità al dato regionale (+0,4%). Gli ordini in un anno crescono del +3,2% rispetto al +0,7% lombardo. 

In calo, rispetto al trimestre precedente, il trend congiunturale della produzione industriale (-0,9% destagionalizzato), accompagnato dal lieve calo del fatturato (-0,4% destagionalizzato).
Stabili le commesse acquisite dai mercati interni (+0,2% destagionalizzato) e gli ordini esteri (-0,2%). 

Rc auto, polizze ancora in salita. Ma qualcosa si può risparmiare

Se dal 2012 al 2022 i costi assicurativi per l’automobile erano in costante diminuzione, nella seconda parte del 2022 le polizze hanno ricominciato a crescere, fino ad arrivare al picco del +27% nel 2023, per un premio medio di 619 euro.
A fine 2021, a causa del Covid, in media il premio era i 451 euro, contro i 656 di settembre 2024. Anche quest’anno, infatti, il costo della polizza auto è aumentato. In media, del 6%.

Un dato distante dal +27% del 2023 sul 2022, ma sempre consistente, poiché si tratta di un rialzo che si accumula a quello degli anni passati.
Ma si può risparmiare scegliendo la tariffa più economica? 

Un Paese spaccato in due

Di fatto, al Nord-Ovest il rincaro medio è del +9%, al Sud e nelle Isole, rispettivamente, del +4% e +2%.
Sebbene in queste zone l’aumento sia inferiore, non significa che si spenda meno. Si ‘sborsano’ infatti il 52% e il 24% in più rispetto al Nord-Est, l’area in cui la spesa media è più bassa.

Secondo una simulazione di Altroconsumo è Napoli il capoluogo in cui si spende di più: in media, 1.120 euro all’anno. Napoli però è anche una delle città in cui si risparmierebbe di più, ovvero, il 46% (516 euro).
Il capoluogo più economico è invece Milano, con 285 euro all’anno, praticamente, un quarto di quanto si spende a Napoli. E con la tariffa più conveniente si spenderebbero circa 108 euro (-38%).

Un risparmio medio del 24%

Tra gli estremi di Napoli e Milano ci sono Torino e Palermo, dove si spendono circa 600 euro, e Bologna e Roma, dove il costo medio della polizza è di 400 euro.
In tutte le città, comunque, il risparmio possibile con l’offerta più economica individuata sarebbe stato almeno del 24%.

L’indagine conferma quindi che prima di rinnovare la polizza con la propria compagnia vale la pena cercare altre tariffe.
Quanto alle singole regioni, quelle in cui le tariffe sono cresciute di più sono comunque tutte al Nord.

In Campania il premio è il doppio del Friuli Venezia-Giulia

È il Trentino-Alto Adige la regione in cui i costi delle polizze rc auto sono cresciuti di più: +9,8%. Aumenti di prezzo più contenuti sono stati invece rilevati in regioni del Sud o nelle Isole: Basilicata (+1,7%), Sardegna (+1,3%), Calabria (+0,3%).
In Molise, poi, il prezzo assicurativo è addirittura sceso: -2,6% rispetto al 2023. 

La regione più cara però è la Campania. Con 1.102 euro in media, si spende il 70% in più del premio medio nazionale (643 euro tra ottobre 2023 e settembre 2024) e il 156% in più del Friuli Venezia Giulia, dove si spendono 431 euro.
Dopo la Campania, Puglia (715 euro, +11% spesa media) e Calabria (696 euro, +8%). Le tre meno care, invece, oltre al Friuli Venezia-Giulia, sono Trentino-Alto Adige (484 euro) e Valle d’Aosta (497 euro).

Contract Logistics: un mercato da 117,8 miliardi di euro, +1,7%

La Logistica è sempre più centrale per le aziende italiane e il sistema Paese. Negli ultimi anni, il settore ha dovuto affrontare un contesto sempre più complesso, caratterizzato da incertezza e criticità. Dopo la forte crescita del biennio 2021-2022, favorita dall’espansione economica e l’aumento dei flussi logistici, nel 2023 il fatturato della Logistica conto terzi (Contract Logistics) si è stabilizzato intorno a 115 miliardi di euro, principalmente per il rallentamento dell’attività economica e industriale.

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics ‘Gino Marchet’ del Politecnico di Milano, anche per il 2024 si prevede una situazione analoga, con una crescita in termini reali dello 0,7% (+1,7% in termini nominali) per raggiungere un valore di 117,8 miliardi di euro.

Terziarizzazione stabile al 45,5%

La Logistica oggi è considerata ‘centrale’ dal 65% delle aziende committenti, secondo cui deve agire su più fronti contemporaneamente: contenere i costi (41%), migliorare il livello di servizio (42%) e l’impatto ambientale (17%).

Se da un lato si assiste a questa evoluzione sul fronte della domanda, dall’altro si aprono nuove sfide per i fornitori di servizi logistici. Ovvero, l’attrattività del personale, la transizione green, e in senso più in ampio, la sostenibilità.
Nel totale della Logistica in Italia la terziarizzazione è stabile al 45,5%. Il principale aspetto ricercato dalle imprese della domanda nell’outsourcing è la flessibilità (44%) e la modifica della struttura costo/servizio (34%).

Diminuiscono le aziende della filiera di fornitura 

Nella Contract Logistics crescono i dipendenti diretti, +15% tra i Top Player del settore nei dati a consuntivo, e le operazioni di M&A. Sono infatti 36 quelle mappate per la Logistica nazionale nel biennio 2023-2024, per un valore di circa un miliardo.

Al contempo, prosegue il processo di ricerca di economie di scala e allargamento della gamma di servizi offerti dei grandi player di trasporto internazionale.
Continua però a ridursi il numero di aziende della filiera di fornitura, che in tre anni, dal 2019 al 2022, diminuiscono di 35mila, in particolare, tra le piccole realtà.

“Migliora la misurazione dell’impatto ambientale”

“La transizione in atto nella domanda rafforza la rilevanza della Logistica – spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics -. Emerge infatti la sua centralità per le imprese committenti, in un contesto che richiede di lavorare non solo sui costi, ma anche sul livello di servizio e sull’impatto ambientale. Nel settore, cresce l’adozione di soluzioni green e migliora la misurazione dell’impatto ambientale. Nel trasporto su strada, sono ormai molteplici le tecnologie disponibili e il 57% dei Top Player ne adotta tre o più, in una complessità di scelta per gli operatori che devono considerare fattori diversi. Più in generale, nell’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche, oltre agli effetti economici e di servizio, diventa sempre più importante considerare anche l’impatto sui lavoratori e il loro coinvolgimento”.