Mese: Aprile 2025

Le imprese italiane si preparano alla stretta americana: 7 su 10 già in campo contro i dazi

Le imprese italiane non vogliono restare a guardare di fronte all’ipotesi di nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti. Un’indagine realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne rivela che il 70% delle aziende sta già mettendo in campo strategie per contenere l’impatto di eventuali barriere commerciali decise da Washington.

Gli USA rappresentano uno sbocco fondamentale per il Made in Italy, ma la capacità delle imprese di operare su più mercati contemporaneamente – in media 11 per ogni azienda – potrebbe rendere meno traumatico l’eventuale calo dell’export verso gli Stati Uniti.

Il ruolo delle Camere di commercio

Il tema è stato al centro dell’Assemblea nazionale di Unioncamere, svoltasi a Roma, durante la quale è emersa anche una fotografia aggiornata del sostegno che le imprese percepiscono da parte delle istituzioni. Secondo un sondaggio Ipsos diffuso durante l’evento, il 43% degli imprenditori considera le Camere di commercio un supporto valido per l’accesso ai mercati internazionali. Quasi la metà degli intervistati ritiene inoltre che queste strutture debbano continuare a essere un punto di riferimento per affrontare le sfide della globalizzazione.

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha sottolineato il potenziale inespresso delle piccole imprese: con il giusto supporto, potrebbero generare oltre 7 miliardi di euro di esportazioni aggiuntive.

Le possibili conseguenze dei dazi: export a rischio e prezzi più alti

Le imprese che guardano con preoccupazione all’inasprimento dei rapporti commerciali indicano nella contrazione dell’export la minaccia principale (56%). Seguono l’aumento dei costi delle materie prime e dei semilavorati (26%) e la riduzione della domanda per componenti destinati a prodotti esportati negli USA (22%).

Un ulteriore rischio evidenziato è quello di un incremento della concorrenza da parte di aziende extraeuropee, che potrebbero riposizionare le proprie vendite sul mercato europeo, aggirando i dazi statunitensi.

Come rispondono le aziende italiane

La maggior parte delle imprese ha già elaborato delle contromisure. Il 33% valuta un aumento dei prezzi per compensare i maggiori costi, mentre il 25% guarda con interesse ai mercati europei. Il 18% punta a espandersi oltre i confini dell’UE.

Solo una piccola parte (3%) considera di delocalizzare la produzione negli USA per evitare direttamente i dazi.

Stati Uniti: un partner commerciale importantissimo

L’Italia figura tra i Paesi europei più attivi sul mercato americano, con una quota del 22,3% delle imprese esportatrici dirette, preceduta solo dalla Francia. Nel 2024, le vendite italiane negli Stati Uniti hanno toccato quota 65 miliardi di euro, equivalenti al 10,8% del totale export nazionale.

A livello locale, ci sono territori dove la dipendenza dal mercato USA è particolarmente alta. A Trieste, ad esempio, oltre un terzo del fatturato delle imprese (36,2%) proviene proprio dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Altri picchi si registrano a L’Aquila (17,6%), Isernia (16%) e Grosseto (12,1%).

La carta vincente? La diversificazione

Uno dei punti di forza del tessuto produttivo italiano è la capacità di diversificare i mercati di riferimento. Le aziende del Nord-Ovest esportano mediamente in 13 Paesi, quelle del Nord-Est in 11. Si scende a 9 nel Centro Italia e a 6 nel Mezzogiorno. Alcune province eccellono: Reggio Emilia, Bologna, Vercelli e Ravenna vantano una media tra i 15 e i 17 mercati serviti per ogni impresa.

La flessibilità e l’apertura internazionale restano dunque le armi principali del Made in Italy per resistere all’onda lunga delle tensioni globali.

Mutui, tassi in calo: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Nonostante il clima di incertezza economica globale, tra dazi e instabilità dei mercati, le aspettative degli esperti puntano su una decisione importante della Banca Centrale Europe: è infatti appena arrivato un nuovo taglio di 25 punti base sul costo del denaro.

Secondo un’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it, la riduzione si dovrebbe tradurre in un abbassamento della rata media di un mutuo variabile standard, che passerebbe da 640 a 623 euro, con un risparmio mensile di circa 17 euro.

Euribor in discesa: rate ancora più leggere entro fine anno

Le proiezioni sui futures Euribor a 3 mesi, aggiornate all’11 aprile 2025, indicano un calo graduale dell’indice: dal 2,07% previsto a giugno si dovrebbe arrivare a 1,76% a dicembre 2025.

Se queste previsioni si confermassero, la rata mensile potrebbe ridursi fino a 598 euro, garantendo un risparmio complessivo annuo di circa 500 euro rispetto ai livelli attuali.

Il peso dei dazi: riflessi sul tasso fisso

Nel frattempo, gli effetti delle tensioni commerciali internazionali si sono fatti sentire soprattutto sui mutui a tasso fisso. L’introduzione – poi sospesa – di dazi reciproci tra grandi potenze ha provocato forti reazioni nei mercati obbligazionari, con un aumento dei rendimenti che ha coinvolto anche l’IRS, l’indice di riferimento per i fissi. Questo ha generato piccoli aumenti dei tassi applicati ai nuovi mutui.

Tuttavia, spiegano gli esperti di Facile.it, “si è trattato di variazioni contenute, e i segnali recenti indicano già un ritorno alla stabilità”.

Fisso o variabile? Il divario si riduce

Oggi il tasso fisso rimane leggermente più conveniente: le migliori offerte partono da un Tan del 2,76%, pari a 582 euro di rata, mentre il variabile parte da un 2,97%, con una rata di 596 euro. L’Euribor è già sceso sotto l’IRS, e basta una riduzione degli spread bancari per rendere il variabile nuovamente competitivo.

Scelta consapevole e possibilità di surroga

La decisione tra tasso fisso e variabile dipende da fattori personali, come il profilo del richiedente, l’immobile e la propria propensione al rischio. “Chi opta oggi per un fisso ha maggiore stabilità; chi sceglie il variabile, punta a un risparmio nel tempo, ma si espone alle fluttuazioni di mercato”, sottolineano da Facile.it.

Infine, la surroga rimane una valida opzione: iniziare con un fisso e passare a un variabile in futuro, se conveniente, è una strategia sempre disponibile.

Extended Reality: si aprono nuove prospettive, ma il mercato italiano è ancora agli inizi

Lo confermano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Extended Reality & Metaverse del Politecnico di Milano: il 2024 è stato un anno di fermento per le tecnologie di Extended Reality, ma in Italia sono ancora poche le soluzioni adottate delle aziende.

In dettaglio, sono stati lanciati 17 nuovi dispositivi (9 visori e 8 smart glasses) con prestazioni sempre più elevate, che portano a 82 il numero dei device sul mercato, sono nati nuovi sistemi operativi dedicati che favoriranno lo sviluppo di un ecosistema di sviluppatori. E si è assistito a una progressiva integrazione dell’AI in ambito hardware e software.
Si stanno poi costruendo le basi dell’Industrial Metaverse, attraverso Digital Twin di nuova generazione: repliche digitali di oggetti, processi o ambienti reali per interagire in un ambiente immersivo. 

Dal 2020 sono 611 i progetti realizzati

Oggi si contano 135 mondi virtuali pubblici e 122 Metaverse-as-a-service Platform – Maas, s si comincia a discutere di interoperabilità tra le piattaforme più grandi (Fortnite, Roblox, Minecraft).
Il mercato italiano dell’ER è però ancora agli inizi, soprattutto a causa di una conoscenza ridotta delle sue potenzialità.

Dal 2020 a oggi, quasi 500 imprese in Italia hanno avviato almeno un progetto XR, per un totale di 611 progetti realizzati, di cui 123 avviati nel 2024, -9% rispetto al 2023 per una riduzione degli investimenti nei settori retail, finance e automotive.
Nel B2c, le principali applicazioni nell’ultimo anno sono state nel turismo, nella sanità e nell’ambito education, anche se il retail rimane il secondo settore per numerosità complessiva.

La mancata conoscenza delle tecnologie è un limite al suo sviluppo 

Nel B2b le soluzioni sono sviluppate soprattutto in ambito manufatturiero, ma c’è crescente interesse nella sanità e nelle utility.

I principali obiettivi per cui le aziende sviluppano progetti con tecnologie XR sono rafforzare l’immagine e il posizionamento dell’azienda e arricchire i servizi offerti nel B2c, oltre a sperimentare soluzioni innovative e ridurre tempistiche e costi nel B2b/B2e.
In generale, l’87% delle grandi aziende dichiara di aver raggiunto i benefici attesi. Tuttavia, il 63% non conosce a sufficienza le tecnologie di Extended Reality: è questo il principale limite al loro sviluppo.

Una rivoluzione attesa per diversi settori

“Le imprese che hanno sviluppato progetti hanno conseguito risultati tangibili, a conferma che già oggi queste tecnologie offrono importanti opportunità in molteplici ambiti, dalla

formazione al supporto alla forza lavoro sul campo, dalla prototipazione all’offerta di esperienze immersive in luoghi fisici e tanto altro ancora – afferma Claudio Conti, ricercatore senior dell’Osservatorio -. Inoltre, a tendere, la loro evoluzione potrebbe rivoluzionare diversi settori, come l’entertainment, il turismo, la sanità e il mondo industriale, garantendo nuovi servizi applicativi e nuovi modelli di lavoro e collaborazione. Inoltre, potrebbe aprire le porte a un web3D immersivo e a nuove esperienze fisico-digitali. Proprio per questo, secondo i principali report di technology foresight, l’XR segue l’Intelligenza artificiale tra i trend digitali maggiormente di impatto nei prossimi 5-10 anni”.