Mese: Dicembre 2024

Imprese: arriva la nuova classificazione ATECO 2025

L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche, ovvero, la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. 
La gestione della classificazione è affidata all’Istat nelle diverse fasi di aggiornamento alle quali viene sottoposta a livello nazionale e internazionale. 
A livello nazionale, la classificazione è utilizzata anche per altre finalità di natura amministrativa, ad esempio, fiscali.

Dal 1° gennaio 2025 entra in vigore la classificazione ATECO 2025, che sarà adottata operativamente a partire dal 1° aprile 2025.
Il codice ottenuto non ha valore legale, ma può essere utilizzato in sede di registrazione di una partita IVA presso le Amministrazioni di riferimento, come, ad esempio, il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio o l’Anagrafe Tributaria dell’Agenzia delle Entrate.

L’evoluzione del sistema produttivo italiano

Tali strumenti fanno attualmente riferimento alla classificazione ATECO 2007 aggiornamento 2022, e saranno aggiornati contestualmente all’adozione operativa della nuova classificazione ATECO 2025, ed è in linea con i nuovi parametri stabiliti dai Regolamenti europei e con la classificazione europea di riferimento NACE Rev. 2.1

La nuova classificazione consentirà di rilevare in maniera più puntuale e precisa le attività economiche svolte da imprese e professionisti, rappresentando più efficacemente l’evoluzione del sistema produttivo italiano. 

Da utilizzare per tutti gli adempimenti statistici, amministrativi, fiscali

La struttura di ATECO 2025, articolata in codici e titoli, è disponibile sul sito istituzionale dell’Istat nella sezione dedicata alla classificazione ATECO. 
Dal 1° aprile 2025 imprese e liberi professionisti potranno verificare, ed eventualmente confermare o modificare, le proposte di ricodifica, e dovranno adottarla per tutti gli adempimenti di natura statistica, amministrativa e fiscale.

Nei prossimi mesi, l’Istat metterà progressivamente a disposizione strumenti aggiornati per navigare all’interno della classificazione, ricercare o individuare il codice ATECO di un’attività economica attraverso la descrizione della stessa e consultare le tabelle di corrispondenza, teorica e operativa, tra la precedente e la nuova versione.

Semplificare l’azione amministrativa e ridurre il carico informativo sugli utenti

Sviluppata da Istat, in stretta collaborazione con altri enti istituzionali, ATECO 2025 è il risultato di un’articolata operazione di revisione effettuata nell’ambito di un Comitato inter-istituzionale.

In tale sede, gli enti responsabili di registri di unità economiche sia statistici sia amministrativi, quali, appunto, Istat, Sistema camerale (Camere di Commercio, Unioncamere e InfoCamere) e Sistema fiscale (Agenzia delle entrate e Sogei) hanno concordato una strategia comune per ottimizzare il lavoro di implementazione di Ateco 2025 nei registri statistici e amministrativi. Questo, in un’ottica di semplificazione dell’azione amministrativa e di riduzione del carico informativo sugli utenti.

Perché l’AI è fondamentale per la cybersecurity delle aziende?

L’Intelligenza artificiale è ormai considerata una priorità nelle strategie di sicurezza da due terzi delle organizzazioni, principalmente per la capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare modelli di attacco, consentendo di anticipare, rilevare e rispondere alle minacce in modo più efficace.

L’Intelligenza artificiale e l’AI generativa stanno rapidamente trasformando il panorama della sicurezza informatica. Ma queste tecnologie non offrono solo innovative opportunità di difesa. Al contempo, introducono minacce complesse.
Lo conferma il nuovo report del Capgemini Research Institute su 1.000 aziende di 12 settori in 13 Paesi del mondo, dal titolo ‘New defenses, new threats: what AI and Gen AI bring to cybersecurity’.

Perdite finanziarie generate dai deepfake

Infatti, l’ascesa delle tecnologie generative, con l’abilità nel generare contenuti sintetici altamente realistici, apre la strada a nuove problematiche. Quasi tutte le compagnie intervistate (97%) affermano di aver riscontrato violazioni o problemi di sicurezza legati all’uso della Gen AI nell’ultimo anno.

Anche perché, i criminali informatici possono sfruttare questa tecnologia per creare attacchi più sofisticati e difficili da individuare, ampliando la superficie di attacco ed esponendo le debolezze dei sistemi informatici.
Oltre due aziende su cinque (43%) hanno infatti dichiarato di aver subito perdite finanziarie derivanti dall’uso di deepfake, falsi contenuti multimediali generati dai software di Intelligenza artificiale.

Anche l’inesperienza è pericolosa 

Quasi tutte le compagnie intervistate hanno riscontrato problemi di sicurezza legati all’uso dell’AI generativa, tra cui le cosiddette ‘allucinazioni’, ossia risposte errate e fuorvianti, oppure la generazione di contenuti inappropriati e attacchi ‘prompt injection’, che mirano alle vulnerabilità dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni, come quelli che alimentano chatbot e assistenti virtuali.
Non a caso, circa 6 organizzazioni su 10 ritengono di dover aumentare il budget destinato alla cybersecurity per rafforzare adeguatamente le proprie difese.

Il Capgemini Research Institute evidenzia anche i rischi legati all’uso improprio dell’AI e della Gen AI da parte dei dipendenti: anche le inesperienze possono causare, magari indirettamente, violazioni dei dati e perdite finanziarie.

La sicurezza aziendale richiede un approccio olistico

Cresce, inoltre, la preoccupazione per la manipolazione dei dati e la possibile fuga di informazioni attraverso gli archivi utilizzati per l’addestramento dei modelli di AI generativa.
Nonostante tutte queste nuove sfide, riporta ANSAcom, l’Intelligenza artificiale e la Gen AI sono ormai strumenti fondamentali e imprescindibili per la cybersecurity.

Le organizzazioni devono però adottare un approccio olistico alla sicurezza, investendo in tecnologie avanzate e in formazione dei dipendenti. Solo così si mitigano i rischi e si sfruttano pienamente i benefici offerti da queste potenti tecnologie.

L’industria di Milano Monza Brianza Lodi nel terzo trimestre 2024 

Il terzo trimestre 2024, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, ha visto la produzione industriale dell’area metropolitana milanese del +1%. Un dato superiore a quello lombardo, che in un anno segna il -1%.
Se si considera il fatturato, sempre raffrontato al terzo trimestre 2023, si registra una crescita del +3,9% a livello locale e di +0,4% anche a livello regionale. In relazione al portafoglio ordini, si rileva una crescita rispetto al terzo trimestre 2023 del +1,7%, con la performance milanese migliore rispetto alla manifattura lombarda (+0,7%).

I mercati esteri milanesi mostrano un dato positivo (+4,4%), all’interno di un trend migliore rispetto alla componente interna (+0,1%) e a una tenuta degli ordini esteri dell’intera regione (+1,6%).
Emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi relative ai dati della congiuntura dell’industria nel terzo trimestre 2024.

Milano: tenuta congiunturale della produzione

Nel terzo trimestre 2024 il quadro milanese delinea una tenuta congiunturale della produzione industriale rispetto al secondo trimestre 2024 (+0,5% destagionalizzato), e una crescita del fatturato (+1,7%).
Rispetto al dato lombardo, il dato milanese per la produzione è migliore (-0,4% in regione), così come l’andamento del fatturato locale (+0,4% per la Lombardia, destagionalizzato).

Per quanto riguarda gli ordini interni, il dato congiunturale è in lieve crescita per l’industria milanese, con un +0,7%, meglio della manifattura lombarda (+0,0% destagionalizzato). Anche negli ordini esteri la performance milanese risulta in crescita (+3,5%) e migliore del dato lombardo (+0,6% destagionalizzato). 

Monza e Brianza: stabili i volumi prodotti 

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello stabile rispetto al terzo trimestre 2023 (-0,2%), meglio rispetto al calo del dato lombardo (-1%). Nello stesso periodo, anche i dati della manifattura brianzola per fatturato (+3,7%) sono più positivi rispetto a quelli lombardi (+0,4%).
Sempre rispetto al terzo trimestre 2023, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia una crescita reale maggiore di quella in Lombardia (rispettivamente +2,3% e +0,7%).

Ma la tenuta è anche congiunturale: per la produzione industriale il terzo trimestre 2024 rispetto al secondo trimestre 2024 fa registrare un -0,3% destagionalizzato. Al contempo, migliora il fatturato (+1,3% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati esteri (+3,2% destagionalizzato). Stabili quelle interne (-0,1%). 

Lodi: fatturato in recupero del +2,9%

Nel terzo trimestre 2024 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per la produzione. Relativamente all’analisi tendenziale, l’aumento della produzione si attesta a +2,1%, performance migliore rispetto al dato lombardo (-1%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il terzo trimestre 2023, il recupero si attesta a +2,9%, superiore per intensità al dato regionale (+0,4%). Gli ordini in un anno crescono del +3,2% rispetto al +0,7% lombardo. 

In calo, rispetto al trimestre precedente, il trend congiunturale della produzione industriale (-0,9% destagionalizzato), accompagnato dal lieve calo del fatturato (-0,4% destagionalizzato).
Stabili le commesse acquisite dai mercati interni (+0,2% destagionalizzato) e gli ordini esteri (-0,2%).