Mese: Gennaio 2025

AAA professionisti di IA cercasi: il futuro del lavoro in Italia

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mercato del lavoro, spingendo le aziende italiane a cercare esperti altamente qualificati per affrontare questa rivoluzione tecnologica. Nonostante gli stipendi elevati e le numerose opportunità di carriera, trovare professionisti specializzati in questo settore rimane una sfida.

Attualmente, in Italia, si contano circa 50.000 specialisti nel campo dell’IA, ma la richiesta è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni. La digitalizzazione e l’automazione stanno diventando elementi sempre più centrali per la competitività delle imprese, rendendo fondamentale la presenza di figure in grado di sviluppare e gestire sistemi intelligenti.

I ruoli più ricercati 

Tra i professionisti più richiesti, i data scientist svolgono un ruolo cruciale nell’analisi e interpretazione di grandi quantità di dati, fornendo informazioni strategiche per le aziende e arrivando a guadagnare fino a 8.000 euro al mese. Gli AI specialist, invece, si occupano di progettare soluzioni di intelligenza artificiale su misura per diversi settori, con stipendi che possono raggiungere i 5.000 euro. Fondamentali per l’evoluzione della tecnologia sono anche i machine learning specialist, esperti nello sviluppo di algoritmi avanzati in grado di migliorare continuamente le prestazioni dei sistemi di IA, con compensi che possono arrivare fino a 12.000 euro mensili.

Un’altra figura chiave è quella dell’AI engineer, responsabile della progettazione e ottimizzazione di infrastrutture basate sull’intelligenza artificiale, con stipendi che possono toccare i 6.000 euro. Accanto a loro operano i big data analyst, professionisti specializzati nella raccolta e analisi dei dati per supportare le decisioni aziendali, con una retribuzione che può arrivare fino a 4.000 euro al mese. Anche gli sviluppatori di algoritmi di IA svolgono un ruolo essenziale, progettando e implementando sistemi complessi con guadagni che possono toccare i 10.000 euro mensili.

Le figure esperte in cybersicurezza ed etica

La crescente digitalizzazione ha reso sempre più importante la figura del cyber security analyst, esperto nella protezione di dati e reti aziendali dagli attacchi informatici, con stipendi fino a 5.000 euro. Parallelamente, il settore dell’IA ha portato alla nascita di nuovi ruoli, come quello dell’AI ethicist, professionista incaricato di valutare le implicazioni etiche e normative dell’intelligenza artificiale, con compensi fino a 4.000 euro al mese.

Nel settore finanziario, gli ingegneri fintech stanno rivoluzionando il modo in cui le banche e le aziende gestiscono le transazioni digitali, con stipendi fino a 5.000 euro. Infine, gli ingegneri della robotica stanno progettando e sviluppando robot sempre più avanzati, essenziali per l’automazione industriale, con retribuzioni che possono raggiungere i 6.000 euro.

L’impatto dell’IA sul Pil nazionale

Secondo un’analisi condotta da Susini Group StP, l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sull’economia italiana, con una crescita del PIL stimata in 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Entro il 2030, riporta Adnkronos, si prevede che il numero di professionisti nel settore dell’IA possa superare le 500.000 unità, confermando quanto questa rivoluzione stia trasformando il mondo del lavoro.

L’intelligenza artificiale non sta cambiando solo il settore tecnologico, ma sta rivoluzionando anche la sanità, la finanza, la produzione industriale e la sicurezza informatica. Per cogliere appieno queste opportunità, investire nella formazione e nell’aggiornamento professionale sarà essenziale, consentendo all’Italia di giocare un ruolo da protagonista nell’innovazione globale.

Turismo: il 71% delle famiglie italiane viaggia con i figli

Il 71% delle famiglie italiane predilige viaggiare in coppia con i figli, con una preferenza maggiore tra gli uomini (73,7%) rispetto alle donne (68,9). Lo ha scoperto l’indagine di Evaneos: confrontando i dati complessivi con la suddivisione per tipologia familiare, la percentuale di viaggio con i figli è particolarmente alta nelle famiglie tradizionali (82,5%).

Questo dato si riduce notevolmente nel caso delle famiglie allargate (49%), con genitori divorziati (39%) o monoparentali (27%).
I genitori monoparentali mostrano maggiore propensione a viaggiare con la famiglia allargata (22,7% vs 10%) o da soli (19,1% vs 5% ). Per i genitori divorziati o separati, emerge invece una tendenza significativa a viaggi in compagnia di amici (19,1% vs 7%) o da soli (16,9% vs 5%).

Sinonimo di felicità, relax e condivisione

Quando si è in vacanza, le opinioni si dividono su cosa fare e ‘come’. Il 51% dei genitori preferisce fare tutto insieme ai figli, mentre il 49% ritiene importante mantenere un equilibrio tra momenti condivisi e attività autonome.
Solo il 18% dichiara di fare assolutamente tutto insieme ai figli, mentre una minoranza del 5% indica di preferire attività completamente autonome tra genitori e figli.

In generale, il 95% degli intervistati attribuisce ai viaggi in famiglia un significato positivo: condivisione (33%), relax (31%) e felicità (31%). Per il 63%, poi, i viaggi con i figli sono esperienze divertenti che arricchiscono, anche se il 15% li percepisce come impegnativi, e il 5% considera ‘vere’ vacanze solo quelle senza figli.

Partire insieme? Sì, ma la vacanza deve essere comoda

Il 33% delle famiglie sceglie villaggi turistici, seguiti dai viaggi itineranti (23%) e quelli su misura organizzati da un agente di viaggio (20%).
Appartamenti o alberghi con angolo cucina restano meno popolari, rispettivamente con l’11% e il 9% delle preferenze.

Per più della metà del campione (53%), si evidenzia una preferenza per la programmazione semplificata del viaggio, mentre il viaggio itinerante riflette maggiore volontà di libertà.
Per i genitori monoparentali, la scelta di un villaggio dove tutto è organizzato e non c’è nulla da programmare risulta più forte (36% vs 33%), mentre i genitori divorziati o separati si distinguono per una preferenza verso il viaggio itinerante (30% vs 23%).

Pianificare tra piacere e necessità

Per metà delle famiglie (50%), pianificare e organizzare il viaggio è un piacere. Tuttavia, il 29% lo considera una necessità, e il 12% lo percepisce come un’incombenza stressante.
Gli ostacoli principali, riporta Askanews, includono trovare una vacanza che piaccia a tutti (41%) e coordinare le disponibilità di tempo dei membri della famiglia (32%).

La maggior parte delle famiglie (70%) coinvolge i figli nella scelta delle vacanze, includendoli pienamente come co-decisori (30%), anche se la decisione finale spetta poi agli adulti (40%). Un approccio che riflette il desiderio di creare vacanze che rispecchino i desideri di tutta la famiglia.

Occupazione: a novembre 2024 in calo di 13mila unità. Ma coinvolge solo i contratti a termine

Rispetto a novembre 2023, a novembre 2024 l’occupazione è in crescita per l’aumento dei dipendenti permanenti (+500mila) e degli autonomi (+108mila), a fronte del calo dei dipendenti a termine (-280mila).
Ma rispetto a ottobre scorso, secondo i dati provvisori Istat il numero di occupati cala di 13mila unità, attestandosi a 24 milioni e 65mila.

La diminuzione coinvolge solamente i dipendenti a termine, che scendono a 2 milioni 652mila, mentre aumentano i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni e 264mila.
Sostanzialmente stabili gli autonomi, che nel mese sono pari a 5 milioni e 149mila.
Il tasso di occupazione su base mensile è stabile al 62,4%, quello di disoccupazione scende al 5,7% e il tasso di inattività sale al 33,7%.

Rispetto a ottobre ’24 occupati -0,1%, disoccupati -1,6%

A novembre 2024, rispetto al mese precedente, gli occupati diminuiscono dello 0,1% e i disoccupati dell’1,6%. Il calo dell’occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i 15-34enni.
Al contempo, l’occupazione è in crescita tra le donne, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 35 anni di età, rimanendo sostanzialmente stabile tra gli autonomi. In pratica, il tasso di occupazione risulta invariato (62,4%).

Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende (-0,1%), ma quello giovanile sale al 19,2% (+1,4%).

Inattivi in crescita: +0,2%

Sempre a novembre 2024, il numero di inattivi aumenta (+0,2%, +23mila unità) per gli uomini e gli under35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1%).

Confrontando il trimestre settembre-novembre 2024 con quello precedente (giugno-agosto), si registra un incremento nel numero di occupati dello 0,2% (+49mila unità).

Diminuisce il numero di cerca lavoro: -8,4% rispetto al III trimestre

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-8,4%, -136mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,9%, +115mila unità).
A novembre 2024, il numero di occupati supera quello di novembre 2023 dell’1,4% (+328mila unità).

L’aumento coinvolge gli uomini, le donne e chi ha almeno 35 anni, mentre per i 15-34enni si registra una diminuzione. Il tasso di occupazione in un anno sale dello 0,5%.
Rispetto a novembre 2023, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-23,9%, -459mila unità) e cresce quello degli inattivi tra 15 e 64 anni (+2,6%, +323mila).