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Matrimoni: i trucchi per sopravvivere (con stile) alla stagione delle nozze

Con la bella stagione arriva anche la stagione dei matrimoni. E per aiutare a vivere questi eventi con più leggerezza, anche finanziaria, la banca online N26 ha raccolto 5 consigli pratici per godersi ogni festa senza ansia da conto corrente.
Il matrimonio è un momento magico, ma rischia di svuotare il portafoglio. Anche degli invitati.

Stilare un budget aiuterà a capire quanto si può spendere tra abito, viaggio, alloggio e regalo, e decidere con più consapevolezza a quali eventi partecipare.
Fare il punto di quanto si può spendere con un budget ad hoc è fondamentale per organizzare un matrimonio anche da invitati.
Prima di dire ‘sì’ a ogni invito, è bene fare un check della propria situazione economica e valutare quante cerimonie si hanno in agenda.

Dress code: come sfoggiare un look impeccabile senza prosciugare il conto

Molti matrimoni richiedono spostamenti, quindi spese aggiuntive. In questi casi, prenotare viaggi e hotel per tempo permette di accedere a prezzi migliori. Anche condividere l’alloggio con altri invitati può essere una buona soluzione. Il risparmio è garantito e anche il divertimento.
La tentazione di comprare un abito nuovo per ogni matrimonio è forte, ma non è sempre necessario. Basta mettere in gioco la creatività, abbinando magari in modo diverso i capi che già si possiedono o usando accessori per rinnovare un look.

Oppure, scegliendo una ‘base’ da utilizzare in più occasioni, o ancora, noleggiando l’abito. Sono diversi modi per sfoggiare un look impeccabile senza svuotare il conto.

Regalo: insieme gli amici si riduce il costo individuale

Un altro aspetto da considerare è il regalo. Il consiglio è quello di organizzare regali di gruppo con amici o familiari, in modo da ridurre il costo individuale.
I regali artigianali o personalizzati, inoltre, hanno spesso un valore affettivo maggiore e risultano più significativi.

In ogni caso, la stagione dei matrimoni porta con sé anche una serie di eventi collaterali: proposte di matrimonio, addio al celibato/nubilato, cene pre-matrimoniali.
È importante ricordare che non è obbligatorio partecipare a tutto. Essere sinceri con gli sposi e rispettare i propri limiti è fondamentale. L’importante è esserci nei momenti che contano e viverli con il sorriso.

Qualche consiglio tecnologico per gestire spese e budget

Insomma, una buona gestione del budget e la capacità di stabilire le giuste priorità sono alleate preziose per affrontare la stagione dei matrimoni senza mettere a rischio il proprio equilibrio finanziario.

Grazie ai consigli di N26 e a funzionalità intelligenti, come Spaces, che permette di creare budget separati dal conto principale per organizzare le spese, e Regole automatiche, che trasferiscono denaro ai vari ambiti di spesa con la frequenza che si preferisce, gestire il proprio denaro diventa semplice, flessibile e su misura.

Brevetti: crescono le nuove richieste, +7,4% rispetto al 2023

Come emerge dal documento redatto dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) nel 2024 le domande di brevetto per invenzione industriale depositate all’UIBM sono state 10.148, con un incremento pari al 7,4% rispetto al 2023.
Il numero delle domande di brevetto per modello di utilità, pari a 1.830, registra invece una leggera flessione, pari al -1,1% rispetto all’anno precedente.

Secondo il rapporto relativo alle attività brevettuali svolte nel 2024, pubblicato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), complessivamente sono 34.358 i provvedimenti emessi dall’UIBM. Un numero in flessione del -7,3% rispetto al 2023, quando si attestavano a 37.239.

Nel 2024 concessi 9.027 titoli nazionali

La flessione nel numero di provvedimenti emessi dall’UIBM è dovuta quasi esclusivamente alla diminuzione delle richieste di convalida di brevetto europeo a seguito dell’entrata in vigore, nel giugno 2023, del brevetto europeo con effetto unitario.
Per il brevetto europeo non è infatti necessaria alcuna procedura di convalida presso gli uffici brevetti nazionali.

In ogni caso, i titoli nazionali concessi nel 2024 sono stati 9.027, di cui 7.532 brevetti per invenzione industriale e 1.273 brevetti per modello di utilità.
A questi, si aggiungono i brevetti concessi dall’UIBM sia per invenzione industriale sia per modello di utilità, a seguito dell’apertura della fase nazionale di esame delle domande internazionali di brevetto.

Convalide di brevetti europei a quota 20.821

Sono 20.821, invece, le convalide di brevetti europei.
Nel totale dei titoli rilasciati sono ovviamente compresi anche i certificati complementari di protezione per i medicinali e i fitosanitari, che hanno una loro rilevanza economica a prescindere dal numero.

I dati sulle domande depositate e sui brevetti concessi, seppur in alcuni casi con lievi diminuzioni, non possono che confermare lo sviluppo di nuove applicazioni industriali da parte del sistema imprenditoriale italiano.
Anche gli indicatori sulla variegata attività amministrativa svolta dall’Ufficio Brevetti confermano il livello di produttività del nostro sistema già riscontrato negli ultimi anni.

Aumentano le richieste di esame di domande internazionali

Il numero di richieste di esame presso l’UIBM delle domande internazionali di brevetto, secondo il Patent Cooperation Treaty, dimostra il crescente interesse per il mercato italiano da parte di aziende straniere.

I dati rilasciati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy confermano infatti la propensione all’innovazione del sistema imprenditoriale italiano. Una propensione all’innovazione del mercato nazionale apprezzata da aziende provenienti, in particolare, da Paesi come Cina, Svizzera, Germania e Stati Uniti.

Lavoro: a febbraio le imprese prevedono 404 mila assunzioni 

Per il mese di febbraio sono circa 404mila le assunzioni previste dalle imprese, -4mila (-1,0%) rispetto a febbraio 2024, e quasi 1,4 milioni quelle per il trimestre febbraio-aprile (+81mila, +6,1%).
L’industria, nel suo complesso, programma quasi 127mila entrate nel mese e circa 380mila nel trimestre, con una flessione rispetto a un anno fa sia nel mese (-4,0%) sia nel trimestre (-2,7%).

Ancora elevata la difficoltà di reperimento, che a febbraio coinvolge quasi il 48% delle assunzioni programmate.
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Bene i servizi, frenata per manifattura e costruzioni

Il manifatturiero è alla ricerca di quasi 79mila lavoratori (-4,2%) e circa 238mila nel trimestre (-2,8%), mentre il comparto delle costruzioni programma per il mese oltre 48mila entrate (-3,7%) e circa 141mila nel trimestre (-2,5%). 

Bene, invece, i servizi, che programmano oltre 277mila entrate nel mese (+0,5%) e oltre 1 milione nel trimestre (+9,9%).
Ma a creare maggiori opportunità di lavoro è il commercio, con circa 75mila assunzioni programmate nel mese (+24,6%) e oltre 257mila nel trimestre (+36,1%).

Difficili da reperire il 47,9% dei profili professionali

A febbraio sono difficili da reperire 193mila profili professionali (47,9% del totale assunzioni programmate), soprattutto a causa della mancanza di candidati (30,0%), seguita dalla preparazione inadeguata (14,7%).

A risentire maggiormente del mismatch sono le imprese delle costruzioni (63,8%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (61,8%), industrie tessili, abbigliamento e calzature (56,5%), del legno e del mobile (56,2%) e della meccatronica (55,9%).
Dal Borsino delle professioni sono difficili da reperire tecnici della gestione dei processi produttivi (72,8%), operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (72,0%), fabbri (71,3%), meccanici artigianali (69,4%), carpentieri metallici (68,7%), tecnici ingegneri (63,3%) e tecnici della salute (62,7%).

Crescono i contratti a tempo indeterminato

Sono circa 79mila le assunzioni di personale immigrato (19,5% delle entrate) soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese e persone (34,4%), nei settori dei trasporti, logistica e magazzinaggio (28,0%) e costruzioni (26,7%).

I contratti a tempo determinato sono proposti a 215mila unità (53,4% del totale), in leggero aumento rispetto a febbraio 2024, quando erano 211mila (51,9%). Crescono anche i contratti a tempo indeterminato, con 86mila unità nel mese  (21,4%), mentre erano 82mila a febbraio 2024 (20,1%).
A livello territoriale, 123mila entrate sono previste dalle imprese del Sud e Isole, seguite dalle imprese del Nord-Ovest (110mila), del Nord-Est (92mila) e del Centro (78mila).
Nel Nord-Est la difficolta di reperimento continua a interessare più di una assunzione su due (52,5%).

AAA professionisti di IA cercasi: il futuro del lavoro in Italia

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mercato del lavoro, spingendo le aziende italiane a cercare esperti altamente qualificati per affrontare questa rivoluzione tecnologica. Nonostante gli stipendi elevati e le numerose opportunità di carriera, trovare professionisti specializzati in questo settore rimane una sfida.

Attualmente, in Italia, si contano circa 50.000 specialisti nel campo dell’IA, ma la richiesta è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni. La digitalizzazione e l’automazione stanno diventando elementi sempre più centrali per la competitività delle imprese, rendendo fondamentale la presenza di figure in grado di sviluppare e gestire sistemi intelligenti.

I ruoli più ricercati 

Tra i professionisti più richiesti, i data scientist svolgono un ruolo cruciale nell’analisi e interpretazione di grandi quantità di dati, fornendo informazioni strategiche per le aziende e arrivando a guadagnare fino a 8.000 euro al mese. Gli AI specialist, invece, si occupano di progettare soluzioni di intelligenza artificiale su misura per diversi settori, con stipendi che possono raggiungere i 5.000 euro. Fondamentali per l’evoluzione della tecnologia sono anche i machine learning specialist, esperti nello sviluppo di algoritmi avanzati in grado di migliorare continuamente le prestazioni dei sistemi di IA, con compensi che possono arrivare fino a 12.000 euro mensili.

Un’altra figura chiave è quella dell’AI engineer, responsabile della progettazione e ottimizzazione di infrastrutture basate sull’intelligenza artificiale, con stipendi che possono toccare i 6.000 euro. Accanto a loro operano i big data analyst, professionisti specializzati nella raccolta e analisi dei dati per supportare le decisioni aziendali, con una retribuzione che può arrivare fino a 4.000 euro al mese. Anche gli sviluppatori di algoritmi di IA svolgono un ruolo essenziale, progettando e implementando sistemi complessi con guadagni che possono toccare i 10.000 euro mensili.

Le figure esperte in cybersicurezza ed etica

La crescente digitalizzazione ha reso sempre più importante la figura del cyber security analyst, esperto nella protezione di dati e reti aziendali dagli attacchi informatici, con stipendi fino a 5.000 euro. Parallelamente, il settore dell’IA ha portato alla nascita di nuovi ruoli, come quello dell’AI ethicist, professionista incaricato di valutare le implicazioni etiche e normative dell’intelligenza artificiale, con compensi fino a 4.000 euro al mese.

Nel settore finanziario, gli ingegneri fintech stanno rivoluzionando il modo in cui le banche e le aziende gestiscono le transazioni digitali, con stipendi fino a 5.000 euro. Infine, gli ingegneri della robotica stanno progettando e sviluppando robot sempre più avanzati, essenziali per l’automazione industriale, con retribuzioni che possono raggiungere i 6.000 euro.

L’impatto dell’IA sul Pil nazionale

Secondo un’analisi condotta da Susini Group StP, l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sull’economia italiana, con una crescita del PIL stimata in 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Entro il 2030, riporta Adnkronos, si prevede che il numero di professionisti nel settore dell’IA possa superare le 500.000 unità, confermando quanto questa rivoluzione stia trasformando il mondo del lavoro.

L’intelligenza artificiale non sta cambiando solo il settore tecnologico, ma sta rivoluzionando anche la sanità, la finanza, la produzione industriale e la sicurezza informatica. Per cogliere appieno queste opportunità, investire nella formazione e nell’aggiornamento professionale sarà essenziale, consentendo all’Italia di giocare un ruolo da protagonista nell’innovazione globale.

Occupazione: a novembre 2024 in calo di 13mila unità. Ma coinvolge solo i contratti a termine

Rispetto a novembre 2023, a novembre 2024 l’occupazione è in crescita per l’aumento dei dipendenti permanenti (+500mila) e degli autonomi (+108mila), a fronte del calo dei dipendenti a termine (-280mila).
Ma rispetto a ottobre scorso, secondo i dati provvisori Istat il numero di occupati cala di 13mila unità, attestandosi a 24 milioni e 65mila.

La diminuzione coinvolge solamente i dipendenti a termine, che scendono a 2 milioni 652mila, mentre aumentano i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni e 264mila.
Sostanzialmente stabili gli autonomi, che nel mese sono pari a 5 milioni e 149mila.
Il tasso di occupazione su base mensile è stabile al 62,4%, quello di disoccupazione scende al 5,7% e il tasso di inattività sale al 33,7%.

Rispetto a ottobre ’24 occupati -0,1%, disoccupati -1,6%

A novembre 2024, rispetto al mese precedente, gli occupati diminuiscono dello 0,1% e i disoccupati dell’1,6%. Il calo dell’occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i 15-34enni.
Al contempo, l’occupazione è in crescita tra le donne, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 35 anni di età, rimanendo sostanzialmente stabile tra gli autonomi. In pratica, il tasso di occupazione risulta invariato (62,4%).

Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende (-0,1%), ma quello giovanile sale al 19,2% (+1,4%).

Inattivi in crescita: +0,2%

Sempre a novembre 2024, il numero di inattivi aumenta (+0,2%, +23mila unità) per gli uomini e gli under35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1%).

Confrontando il trimestre settembre-novembre 2024 con quello precedente (giugno-agosto), si registra un incremento nel numero di occupati dello 0,2% (+49mila unità).

Diminuisce il numero di cerca lavoro: -8,4% rispetto al III trimestre

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-8,4%, -136mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,9%, +115mila unità).
A novembre 2024, il numero di occupati supera quello di novembre 2023 dell’1,4% (+328mila unità).

L’aumento coinvolge gli uomini, le donne e chi ha almeno 35 anni, mentre per i 15-34enni si registra una diminuzione. Il tasso di occupazione in un anno sale dello 0,5%.
Rispetto a novembre 2023, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-23,9%, -459mila unità) e cresce quello degli inattivi tra 15 e 64 anni (+2,6%, +323mila).

Perché l’AI è fondamentale per la cybersecurity delle aziende?

L’Intelligenza artificiale è ormai considerata una priorità nelle strategie di sicurezza da due terzi delle organizzazioni, principalmente per la capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare modelli di attacco, consentendo di anticipare, rilevare e rispondere alle minacce in modo più efficace.

L’Intelligenza artificiale e l’AI generativa stanno rapidamente trasformando il panorama della sicurezza informatica. Ma queste tecnologie non offrono solo innovative opportunità di difesa. Al contempo, introducono minacce complesse.
Lo conferma il nuovo report del Capgemini Research Institute su 1.000 aziende di 12 settori in 13 Paesi del mondo, dal titolo ‘New defenses, new threats: what AI and Gen AI bring to cybersecurity’.

Perdite finanziarie generate dai deepfake

Infatti, l’ascesa delle tecnologie generative, con l’abilità nel generare contenuti sintetici altamente realistici, apre la strada a nuove problematiche. Quasi tutte le compagnie intervistate (97%) affermano di aver riscontrato violazioni o problemi di sicurezza legati all’uso della Gen AI nell’ultimo anno.

Anche perché, i criminali informatici possono sfruttare questa tecnologia per creare attacchi più sofisticati e difficili da individuare, ampliando la superficie di attacco ed esponendo le debolezze dei sistemi informatici.
Oltre due aziende su cinque (43%) hanno infatti dichiarato di aver subito perdite finanziarie derivanti dall’uso di deepfake, falsi contenuti multimediali generati dai software di Intelligenza artificiale.

Anche l’inesperienza è pericolosa 

Quasi tutte le compagnie intervistate hanno riscontrato problemi di sicurezza legati all’uso dell’AI generativa, tra cui le cosiddette ‘allucinazioni’, ossia risposte errate e fuorvianti, oppure la generazione di contenuti inappropriati e attacchi ‘prompt injection’, che mirano alle vulnerabilità dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni, come quelli che alimentano chatbot e assistenti virtuali.
Non a caso, circa 6 organizzazioni su 10 ritengono di dover aumentare il budget destinato alla cybersecurity per rafforzare adeguatamente le proprie difese.

Il Capgemini Research Institute evidenzia anche i rischi legati all’uso improprio dell’AI e della Gen AI da parte dei dipendenti: anche le inesperienze possono causare, magari indirettamente, violazioni dei dati e perdite finanziarie.

La sicurezza aziendale richiede un approccio olistico

Cresce, inoltre, la preoccupazione per la manipolazione dei dati e la possibile fuga di informazioni attraverso gli archivi utilizzati per l’addestramento dei modelli di AI generativa.
Nonostante tutte queste nuove sfide, riporta ANSAcom, l’Intelligenza artificiale e la Gen AI sono ormai strumenti fondamentali e imprescindibili per la cybersecurity.

Le organizzazioni devono però adottare un approccio olistico alla sicurezza, investendo in tecnologie avanzate e in formazione dei dipendenti. Solo così si mitigano i rischi e si sfruttano pienamente i benefici offerti da queste potenti tecnologie.

Contract Logistics: un mercato da 117,8 miliardi di euro, +1,7%

La Logistica è sempre più centrale per le aziende italiane e il sistema Paese. Negli ultimi anni, il settore ha dovuto affrontare un contesto sempre più complesso, caratterizzato da incertezza e criticità. Dopo la forte crescita del biennio 2021-2022, favorita dall’espansione economica e l’aumento dei flussi logistici, nel 2023 il fatturato della Logistica conto terzi (Contract Logistics) si è stabilizzato intorno a 115 miliardi di euro, principalmente per il rallentamento dell’attività economica e industriale.

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics ‘Gino Marchet’ del Politecnico di Milano, anche per il 2024 si prevede una situazione analoga, con una crescita in termini reali dello 0,7% (+1,7% in termini nominali) per raggiungere un valore di 117,8 miliardi di euro.

Terziarizzazione stabile al 45,5%

La Logistica oggi è considerata ‘centrale’ dal 65% delle aziende committenti, secondo cui deve agire su più fronti contemporaneamente: contenere i costi (41%), migliorare il livello di servizio (42%) e l’impatto ambientale (17%).

Se da un lato si assiste a questa evoluzione sul fronte della domanda, dall’altro si aprono nuove sfide per i fornitori di servizi logistici. Ovvero, l’attrattività del personale, la transizione green, e in senso più in ampio, la sostenibilità.
Nel totale della Logistica in Italia la terziarizzazione è stabile al 45,5%. Il principale aspetto ricercato dalle imprese della domanda nell’outsourcing è la flessibilità (44%) e la modifica della struttura costo/servizio (34%).

Diminuiscono le aziende della filiera di fornitura 

Nella Contract Logistics crescono i dipendenti diretti, +15% tra i Top Player del settore nei dati a consuntivo, e le operazioni di M&A. Sono infatti 36 quelle mappate per la Logistica nazionale nel biennio 2023-2024, per un valore di circa un miliardo.

Al contempo, prosegue il processo di ricerca di economie di scala e allargamento della gamma di servizi offerti dei grandi player di trasporto internazionale.
Continua però a ridursi il numero di aziende della filiera di fornitura, che in tre anni, dal 2019 al 2022, diminuiscono di 35mila, in particolare, tra le piccole realtà.

“Migliora la misurazione dell’impatto ambientale”

“La transizione in atto nella domanda rafforza la rilevanza della Logistica – spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics -. Emerge infatti la sua centralità per le imprese committenti, in un contesto che richiede di lavorare non solo sui costi, ma anche sul livello di servizio e sull’impatto ambientale. Nel settore, cresce l’adozione di soluzioni green e migliora la misurazione dell’impatto ambientale. Nel trasporto su strada, sono ormai molteplici le tecnologie disponibili e il 57% dei Top Player ne adotta tre o più, in una complessità di scelta per gli operatori che devono considerare fattori diversi. Più in generale, nell’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche, oltre agli effetti economici e di servizio, diventa sempre più importante considerare anche l’impatto sui lavoratori e il loro coinvolgimento”.

La rinoplastica per correggere il naso troppo lungo

Il naso è un elemento centrale del viso che ne influenza significativamente l’armonia e l’estetica complessiva.

Un naso troppo lungo può alterare le proporzioni del volto, causando disagio estetico e, in alcuni casi, problemi funzionali.

La rinoplastica, procedura chirurgica volta a modificare la forma del naso, offre soluzioni efficaci per correggere questa caratteristica.

Caratteristiche del naso lungo

Un naso considerato “troppo lungo” presenta generalmente diverse caratteristiche distintive.

Tra queste, si osserva un’eccessiva proiezione dalla base alla punta, un dorso nasale prominente, una columella (la parte che separa le narici) allungata e un angolo naso-labiale acuto.

Queste caratteristiche possono manifestarsi isolatamente o in combinazione, influenzando l’aspetto complessivo del viso e potenzialmente causando sproporzioni facciali evidenti.

Valutazione preoperatoria

Prima di procedere con la rinoplastica, è fondamentale effettuare una valutazione approfondita del paziente.

Questo processo include un’analisi dettagliata della struttura nasale esterna e interna, accompagnata da una valutazione accurata della funzionalità respiratoria.

Il chirurgo esaminerà attentamente le proporzioni facciali del paziente ed indagherà sulle sue  aspettative.

Per avere un’anteprima attendibile del risultato finale, il professionista farà uso di tecniche di imaging avanzate e software di simulazione.

Tecniche chirurgiche per accorciare il naso

La rinoplastica per accorciare un naso troppo lungo può prevedere l’uso di varie soluzioni chirurgiche.

Tra queste la riduzione del dorso nasale, la rotazione della punta, l’accorciamento della columella e l’esecuzione di osteotomie per rimodellare la struttura ossea.

La scelta delle tecniche specifiche da adottare dipenderà dalle caratteristiche anatomiche individuali del paziente e dal risultato estetico desiderato.

Procedura chirurgica

L’intervento di rinoplastica per accorciare il naso segue generalmente un protocollo ben definito.

Il processo inizia con la somministrazione dell’anestesia, che può essere locale con sedazione o generale, a seconda delle raccomandazioni del chirurgo.

Successivamente, si procede con le incisioni e rimodellamento della struttura ossea e cartilaginea, prestando particolare attenzione al raffinamento della punta nasale.

L’intervento si conclude con la chiusura meticolosa delle incisioni. La durata complessiva dell’intervento può variare da una a tre ore, in funzione della complessità del caso specifico.

Recupero post-operatorio

Il periodo di recupero dopo una rinoplastica per accorciare il naso richiede un po’ di pazienza.

Nei primi giorni post-operatori, il paziente potrebbe dover indossare stecche nasali per un periodo che varia da una a due settimane.

È normale si presentino gonfiore e lividi, che si ridurranno progressivamente nel corso delle settimane successive.

Il paziente dovrà sottoporsi a controlli regolari con il chirurgo per monitorare la fase di guarigione, per un risultato ottimale.

Seguire attentamente le istruzioni post-operatorie è fondamentale per ottimizzare il risultato e minimizzare il rischio di complicanze.

Risultati e aspettative

I risultati della rinoplastica per accorciare un naso troppo lungo possono essere notevoli e gratificanti.

I pazienti possono aspettarsi un miglioramento significativo delle proporzioni, con un naso più corto e armonioso che si integra meglio con gli altri tratti del viso.

In alcuni casi, l’intervento può anche portare anche ad a un miglioramento della funzionalità respiratoria.

Inoltre molti pazienti riferiscono un aumento dell’autostima in seguito alla procedura, come confermato dal Dott. Domenico Palomba, chirurgo estetico a Napoli.

È comunque importante mantenere aspettative realistiche e comprendere che i risultati definitivi possono richiedere diversi mesi per essere del tutto visibili, mentre i tessuti si assestano e il gonfiore residuo si risolve.

Considerazioni finali

Quando eseguita correttamente, la rinoplastica può migliorare significativamente l’armonia facciale e la qualità della vita del paziente.

Chiaramente è importante affidarsi a professionisti qualificati e mantenere aspettative realistiche sui risultati ottenibili.

È essenziale che il paziente discuta approfonditamente di benefici ed aspettative con un chirurgo plastico esperto in rinoplastica.

Questo dialogo permetterà al paziente di prendere una decisione informata e di prepararsi adeguatamente per l’intervento ed il periodo di recupero.

Dal MIT il primo database dei 700 rischi legati all’AI

Si chiama AI Risk Repository ed è il primo tentativo di raccogliere e analizzare i rischi collegati all’Intelligenza artificiale.
Lo ha creato un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che hanno classificato in un database gli oltre 700 i rischi collegati all’Intelligenza artificiale estrapolandoli da rapporti, quotidiani e altri documenti.

Secondo gli esperti, “la mancanza di una comprensione condivisa dei rischi dell’AI può ostacolare la nostra capacità di discutere, ricercare e reagire in modo esaustivo”.
Per questo motivo, il database fornisce una panoramica accessibile al pubblico e sempre aperta ad aggiornamenti. L’obiettivo è farne un quadro comune di riferimento.

La “colpa” è del sistema non di errori umani

I rischi sono stati classificati in relazione alla loro causa, all’intenzionalità e al momento in cui si manifestano.
In particolare, per i ricercatori i rischi sono da attribuire soprattutto ai sistemi di AI (51%) piuttosto che a una decisione o azione di esseri umani (34%), ed è più probabile che si manifestino una volta che l’AI sia stata addestrata e impiegata (65%) piuttosto che durante il suo sviluppo (10%).

I rischi individuati sono stati raccolti in sette categorie, con maggiori preoccupazioni riguardanti la sicurezza, i danni socio-economici e ambientali, la discriminazione e la tossicità. Altri rischi citati nel database del MIT attengono a privacy e sicurezza, attori maligni e uso improprio, interazione uomo-macchina e disinformazione, riferisce Ansa.

“La letteratura scientifica è troppo frammentata”

Come ha spiegato a TechCrunch Peter Slattery, il responsabile del progetto, gli assessment dei rischi legati all’uso dell’AI “menzionavano in media solo il 34% dei 23 sottodomini che abbiamo identificato, e circa il 25% ne individuava meno di uno su cinque. Nessun documento che abbiamo analizzato menzionava tutti i 23 sottodomini, il più comprensivo ne citava solo il 70%. Quando la letteratura scientifica è così frammentata, è corretto assumere che non siamo tutti allineati rispetto a questi rischi”.

Di qui il tentativo di analizzare e racchiuderli in un database ampliabile e categorizzato, che chiunque possa copiare e utilizzare.

Politica, aziende, mondo accademico sono chiamati in causa

L’idea è che questo database possa essere utilizzato da chi deve regolamentare l’uso dell’Intelligenza artificiale, quindi in primo luogo dalla politica, per avere un quadro completo delle questioni sul tavolo e per conoscere quali siano i rischi emergenti. Ma anche che possa risultare utile per il mondo accademico come punto di partenza per migliorare la classificazione proposta dal team di Slattery, così come identificare nuove aree di ricerca, e potenzialmente, elementi di rischio ancora non identificati.

Per quanto riguarda invece le aziende che sviluppano questi modelli basati sull’AI, riporta Il Sole 24 Ore, il database è una risorsa per valutare i rischi ai quali si è esposti. Di conseguenza, individuare strategie di mitigazione di questi ultimi.

Lavoro: perchè per gli italiani il tempo libero è più importante del guadagno?

Non c’è dubbio: per gli italiani l’azienda ideale in cui lavorare è quella che garantisce più tempo libero per altre attività della vita (51,5%). Al secondo posto, la possibilità di crescere e sviluppare competenze attraverso l’offerta formativa (40,7%) e al terzo, la flessibilità nei tempi e nei luoghi di lavoro (40,5%).
Solo dopo, compare l’attenzione ai pacchetti welfare (34,5%), la parità di genere, diversità e inclusione (27,5%) e gli stipendi superiori alla media dei coetanei (27%).
In ultima posizione, guadagnare molto a fronte di molte ore lavorate (11%).

A dare più importanza al tempo libero sono soprattutto GenZ (20%) e Millennials (21%). Emerge dalla ricerca ‘Rapporto tra generazioni nel mondo del lavoro’, realizzata da Heineken Italia e condotta da AstraRicerche.

Posto fisso, un’ambizione intramontabile

Resta un’ambizione comune il posto fisso (43%), in particolare per GenX e Boomers, soprattutto in un’azienda di grandi dimensioni (37%) e dal respiro internazionale (35,5%).
Per tutte le generazioni, a ogni modo, è imprescindibile l’attenzione al lavoratore come ‘persona’.

Le generazioni preferite con cui lavorare sono la GenX (69,5%) e la GenY/Millennials (63%) per la condivisione di valori e (41%) e perché sanno rapportarsi meglio con i colleghi (31%).
La GenZ, apprezzata principalmente per il suo rapporto con la tecnologia (41%), per la creatività (39%), per avere meno pregiudizi (32%) si auto-sceglie nel 54% dei casi.

I colleghi migliori sono della GenZ

La GenZ, infatti, è apprezzata anche dalle altre generazioni: per la capacità di dialogo/confronto (40%), la capacità di guardare avanti e avere una visione differente (41%) e le competenze digitali (47%).

Millennials e GenX sono preferiti invece per capacità di dialogo e di lavorare in gruppo (42% e 43%), mentre i Boomers hanno l’esperienza utile per apprendere il lavoro da svolgere (51%) e allo stesso tempo sono ‘quelli che ascoltano di più, capiscono le difficoltà e aiutano quando serve’ (29%).
Il rapporto tra persone di età molto diversa in azienda, appartenenti a diverse generazioni, è considerato un grande vantaggio quando viene raggiunto (68%), ma anche qualcosa difficile da ottenere (49%).