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Turismo: il 71% delle famiglie italiane viaggia con i figli

Il 71% delle famiglie italiane predilige viaggiare in coppia con i figli, con una preferenza maggiore tra gli uomini (73,7%) rispetto alle donne (68,9). Lo ha scoperto l’indagine di Evaneos: confrontando i dati complessivi con la suddivisione per tipologia familiare, la percentuale di viaggio con i figli è particolarmente alta nelle famiglie tradizionali (82,5%).

Questo dato si riduce notevolmente nel caso delle famiglie allargate (49%), con genitori divorziati (39%) o monoparentali (27%).
I genitori monoparentali mostrano maggiore propensione a viaggiare con la famiglia allargata (22,7% vs 10%) o da soli (19,1% vs 5% ). Per i genitori divorziati o separati, emerge invece una tendenza significativa a viaggi in compagnia di amici (19,1% vs 7%) o da soli (16,9% vs 5%).

Sinonimo di felicità, relax e condivisione

Quando si è in vacanza, le opinioni si dividono su cosa fare e ‘come’. Il 51% dei genitori preferisce fare tutto insieme ai figli, mentre il 49% ritiene importante mantenere un equilibrio tra momenti condivisi e attività autonome.
Solo il 18% dichiara di fare assolutamente tutto insieme ai figli, mentre una minoranza del 5% indica di preferire attività completamente autonome tra genitori e figli.

In generale, il 95% degli intervistati attribuisce ai viaggi in famiglia un significato positivo: condivisione (33%), relax (31%) e felicità (31%). Per il 63%, poi, i viaggi con i figli sono esperienze divertenti che arricchiscono, anche se il 15% li percepisce come impegnativi, e il 5% considera ‘vere’ vacanze solo quelle senza figli.

Partire insieme? Sì, ma la vacanza deve essere comoda

Il 33% delle famiglie sceglie villaggi turistici, seguiti dai viaggi itineranti (23%) e quelli su misura organizzati da un agente di viaggio (20%).
Appartamenti o alberghi con angolo cucina restano meno popolari, rispettivamente con l’11% e il 9% delle preferenze.

Per più della metà del campione (53%), si evidenzia una preferenza per la programmazione semplificata del viaggio, mentre il viaggio itinerante riflette maggiore volontà di libertà.
Per i genitori monoparentali, la scelta di un villaggio dove tutto è organizzato e non c’è nulla da programmare risulta più forte (36% vs 33%), mentre i genitori divorziati o separati si distinguono per una preferenza verso il viaggio itinerante (30% vs 23%).

Pianificare tra piacere e necessità

Per metà delle famiglie (50%), pianificare e organizzare il viaggio è un piacere. Tuttavia, il 29% lo considera una necessità, e il 12% lo percepisce come un’incombenza stressante.
Gli ostacoli principali, riporta Askanews, includono trovare una vacanza che piaccia a tutti (41%) e coordinare le disponibilità di tempo dei membri della famiglia (32%).

La maggior parte delle famiglie (70%) coinvolge i figli nella scelta delle vacanze, includendoli pienamente come co-decisori (30%), anche se la decisione finale spetta poi agli adulti (40%). Un approccio che riflette il desiderio di creare vacanze che rispecchino i desideri di tutta la famiglia.

Rc auto, polizze ancora in salita. Ma qualcosa si può risparmiare

Se dal 2012 al 2022 i costi assicurativi per l’automobile erano in costante diminuzione, nella seconda parte del 2022 le polizze hanno ricominciato a crescere, fino ad arrivare al picco del +27% nel 2023, per un premio medio di 619 euro.
A fine 2021, a causa del Covid, in media il premio era i 451 euro, contro i 656 di settembre 2024. Anche quest’anno, infatti, il costo della polizza auto è aumentato. In media, del 6%.

Un dato distante dal +27% del 2023 sul 2022, ma sempre consistente, poiché si tratta di un rialzo che si accumula a quello degli anni passati.
Ma si può risparmiare scegliendo la tariffa più economica? 

Un Paese spaccato in due

Di fatto, al Nord-Ovest il rincaro medio è del +9%, al Sud e nelle Isole, rispettivamente, del +4% e +2%.
Sebbene in queste zone l’aumento sia inferiore, non significa che si spenda meno. Si ‘sborsano’ infatti il 52% e il 24% in più rispetto al Nord-Est, l’area in cui la spesa media è più bassa.

Secondo una simulazione di Altroconsumo è Napoli il capoluogo in cui si spende di più: in media, 1.120 euro all’anno. Napoli però è anche una delle città in cui si risparmierebbe di più, ovvero, il 46% (516 euro).
Il capoluogo più economico è invece Milano, con 285 euro all’anno, praticamente, un quarto di quanto si spende a Napoli. E con la tariffa più conveniente si spenderebbero circa 108 euro (-38%).

Un risparmio medio del 24%

Tra gli estremi di Napoli e Milano ci sono Torino e Palermo, dove si spendono circa 600 euro, e Bologna e Roma, dove il costo medio della polizza è di 400 euro.
In tutte le città, comunque, il risparmio possibile con l’offerta più economica individuata sarebbe stato almeno del 24%.

L’indagine conferma quindi che prima di rinnovare la polizza con la propria compagnia vale la pena cercare altre tariffe.
Quanto alle singole regioni, quelle in cui le tariffe sono cresciute di più sono comunque tutte al Nord.

In Campania il premio è il doppio del Friuli Venezia-Giulia

È il Trentino-Alto Adige la regione in cui i costi delle polizze rc auto sono cresciuti di più: +9,8%. Aumenti di prezzo più contenuti sono stati invece rilevati in regioni del Sud o nelle Isole: Basilicata (+1,7%), Sardegna (+1,3%), Calabria (+0,3%).
In Molise, poi, il prezzo assicurativo è addirittura sceso: -2,6% rispetto al 2023. 

La regione più cara però è la Campania. Con 1.102 euro in media, si spende il 70% in più del premio medio nazionale (643 euro tra ottobre 2023 e settembre 2024) e il 156% in più del Friuli Venezia Giulia, dove si spendono 431 euro.
Dopo la Campania, Puglia (715 euro, +11% spesa media) e Calabria (696 euro, +8%). Le tre meno care, invece, oltre al Friuli Venezia-Giulia, sono Trentino-Alto Adige (484 euro) e Valle d’Aosta (497 euro).

Google Maps , nuove misure contro le recensioni fake 

La nota alle recensioni fake diventa sempre più serrata. Google Maps, infatti, ha introdotto nuove restrizioni per contrastare il fenomeno delle recensioni false, con l’obiettivo di tutelare l’integrità del suo sistema di valutazioni. Ora, quando una pagina aziendale viene scoperta a utilizzare recensioni non autentiche, verranno imposte limitazioni temporanee alla pubblicazione di nuovi contenuti, e verrà mostrato un avviso agli utenti per segnalare la rimozione delle recensioni sospette.

Queste misure rappresentano un passo importante nella lotta contro il cosiddetto “Fake Engagement”, ossia l’uso di recensioni falsificate per alterare la percezione della qualità di un’attività commerciale.

Limitazioni per le aziende “poco trasparenti”

Le nuove restrizioni di Google includono la possibilità di bloccare temporaneamente le recensioni su pagine aziendali che violano le linee guida della piattaforma. Tra le azioni intraprese vi sono la rimozione delle recensioni false e l’impossibilità, per un certo periodo, di pubblicare nuove valutazioni.

Inoltre, gli utenti che visitano i profili aziendali segnalati vedranno un messaggio che informa che alcune recensioni sono state rimosse perché ritenute non autentiche. Questo avviso mira a fornire trasparenza e a mettere in guardia i potenziali clienti, aiutandoli a evitare di essere influenzati da valutazioni “dubbie”.

Le misure saranno a  livello globale

Le limitazioni al profilo aziendale sono iniziate nel Regno Unito all’inizio del 2023, ma recenti aggiornamenti indicano che Google intende estendere queste misure a livello globale. Anche se al momento gli avvisi sono visibili solo per gli utenti britannici, è probabile che, a breve, il sistema verrà implementato in altri Paesi.

L’obiettivo è rafforzare la fiducia degli utenti nelle recensioni visualizzate su Google Maps, contrastando comportamenti fraudolenti che possono danneggiare la reputazione del servizio.

Le linee guida di Google sulle recensioni

Secondo le linee guida di Google, i contenuti pubblicati su Maps devono rappresentare esperienze autentiche e veritiere. Non sono ammesse recensioni che non rispecchino fedelmente la qualità di un’azienda o che siano state influenzate da incentivi, come sconti o premi in denaro.

Google sta inoltre monitorando attentamente l’uso di tecniche fraudolente, come l’uso di account multipli o software che simulano interazioni genuine, per evitare che queste pratiche alterino le valutazioni.

Conclusione

Con queste nuove misure, Google punta a scoraggiare le aziende dal manipolare le proprie recensioni e a fornire un’esperienza più affidabile agli utenti. Gli avvisi pubblici potrebbero avere un impatto significativo, poiché essere associati a recensioni false potrebbe danneggiare irreparabilmente la reputazione di un’attività.

Privacy: perché non esporsi con troppi selfie sotto il sole estivo?

Il consiglio arriva dal Garante, in estate conviene proteggere la privacy.  Ecco allora alcuni suggerimenti in merito a selfie e foto postate sui social, protezione di smartphone e tablet, acquisti online, uso di app e chat.
Spesso, con la comprensibile voglia di condividere esperienze e pensieri con gli altri, disseminiamo online informazioni che possono esporci a rischi imprevisti.

Postando sui social network informazioni sulle vacanze si potrebbe far sapere a eventuali malintenzionati che in casa non c’è nessuno.
Il suggerimento di base è quello di evitare sempre di diffondere online informazioni molto personali, come l’indirizzo di casa o le foto del proprio appartamento.
Quindi, meglio non far sapere a tutti dove si trascorrono le vacanze estive: disattivare le opzioni di geolocalizzazione di smartphone e tablet, oltre a quelle dei social network e delle app.

Non postare foto di altre persone senza permesso 

Inoltre, se sono presenti in casa prodotti e sistemi domotici, ricordarsi che questi utili dispositivi, al pari di tutte le tecnologie connesse online, possono essere esposti ad attacchi informatici, virus e malware.
Ricordarsi poi che non tutti vogliono apparire online, essere riconosciuti o far sapere dove e con chi si trovano durante le ferie estive.

Se si postano foto o video in cui compaiono altre persone, è sempre meglio prima accertarsi che siano d’accordo, specie se si inseriscono anche tag con nomi e cognomi. Ed è bene essere consapevoli che le immagini dei minori pubblicate online possono finire nelle mani di malintenzionati.

Attenzione alle reti pubbliche

In generale, sui social è bene attivare particolari misure di sicurezza. come, ad esempio, il controllo degli accessi al proprio profilo oppure un codice di sicurezza da ricevere via SMS o e-mail nel caso si acceda alle piattaforme da dispositivi diversi da quelli abituali.
In questo modo, è possibile accorgersi di eventuali accessi abusivi alle proprie pagine social e furti di identità.

Se durante un viaggio capita di utilizzare il computer di un Internet cafè o una postazione web messa a disposizione dall’albergo è importante ricordare di ‘uscire’ dagli account una volta terminata la navigazione, rimuovendo ogni impostazione che consenta di salvare le proprie credenziali nei browser di navigazione.

Le truffe non vanno in vacanza

Fare attenzione a eventuali messaggi con straordinarie offerte su viaggi e affitti di case vacanze, da ottenere, ad esempio, cliccando su link che richiedono dati personali o bancari. Virus, spy software, ransomware e phishing possono essere in agguato.

In vacanza, poi, molti utenti di smartphone e tablet scaricano film, app per giochi o suggerimenti turistici. Anche questi prodotti possono nascondere virus o malware. Ed è meglio utilizzare con cautela le connessioni Wi-fi aperte, perché possono essere rischiose per i propri dati personali. 
Insomma, è sempre bene fare attenzione prima di scaricare programmi, aprire allegati o cliccare su link nel testo o nelle immagini dei messaggi ricevuti, in chat o via e-mail. Le truffe non vanno mai in vacanza.

Social media: perchè sono una rivoluzione (anche) per l’informazione?

Se i telegiornali sono la fonte principale di informazione per la maggioranza degli italiani, tra i giovani si fanno strada anche Instagram, siti, app e YouTube.
Oggi i social media non sono solo uno strumento di svago, ma sono diventati fondamentali anche nella comunicazione politica e aziendale. Hanno dato vita a nuove professioni, come il social media manager, e sono ormai cruciali per la diffusione delle informazioni. 

II Social Media Day, che si celebra il 30 giugno, riconosce l’impatto rivoluzionario dei social media sul  modo in cui le persone si informano. Con differenze significative tra le generazioni. Ma in un mondo dove informarsi è a portata di clic, i social media contribuiscono anche alla diffusione di fake news, alla manipolazione delle informazioni e all’eco-chamber effect, in cui le persone sono esposte solo a opinioni simili alle proprie.

Il pericolo dell’overload informativo 

Secondo un’indagine condotta dal team Public Affairs di Ipsos, l’overload informativo può essere anche fonte di stress e ansia.
Quanto all’impatto emotivo dell’uso dei social media, per la maggior parte degli intervistati i social sono principalmente un modo per restare in contatto con amici (61%) e passare il tempo senza troppi pensieri (58%). 

La GenZ si distingue, invece, affermando che l’uso dei social li rende più consapevoli di ciò che accade intorno a loro (70%).
Tuttavia, il pessimismo (47%) e l’ansia (41%) legati all’uso dei social sono più frequenti tra i giovani, probabilmente a causa della maggiore esposizione a canoni sociali e di bellezza, e standard di vita irraggiungibili.

I TG sono ancora la fonte principale

Secondo la rilevazione Ipsos, i telegiornali sono la fonte principale di informazione per quasi il 60% degli intervistati, seguiti dai programmi TV di approfondimento (43%) e dai giornali, sia cartacei sia digitali (38%). 

Tuttavia, si riscontrano differenze generazionali significative. La GenZ indica tra le fonti principali Instagram (42%), siti o app di news/informazione (38%) e YouTube (33%).
Anche i Millennials si distinguono, indicando Facebook (38%) e amici o familiari (33%) tra le fonti di informazione più rilevanti. 

Ma le notizie alla radio sono le più affidabili

Per quanto riguarda l’affidabilità delle fonti, le notizie alla radio risultano le più affidabili (75%), seguite da quelle divulgate da telegiornali (72%), giornali (72%) e programmi TV (71%). Le fonti tradizionali sono, quindi, percepite come le più affidabili. 

Tik Tok (20%) e i gruppi Telegram (24%) occupano gli ultimi posti in termini di affidabilità, soprattutto per GenZ, Boomers e Silent Generation.
Contrariamente all’opinione comune, i giovani sembrano consapevoli dell’affidabilità delle fonti, considerando affidabili, oltre a quelle tradizionali, solo i siti o app di news/informazione e YouTube. 

Fake e hard news: 6 lettori su 10 preoccupati per contenuti fasulli

Nel mondo, sei persone su 10, il 59% (+3% su anno) sono allarmate dal fatto di non riuscire a distinguere i contenuti affidabili da quelli inaffidabili online, soprattutto su piattaforme come TikTok e X, l’ex Twitter. Emerge dal Digital News Report 2024 dell’Istituto Reuters, condotto in 47 paesi, nell’anno in cui sono previsti importanti appuntamenti elettorali in tutto il mondo e milioni di persone alle urne.

I social, in particolare, TikTok e X in Regno Unito, Stati Uniti e Messico, “hanno ospitato disinformazione e teorie cospirazioniste sulla guerra a Gaza e sulla salute della principessa del Galles“, sottolinea il rapporto, che segnala una crescita generale di preoccupazione per le foto generate dall’Intelligenza artificiale e i video deepfake.

Si all’AI generativa ma solo per sport e intrattenimento 

Cautela viene espressa poi dagli intervistati sull’uso dell’Intelligenza artificiale generativa per  quanto riguarda le notizie, soprattutto le ‘hard news’, come quelle relative alla politica e la guerra.
Solo il 23% di intervistati negli Usa e il 15% in Europa è favorevole alla scrittura di notizie generate prevalentemente con l’AI e la supervisione umana, mentre più disponibilità a notizie scritte dai giornalisti con un aiuto dell’Intelligenza artificiale generativa. IN questo caso, è favorevole il 42% in Usa e il 33% in Europa.

“C’è più apertura nell’uso dell’AI generativa per la copertura di argomenti come lo sport e l’intrattenimento e per attività più di routine e secondarie, come la trascrizione e la traduzione, ma non nel sostituire i giornalisti”, spiega l’analisi.

Il video e la sfida della monetizzazione

I contenuti video stanno diventando una fonte sempre più importante per le notizie online, soprattutto tra i più giovani.
Il 66% delle persone accede a brevi video di notizie ogni settimana, mentre i formati più lunghi ne attirano circa il 51%. La fruizione avviene sulle piattaforme online (72%) piuttosto che sui siti degli editori (22%), aumentando le sfide legate alla monetizzazione.

“I video offrono un’ampia gamma di contenuti, ma molte redazioni tradizionali sono ancora radicate in una cultura basata sul testo, e gli editori sono riluttanti perché i conti non quadrano”, commenta Nic Newman, autore del rapporto.

Giornalisti, podcast o influencer? 

La ricerca rileva inoltre che gli utenti di TikTok, Instagram e Snapchat tendono a prestare maggiore attenzione a influencer e celebrities piuttosto che ai giornalisti, mentre su Facebook e X  hanno ancora appeal le testate giornalistiche.

In molti paesi, riporta Ansa, si registra un declino per la fruizione delle news sui social tradizionali come Facebook (37%, -4% su anno) e X (10%), che investono più sui creatori di contenuti. Anche YouTube (31%), WhatsApp (21%) e TikTok (13%) vengono usati per la fruizione delle news.
I podcast di notizie attraggono giovani e persone più istruite, ma costituiscono un’attività minoritaria. In un paniere di 20 paesi, un terzo (35%) delle persone accede mensilmente a un podcast.

Autovelox: nuove regole grazie al decreto 

“Un decreto che mette fine alla giungla delle migliaia di autovelox selvaggi in tutta Italia”: così scrive su X Matteo Salvini, a proposito del decreto che regola gli autovelox voluto proprio dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

“Mettiamo un po’ di ordine, perché l’Italia non può avere da sola il 10% degli autovelox di tutto il mondo – afferma il ministro nella puntata di Quarta Repubblica su Rete 4 -. L’autovelox dove ci sono incidenti, dove c’è una scuola, un asilo nido, una casa di riposo, un ospedale, una strada stretta è sacrosanto, ma “l’anarchia dell’autovelox ovunque, magari mezzo nascosto per fregare l’automobilista, non sarà più possibile”.
In pratica, sì all’autovelox che salva le vite, no all’autovelox come “nuova tassa per chi va a lavorare”.

“Basta fare cassa sulla pelle degli automobilisti!’’

“I rilevatori di velocità saranno installati solo per prevenire incidenti, basta fare cassa sulla pelle degli automobilisti”, aggiunge Salvini. Gli autovelox dovranno essere segnalati in anticipo, 1.000 metri sulle strade extraurbane, 200 sulle strade urbane a scorrimento e 75 sulle altre strade.

La scelta dei tratti di strada sui quali collocare i dispositivi va individuata con provvedimento del prefetto, e selezionata in base a un elevato livello di incidentalità, documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali. Inoltre, viene fissata per la prima volta la distanza minima che deve intercorrere tra un dispositivo e l’altro (progressiva per tipo di strada) in modo da evitarne la proliferazione.

Niente radar in città sotto i 50 km/h

La velocità massima individuata dai dispositivi non deve essere inferiore di oltre 20 km/h rispetto a quella massima generalizzata. Ad esempio, sulle strade extraurbane principali, dove è previsto un limite di 110 km/h, “il dispositivo può essere utilizzato solo se il limite di velocità è fissato ad almeno 90 km/h, ma non per limiti inferiori”. E non si potranno utilizzare dove esiste un limite di velocità eccessivamente ridotto (inferiore a 50 km/h nelle strade urbane).

Il decreto precisa che l’utilizzo di dispositivi a bordo di un veicolo in movimento è consentito solo se c’è la contestazione immediata, altrimenti dovranno essere scelte postazioni debitamente visibili.

Il nodo omologazione

“Sicuramente il decreto introduce novità legislative favorevoli all’utente della strada, così come annunciato dai suoi promotori – commenta all’Adnkronos l’avvocato Massimiliano Baroni -. La cosa più grave, tuttavia, è che nel redigere questo decreto non si siano minimamente pronunciati sulla questione dell’omologazione, dopo che ad aprile una sentenza della Cassazione ha stabilito che, se gli autovelox non sono muniti di decreto di omologazione emesso dal ministero dei Trasporti, i dati che hanno rilevato sono inutilizzabili perché inattendibili. In Italia non esistono infatti autovelox omologati, ma solo approvati, e tutte le multe fatte da autovelox a partire dal 18 aprile sono impugnabili. E si vince”.

Qual è la dieta più sostenibile tra mediterranea, vegana o vegetariana?

Se la sostenibilità inizia (anche) dalla tavola, qual è la dieta più sostenibile? La filiera alimentate è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra, di cui il 60% circa proveniente da prodotti animali. La dieta vegetariana e quella vegana hanno quindi un impatto minore sull’ambiente rispetto alla dieta mediterranea, e sono anche più sostenibili economicamente.

Emerge da un’indagine condotta da Altroconsumo, che ha chiesto a un nutrizionista di costituire tre diete equilibrate dal punto di vista nutrizionale  (apporto calorico giornaliero di 2.000 kcal). Sulla base degli alimenti e delle quantità fornite per ogni dieta, è stato calcolato il costo e l’impatto ambientale.
In ogni caso, consumando alimenti più sostenibili, valorizzando i prodotti vegetali stagionali,  riducendo il consumo di carne e latticini è possibile prevenire alcune malattie e ridurre l’impatto ambientale.

Produzione di CO₂, consumo di suolo e acqua

Una persona adulta che segue la dieta mediterranea ogni settimana produce 15kg di CO₂ equivalente, consuma 19mq di suolo e 1.880 litri di acqua.

La dieta vegana è quella che complessivamente ha il minor impatto ambientale. Infatti, pesa il 32% in meno di quella mediterranea e il 18% in meno di quella vegetariana. Questo perché la dieta non prevede alimenti di origine animale e si basa sul consumo di cereali, legumi, verdura e frutta, olii, bevande vegetali e semi. Una persona adulta che segue la dieta vegana ogni settimana produce 8kg di CO₂ equivalente, consuma 15mq di suolo e 1.810 litri di acqua.

Il costo del regime alimentare

La dieta vegetariana che rispetto a quella vegana prevede anche uova e latticini, consuma più acqua, anche rispetto alla dieta mediterranea.
Infatti, un adulto che segue la dieta vegetariana ogni settimana produce 11kg di CO₂ equivalente, 17mq di suolo e 1.980 litri di acqua.

Ma il regime alimentare più economico è quello vegetariano. Il costo settimanale della spesa vegetariana è di 53 euro circa. Meno di quanto spende chi segue la mediterranea, che deve mettere in conto 63 euro circa a settimana, il 17% in più rispetto alla vegetariana.

Frutta e verdura fanno salire il conto

Per i vegani il costo della spesa settimanale è simile a quella dei vegetariani, 54 euro, mentre quella mediterranea costa il 15,5% in più. I vegani spendono di più per le alternative vegetali alle proteine (legumi, frutta secca, fonti proteiche alternative, come seitan e tofu,) che incidono per il 16% sulla spesa settimanale, oltre a frutta e verdura, che rappresentano il 45% della spesa.

Per chi segue la dieta mediterranea a incidere maggiormente sul costo della spesa settimanale è il pesce, che ne costituisce un quinto, mentre la carne pesa per l’8% e i latticini il 12%. Ma sono soprattutto frutta e verdura a far salire il conto, rispettivamente costituiscono il 16% e il 18% della spesa settimanale.

Mercato pubblicitario Out of Home: raggiunge 696 milioni nel 2023

Il digitale si sta facendo sempre più strada portando innovazione e guidando anche la crescita del mercato pubblicitario l’Out of Home (OOH). Secondo i dati dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano il mercato Out of Home tocca quota 696 milioni di euro (+13%), aumentando la sua importanza all’interno del Media Mix pubblicitario italiano. Raggiunge infatti il 7% della raccolta complessiva (+1% vs 2022).

In questo panorama è sempre più rilevante il ruolo del Digital Out Of Home (DOOH), che con 201 milioni di euro (+21%) pesa circa un terzo sulla raccolta totale del mezzo.
“Il trend positivo di questa componente sarà ancora più evidente nel 2024: il DOOH sarà infatti responsabile del 64% della crescita di questo Media prevista – dichiara Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio – e raggiungerà 242 milioni di euro (+21%), con un peso del 32% sulla raccolta complessiva”. 

Nuove opportunità grazie al Programmatic DOOH

Lo sviluppo della componente digital e i crescenti investimenti per la diffusione di impianti digitali portano nuove opportunità per il mercato Out of Home, che ora può sfruttare modalità di compravendita simili al Programmatic advertising disponibile per gli spazi pubblicitari online.

In particolare, il Programmatic Digital Out of Home (pDOOH) fa riferimento all’automazione del processo di acquisto, vendita e distribuzione dell’inventory degli schermi digitali, offrendo agli advertiser funzionalità di targeting avanzate per raggiungere gli utenti anche fuori casa.
In Italia il mercato del Programmatic DOOH è ancora piuttosto contenuto anche se registra tassi di crescita rilevanti: nel 2023 vale circa 10 milioni (+61%) e pesa il 5% della raccolta Digital Out of Home.

Le tecnologie di rilevazione dei dati

Il mercato a oggi è caratterizzato da una molteplicità di tecnologie e modalità di rilevazione di dati utili per la pianificazione e la misurazione delle campagne Out of Home.
In particolare le tecnologie di rilevazione si possono ascrivere a due categorie principali, le classi di dati provenienti da monitoraggio diretto da parte del Media Owner (sensori Wi-fi, beacon bluetooth, cam) e quelle derivanti da player terzi di diversi settori (GPS/SDK app, Telco/SIM).

Questi sistemi permettono di raccogliere dati e informazioni con i quali implementare metriche differenti (tra le quali viewers, tempo di permanenza, tempo di attenzione, frequenza di ritorno) volte a supportare una pianificazione efficace della campagna.

Rimangono alcune aree da migliorare

Se questi approcci abilitano l’effettiva possibilità di una valutazione dell’impatto atteso delle campagne, agli occhi degli advertiser rimangono alcune aree rilevanti di miglioramento.
Tra queste emergono soprattutto l’eterogeneità dell’offerta da parte delle concessionarie Out of Home, la frammentazione del mercato e la mancanza di uniformità delle metriche proposte, per cui una stessa metrica può essere basata su calcoli e dati diversi a seconda del Media Owner di riferimento.

Questo ha come conseguenza un sistema di misurazione che rende ancora ardua la valutazione di campagne complesse, soprattutto nel caso di stima dell’impatto di iniziative cross-media che vedono integrata all’OOH anche l’attivazione di altri mezzi (Tv, mobile, ecc.).

Lombardia, buone notizie sullo stato delle foreste: nel 2022 aumentano i boschi

Nel decennio 2009-2018 la superficie boscata nella regione Lombardia è aumentata complessivamente del 2,7%, mentre la realizzazione di nuovi boschi ha coperto una superficie di 176 ettari ogni anno.
Nel 2022 la superficie forestale in Lombardia è di 619.726 ettari e ricopre il 26% del territorio regionale. Un patrimonio in grado di assorbire ogni anno 3 tonnellate e mezzo di anidride carbonica, la principale responsabile del surriscaldamento globale.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto ERSAF dello Stato delle foreste lombarde nel 2022. L’andamento della superficie bosco è in continua espansione, ma con una presenza sbilanciata tra pianura, collina e montagna, e forti disparità di copertura tra superfici provinciali.

La provincia di Brescia vanta la superfice boscata maggiore

Più nel dettaglio, la provincia con la maggiore superficie boscata è Brescia, con 171.469 ettari, mentre Como e Lecco sono quelle con il tasso di boscosità più alto.
Nelle foreste lombarde sono presenti ben 17 specie, a dimostrazione della grande biodiversità del territorio, e gli alberi più rappresentati sono castagni (11,3%), abeti rossi (11,1%), carpini neri (10,8%) e faggi (10,4%).

I Piani di Indirizzo Forestale (PIF) gestiscono il 73% della superficie boscata regionale, che corrisponde a 455 mila ettari. Nel 2020 sono stati approvati tre nuovi PIF, mentre sei sono i nuovi Piani di assestamento forestale (PAF) che hanno portato il totale dei PAF a 88.
Per il triennio 2021-2023 Regione Lombardia ha messo a disposizione delle Comunità Montane uno stanziamento complessivo di 13 milioni e mezzo di euro (4 milioni e mezzo di euro l’anno) a sostegno del sistema agricolo e forestale.

Anche il bosco può cambiare “destinazione d’uso”

Nel 2022 sono stati collaudati 88,62 ettari di nuovi boschi, il dato più alto dal 2015. Sempre nel 2022 gli Enti forestali hanno autorizzato 610 richieste di trasformazione del bosco per 108,97 ettari, mentre per quanto riguarda le nuove destinazioni d’uso del bosco, quella prevalente è l’utilizzo a fini agricoli, che rappresenta il 21,3% (16,17 ettari) della superficie complessivamente richiesta.

La normativa nazionale e regionale stabilisce che chi viene autorizzato a ‘trasformare’ un bosco per cambiarne la destinazione d’uso, deve realizzare interventi compensativi attraverso la creazione di nuovi boschi o il miglioramento di quelli esistenti. 

Nel 2022 più incendi, ma la superficie colpita è la minore del decennio

A fronte di questi numeri, gli incendi registrati nel 2022 sono stati in numero decisamente superiore alla media regionale dell’ultimo decennio, complice l’andamento meteorologico particolarmente siccitoso.

La superficie media per evento, pari a 3,5 ha/incendio, è però decisamente al di sotto di quella del decennio. Quanto all’emergenza legata all’infestazione epidemica da bostrico, che colpisce l’abete rosso, prosegue nel 2022 e purtroppo risulta intensificata. Nelle valli con elevazione orografica inferiore, come la Valsabbia e la Valtrompia, la permanenza dell’abete rosso in purezza è da considerare ormai compromessa.