Mese: Maggio 2024

Autovelox: nuove regole grazie al decreto 

“Un decreto che mette fine alla giungla delle migliaia di autovelox selvaggi in tutta Italia”: così scrive su X Matteo Salvini, a proposito del decreto che regola gli autovelox voluto proprio dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

“Mettiamo un po’ di ordine, perché l’Italia non può avere da sola il 10% degli autovelox di tutto il mondo – afferma il ministro nella puntata di Quarta Repubblica su Rete 4 -. L’autovelox dove ci sono incidenti, dove c’è una scuola, un asilo nido, una casa di riposo, un ospedale, una strada stretta è sacrosanto, ma “l’anarchia dell’autovelox ovunque, magari mezzo nascosto per fregare l’automobilista, non sarà più possibile”.
In pratica, sì all’autovelox che salva le vite, no all’autovelox come “nuova tassa per chi va a lavorare”.

“Basta fare cassa sulla pelle degli automobilisti!’’

“I rilevatori di velocità saranno installati solo per prevenire incidenti, basta fare cassa sulla pelle degli automobilisti”, aggiunge Salvini. Gli autovelox dovranno essere segnalati in anticipo, 1.000 metri sulle strade extraurbane, 200 sulle strade urbane a scorrimento e 75 sulle altre strade.

La scelta dei tratti di strada sui quali collocare i dispositivi va individuata con provvedimento del prefetto, e selezionata in base a un elevato livello di incidentalità, documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali. Inoltre, viene fissata per la prima volta la distanza minima che deve intercorrere tra un dispositivo e l’altro (progressiva per tipo di strada) in modo da evitarne la proliferazione.

Niente radar in città sotto i 50 km/h

La velocità massima individuata dai dispositivi non deve essere inferiore di oltre 20 km/h rispetto a quella massima generalizzata. Ad esempio, sulle strade extraurbane principali, dove è previsto un limite di 110 km/h, “il dispositivo può essere utilizzato solo se il limite di velocità è fissato ad almeno 90 km/h, ma non per limiti inferiori”. E non si potranno utilizzare dove esiste un limite di velocità eccessivamente ridotto (inferiore a 50 km/h nelle strade urbane).

Il decreto precisa che l’utilizzo di dispositivi a bordo di un veicolo in movimento è consentito solo se c’è la contestazione immediata, altrimenti dovranno essere scelte postazioni debitamente visibili.

Il nodo omologazione

“Sicuramente il decreto introduce novità legislative favorevoli all’utente della strada, così come annunciato dai suoi promotori – commenta all’Adnkronos l’avvocato Massimiliano Baroni -. La cosa più grave, tuttavia, è che nel redigere questo decreto non si siano minimamente pronunciati sulla questione dell’omologazione, dopo che ad aprile una sentenza della Cassazione ha stabilito che, se gli autovelox non sono muniti di decreto di omologazione emesso dal ministero dei Trasporti, i dati che hanno rilevato sono inutilizzabili perché inattendibili. In Italia non esistono infatti autovelox omologati, ma solo approvati, e tutte le multe fatte da autovelox a partire dal 18 aprile sono impugnabili. E si vince”.

Tenore di vita e declassamento, perchè gli italiani hanno paura?

l proprio tenore di vita è in bilico, se non in calo: così lo percepirebbero i nostri connazionali. A dirlo è il recente Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’, commissionato da Cida e presentato alla Camera dei Deputati.

La scala sociale… è in discesa

Il 54,2% degli italiani percepisce un senso di declassamento, sentendo di retrocedere nella scala sociale. Questa sensazione è condivisa dal 48,4% del ceto medio, dal 66,7% dei ceti popolari e dal 42,2% degli abbienti. Tra le professioni, il 45,7% dei dirigenti, il 54,5% degli imprenditori e commercianti, il 50% degli impiegati, insegnanti e professioni intermedie, e il 59,1% degli operai avvertono questa percezione.

Il benessere diminuisce

Il 59,7% degli italiani avverte un calo del proprio tenore di vita. Questa sensazione è particolarmente diffusa nel 53,4% del ceto medio, nel 74,4% del ceto popolare e nel 40% dei benestanti. Un calo del tenore di vita è percepito dal 74,4% di chi ha un reddito fino a 15 mila euro, dal 63,6% tra 15 e 35 mila euro, dal 52,1% tra 35 e 50 mila euro e dal 40,3% di chi guadagna oltre 50 mila euro.

L’identikit del ceto medio

Il 60,5% degli italiani si dichiara appartenente al ceto medio, il 33,8% al ceto popolare e il 5,7% a quello benestante. Tra chi guadagna fino a 15 mila euro, l’11,3% si identifica come ceto medio, mentre questa percentuale sale al 46,4% tra 15 e 34 mila euro, al 26,7% tra 35 e 50 mila euro e al 15,6% oltre i 50 mila euro. Le quote più alte si trovano al Centro (66,3%) e nel Nord-Ovest (62,3%), meno nel Sud-Isole (55,5%).

Percezione della mobilità sociale

Il 76% degli italiani ritiene sempre più difficile salire nella scala sociale. Questa opinione è condivisa dal 74,7% del ceto medio, dal 79,5% del ceto popolare e dal 68,3% del ceto abbiente. La percezione del blocco della mobilità sociale è alta tra i redditi fino a 15 mila euro (78,5%), tra 15 e 35 mila euro (78,9%), tra 35 e 50 mila euro (77%) e oltre 50 mila euro (64,2%).

Com’è il sentiment?

Il 66,6% degli italiani pensa che le generazioni passate vivessero meglio, opinione condivisa dal 65,7% del ceto medio, dal 70,1% dei ceti popolari e dal 56,7% dei benestanti. Inoltre, il 76,1% ritiene che le generazioni future staranno peggio, inclusi il 75,1% del ceto medio, il 77,1% dei ceti popolari e il 78% dei benestanti.

Bolletta elettrica, perchè in Italia è tra le più care d’Europa?

Nel 2023, gli italiani hanno dovuto fronteggiare una spesa considerevole per l’elettricità, con una media di oltre 960 euro solo per la bolletta. Questa cifra – decisamente importante – supera di ben il 23% la media europea del 23%. Insomma, siamo tra i più “tartassati” del Vecchio Continente per quanto riguarda i costi dell’energia. 

Se le tariffe fossero adeguate, spenderemmo 180 euro in meno

Questo dato è stato calcolato da Facile.it, considerando i consumi di una famiglia-tipo italiana, pari a 2.700 kWh, e confrontandoli con le tariffe dell’energia elettrica rilevate da Eurostat in tutta l’Unione Europea. Se le tariffe italiane si adeguassero alla media europea, la spesa annuale si ridurrebbe di oltre 180 euro.

Italia, il sesto Paese in UE per costo delle bollette 

Nel secondo semestre del 2023, l’Italia è risultata essere il sesto paese più costoso in Europa per l’elettricità, con una tariffa media di 0,3347 €/kWh, tasse ed oneri inclusi. Nonostante un lieve calo dei prezzi rispetto al primo semestre, il costo rimane elevato rispetto ad altri paesi. La Germania, ad esempio, ha registrato un aumento del 20% rispetto all’Italia, seguita da Irlanda (+13%), Belgio (+13%), e Danimarca (+6%). Al contrario, la lista dei paesi con tariffe inferiori è lunga: la Francia ha registrato una tariffa media del 29% inferiore all’Italia, la Spagna del 43%, e la Svezia addirittura del 53%. L’Ungheria è emersa come il paese con le tariffe più basse, con una differenza del 196% rispetto all’Italia.

Le performance migliori (e le peggiori)

Considerando l’intero anno 2023, l’Italia ha registrato una delle performance peggiori in Europa, con una spesa annua che si attesta tra le più alte. Mentre in Italia si spendono circa 960 euro, paesi come Germania e Belgio superano i 1.100 euro, la Danimarca quasi i 1.000 euro e Cipro circa 970 euro. Al contrario, in Francia la spesa è stata inferiore ai 660 euro, con un risparmio di circa 300 euro rispetto all’Italia. Gli altri paesi europei hanno anch’essi registrato spese inferiori: Spagna e Svezia intorno ai 645 euro, Grecia a 627 euro, Portogallo meno di 590 euro e Ungheria solamente 310 euro.

Per concludere

In conclusione, l’Italia si trova ad affrontare una situazione di costi energetici elevati rispetto alla media europea, con conseguenti oneri finanziari per le famiglie italiane.