Mese: Giugno 2024

Fake e hard news: 6 lettori su 10 preoccupati per contenuti fasulli

Nel mondo, sei persone su 10, il 59% (+3% su anno) sono allarmate dal fatto di non riuscire a distinguere i contenuti affidabili da quelli inaffidabili online, soprattutto su piattaforme come TikTok e X, l’ex Twitter. Emerge dal Digital News Report 2024 dell’Istituto Reuters, condotto in 47 paesi, nell’anno in cui sono previsti importanti appuntamenti elettorali in tutto il mondo e milioni di persone alle urne.

I social, in particolare, TikTok e X in Regno Unito, Stati Uniti e Messico, “hanno ospitato disinformazione e teorie cospirazioniste sulla guerra a Gaza e sulla salute della principessa del Galles“, sottolinea il rapporto, che segnala una crescita generale di preoccupazione per le foto generate dall’Intelligenza artificiale e i video deepfake.

Si all’AI generativa ma solo per sport e intrattenimento 

Cautela viene espressa poi dagli intervistati sull’uso dell’Intelligenza artificiale generativa per  quanto riguarda le notizie, soprattutto le ‘hard news’, come quelle relative alla politica e la guerra.
Solo il 23% di intervistati negli Usa e il 15% in Europa è favorevole alla scrittura di notizie generate prevalentemente con l’AI e la supervisione umana, mentre più disponibilità a notizie scritte dai giornalisti con un aiuto dell’Intelligenza artificiale generativa. IN questo caso, è favorevole il 42% in Usa e il 33% in Europa.

“C’è più apertura nell’uso dell’AI generativa per la copertura di argomenti come lo sport e l’intrattenimento e per attività più di routine e secondarie, come la trascrizione e la traduzione, ma non nel sostituire i giornalisti”, spiega l’analisi.

Il video e la sfida della monetizzazione

I contenuti video stanno diventando una fonte sempre più importante per le notizie online, soprattutto tra i più giovani.
Il 66% delle persone accede a brevi video di notizie ogni settimana, mentre i formati più lunghi ne attirano circa il 51%. La fruizione avviene sulle piattaforme online (72%) piuttosto che sui siti degli editori (22%), aumentando le sfide legate alla monetizzazione.

“I video offrono un’ampia gamma di contenuti, ma molte redazioni tradizionali sono ancora radicate in una cultura basata sul testo, e gli editori sono riluttanti perché i conti non quadrano”, commenta Nic Newman, autore del rapporto.

Giornalisti, podcast o influencer? 

La ricerca rileva inoltre che gli utenti di TikTok, Instagram e Snapchat tendono a prestare maggiore attenzione a influencer e celebrities piuttosto che ai giornalisti, mentre su Facebook e X  hanno ancora appeal le testate giornalistiche.

In molti paesi, riporta Ansa, si registra un declino per la fruizione delle news sui social tradizionali come Facebook (37%, -4% su anno) e X (10%), che investono più sui creatori di contenuti. Anche YouTube (31%), WhatsApp (21%) e TikTok (13%) vengono usati per la fruizione delle news.
I podcast di notizie attraggono giovani e persone più istruite, ma costituiscono un’attività minoritaria. In un paniere di 20 paesi, un terzo (35%) delle persone accede mensilmente a un podcast.

Pride Month: ancora divari di genere nel 2024, GenZ più propensi a identificarsi come LGBT+

La GenZ probabilmente è la prima generazione veramente globale, quindi, anche nei Paesi conservatori, ha opinioni più aperte sui temi della sessualità e del genere. Tanto che il 17% della GenZ si identifica come LGBT+ rispetto all’11% dei Millennials, al 6% della Generazione X e al 5% dei Boomers.

L’Ipsos LGBT+ Pride 2024 condotto in 26 Paesi rileva permangono divari di genere, generazionali e geografici su diverse questioni. Ad esempio, il sostegno alle unioni omosessuali varia notevolmente da Paese a Paese: se in Svezia l’86% è favorevole al matrimonio/riconoscimento legale delle unioni omosessuali in Turchia lo è il 37%.
Insomma, un’ondata di bandiere multicolori un mese all’anno non significa che la lotta per la parità dei diritti per la comunità LGBT+ sia stata vinta.

Sì a legalizzare le unioni omosessuali

Una forte maggioranza (71% in 23 Paesi, -3% dal 2021) concorda sul fatto che le coppie omosessuali dovrebbero essere autorizzate a sposarsi o legalizzare la loro relazione.
In Italia il 77% è favorevole a una qualche forma di riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. Nello specifico il 58% è favorevole al matrimonio egualitario e il 19% al riconoscimento legale, mentre i contrari sono il 10%. 

Anche il sostegno verso le adozioni varia tra i diversi Paesi oggetto dell’indagine, con l’82% della Thailandia a favore e il 29% della Turchia contrario. In Italia, la maggioranza assoluta (66%) è favorevole alle adozioni per le coppie omosessuali, mentre il 30% è contrario. 

Persone transgender ancora discriminate

Se negli ultimi anni è evidente una maggiore apertura dei confronti del matrimonio egualitario, al contrario c’è una preoccupazione diffusa per le discriminazioni subite dalle persone transgender. Una media globale del 66% afferma che sono molto discriminate nella società attuale. 

Il 72% sostiene che dovrebbero essere protette da discriminazioni sul lavoro, nell’alloggio e nella socialità. Nonostante queste posizioni di sostegno, solo la metà (51% nei 26 Paesi) è d’accordo sul fatto che le persone transgender dovrebbero essere autorizzate a utilizzare bagni o spogliatoi che corrispondono al genere con cui si identificano, mentre il 34% si oppone. 
Il 50% è poi d’accordo che i documenti d’identità rilasciati dal governo debbano includere un’opzione diversa da ‘maschio’ e ‘femmina’.

Ragazze GenZ più solidali dei coetanei   

Di fatto, le donne GenZ sono più propense dei coetanei maschi a sostenere diritti e protezioni per le persone LGBT+. Per il 65% delle donne GenZ le coppie dello stesso sesso devono potersi sposare legalmente, contro il 45% dei GenZ uomini.

La discordanza tra i sessi nella GenZ si estende anche ad altre questioni relative ai diritti LGBT+, come l’importanza di leggi che proibiscano la discriminazione basata sull’orientamento sessuale nell’occupazione, nell’educazione, nell’alloggio e nei servizi sociali.
Inoltre, le donne della GenZ tendono ad appoggiare maggiormente le aziende e i marchi che si impegnano attivamente per l’uguaglianza delle persone LGBT+ (58% vs 37% uomini).