Cosa augurano gli italiani a Natale? Una vita senza stress e ansia

L’anno volge al termine, e in un periodo di sfide globali che mettono a dura prova la società, emerge una profonda necessità di ritornare ai valori fondamentali e alle priorità più preziose.
Gli italiani sono sempre più in affanno, e la condizione di precarietà si ripercuote anche sui buoni auspici che si augurano a Natale. Insomma, basta con i tradizionali “auguri a te e famiglia”.

Un’indagine promossa da Baci Perugina, condotta su un campione di 1200 utenti web, rivela ciò che gli italiani vorrebbero davvero augurarsi a Natale: soprattutto una vita senza stress e ansia (71%).
Seguono prospettive lavorative migliori e stabili (59%), serenità di vivere in un mondo all’insegna della pace (66%) e salute per sé stessi e i propri cari (62%).

Il periodo preferito dell’anno

Il Natale è da sempre un periodo speciale, capace di portare serenità e magia, e far ‘rallentare’ quanto basta per riflettere sulle cose che veramente contano nella vita.
Il 64% degli intervistati attende il periodo natalizio poiché è un momento di pausa, dove alcuni gesti ricevono maggiore attenzione.

Ma non solo, c’è anche chi lo definisce ‘il periodo preferito dell’anno’ (56%) o chi lo accosta d un’atmosfera ideale per i buoni sentimenti (49%) e sentire persone solitamente distanti (44%).

ChatGPT, scrivi una frase augurale

Ma come scrivono le frasi d’augurio e buon auspicio gli italiani?
Utilizzando frasi standard (25%), in modo personalizzato (24%), con citazioni d’autore (21%) oppure scegliendo versi di canzoni (18%).
Ma in un momento storico sempre più frenetico in cui tutto ciò che si vive è anche online non sorprende che per scrivere i propri biglietti d’auguri il 29% attinga da internet, dai social (26%), dai libri (22%) e il 17% chiede di scriverli direttamente all’Intelligenza artificiale (ChatGPT).

E prima ancora dei classici cartoncini scritti a mano (26%) gli italiani preferiscono inviare i propri auguri di Natale tramite Whatsapp (32%).
A seguire, i tradizionali auguri fatti a voce nel giorno di Natale o alla Vigilia (21%) e quelli scritti via e-mail a clienti e colleghi nei giorni che precedono le festività (14%).

Gli auguri preferiti sono quelli ricevuti dal partner

Non ci sono dubbi, invece, sulle persone da cui gli italiani preferirebbero ricevere gli auguri: al primo posto il partner (30%), seguiti da genitori (27%), amici (22%) e parenti (15%).

Diverso è il periodo in cui si preferisce fare i propri auguri: c’è chi li manda durante la mattina di Natale (32%) o nel corso della giornata, e chi invece la vigilia (31%), senza contare chi li invia le settimane precedenti per condividere gli auguri con colleghi, clienti e amici prima della chiusura (11%).
In ogni caso, per accompagnare un messaggio di auguri, gli italiani optano per un regalo personalizzato (26%), seguito dal tradizionale cesto natalizio (23%), gioielli (17%), giochi (14%) e le piante (13%).

Aziende italiane, investire sui talenti della GenZ… premia

Il premio Company for generation Z, istituito dalla business school Radar Academy per dare risalto alle aziende che investono sui giovani della GenZ, anche nel 2023 ha premiato a Milano le prime 41 aziende distinte per aver realizzato piani concreti di valorizzazione in 10 ambiti.

I giovani della GenZ, ovvero i nati tra il 1995 e il 2010, in Italia sono più di 8 milioni. Rappresentano la generazione digitale che non ha mai conosciuto un mondo senza Internet, smartphone, social network e nuove tecnologie.
La GenZ è la frontiera del nuovo mondo del lavoro, ed è la principale interprete del futuro. La sfida del futuro del lavoro, quindi, passa inevitabilmente dall’investimento nelle nuove generazioni.

Il riconoscimento speciale “Passaggio Generazionale 2023”

Gli ambiti di valorizzazione dei giovani considerati dal Premio sono il numero di assunzioni di giovani nati dopo il 1995, numero di stage attivati, percorsi e prospettive di carriera, welfare aziendale e benessere della persona, smartworking e lavoro ibrido, percorsi di formazione, politiche di talent retaining, progetti con scuole, università e business school, diversità e inclusione, responsabilità e sostenibilità.

È stato poi istituito anche il riconoscimento speciale ‘Passaggio Generazionale 2023’, pensato per premiare le realtà aziendali e professionali in cui si realizza un passaggio generazionale al vertice dell’organizzazione.
Nell’edizione 2023 il premio è andato all’avvocato e giuslavorista Francesco Rotondi, fondatore dello studio LabLaw, per aver lascito il timone dello studio, pur essendo in piena attività, a un giovane avvocato di 35 anni, Alessandro Paone.

Rinnovare anche a livello sociale e del sistema Paese

“Il premio Company for generation Z ha lo scopo di dare visibilità a una tematica centrale per il nostro futuro: l’investimento nelle giovani generazioni che saranno protagonista del cambiamento in atto – spiega Ernesto D’Amato, ceo di Radar Academy -. In questo passaggio il ruolo delle aziende e del mondo del lavoro sarà determinante per accogliere e far sprigionare tutto il potenziale innovativo e valoriale della Generazione Z. Un ruolo, quello delle imprese, finalizzato non solo a un rinnovamento sul piano lavorativo e organizzativo ma anche sul piano sociale e dell’intero sistema Paese”.

Da Lidl a Unicredit, Moleskine, Oracle… ecco i brand vincenti

Tra le aziende premiate, Unicredit, Coca Cola HBC, Lidl, Luisa Via Roma, Ntt Data, Lavorint, ABL Consultancy, Manpower Group, Leroy Merlin, Sidea Group, Borgo Egnazia, Danone, Primo Group, Rai Pubblicità, Netcom, Free Mind Foundry, One day, I Genous, ADHR, LHH, Laminazione Sottile, Acqua Minerale San Benedetto, Brain Computing, Moleskine, Oracle, Ferrero, Enel, AFV Beltrame Group, GMM Farma, P&G, Whirlpool, Per Formare, Formamentis, Tecno, Bosh Italia, Culligan, Zextras.

Vino, con l’inflazione cala il consumo. Però…

Il mercato del vino sta attraversando un periodo complesso, caratterizzato da sfide e cambiamenti significativi. L’inflazione e la congiuntura economica negativa hanno portato a una diminuzione dei consumi di vino in tutto il mondo, Italia compresa, e a una revisione sostanziale dei comportamenti di acquisto, con rinunce e privazioni.

A causa dell’aumento dei prezzi nel settore alimentare e delle bevande, con un incremento del 3,1% nel prezzo del vino nell’ultimo anno, i consumatori italiani hanno perso 6.700 € pro-capite dal 2021 al primo semestre del 2023. Di fronte a questa situazione, il 75% degli italiani ha adottato strategie come la riduzione degli sprechi alimentari o l’aumento degli acquisti in promozione.
Nei primi nove mesi del 2023, le vendite di vino nella GDO italiana sono diminuite di oltre il 3% in volume, mentre il canale HORECA sta rallentando la crescita a causa di flussi turistici inferiori e della ridotta frequenza degli italiani a pranzare o cenare fuori casa.

Un osservatorio per comprendere i trend, anche nel bicchiere

Per comprendere i cambiamenti nei comportamenti di acquisto e consumo di vino, l’osservatorio Wine Monitor di Nomisma ha condotto una survey sui consumatori finali in Italia. Nel periodo gennaio-settembre 2023, le vendite al dettaglio di vino hanno raggiunto i 65 miliardi di euro, in crescita a valore rispetto al 2022 a causa dell’inflazione, ma ancora in calo in volume, sebbene si intraveda un’attenuazione della diminuzione.

In GDO, le categorie IGP/DOP e i vini bianchi si comportano meglio a livello di vendite a valore, mentre nei discount i bianchi e i vini da tavola hanno prestazioni migliori. I rosati, seppur rappresentino una parte marginale delle vendite, registrano una crescita significativa. Gli spumanti sono l’unica categoria in crescita anche in volume in GDO.

Soffrono tutti i canali

Tuttavia, la congiuntura economica negativa influisce su tutti i canali di consumo. La survey di Nomisma a ottobre 2023 rivela che il 76% degli italiani ha consumato vino a casa propria o da parenti e amici nell’ultimo anno, mentre solo il 24% lo ha fatto in locali e ristoranti. Il 20% di coloro che consumavano vino a casa ha ridotto o smesso di farlo nel 2023, mentre il 21% ha ridotto i consumi fuori casa e il 4% ha smesso del tutto.

Per quanto riguarda le prospettive future, il 75% degli intervistati prevede che le abitudini di consumo di vino rimarranno stabili nei prossimi sei mesi, e solo il 5% prevede un aumento. Circa il 24% degli italiani intende iniziare o aumentare gli acquisti diretti dai produttori, mentre il 9% utilizzerà maggiormente i canali online.

Le differenze generazionali

Queste tendenze differiscono per generazione, con gli under 25 che si approcciano al vino in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti, bevendo meno e preferendo consumare fuori casa.
Gli under 25 mostrano anche maggiore attenzione alla sostenibilità e sono interessati ai vini a minor contenuto alcolico. Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria, Retail e Servizi di Nomisma, sottolinea come questi trend siano destinati a rafforzarsi ulteriormente.

Legge europea sulla cybersecurity: le aziende tech chiedono più flessibilità

La Commissione Europea ha pubblicato la bozza di legge sulla cybersecurity nel mese di settembre 2022, e la sua entrata in vigore è prevista per il 2024.
Ma un gruppo di aziende, tra cui Ericsson e Nokia, ha lanciato un’allerta riguardo alla proposta di legge, sostenendo che potrebbe creare ostacoli e interruzioni nelle catene di approvvigionamento.

In una lettera inviata alla Commissione Europea, il gruppo industriale Digital Europe ha affermato che l’ampio campo di applicazione della bozza di legge avrebbe un impatto su milioni di dispositivi connessi, che vanno dagli elettrodomestici ai giocattoli fino agli strumenti di cybersecurity.

Una proposta non in grado di regolamentare i diversi tipi di prodotti

Digital Europe rappresenta l’industria per la trasformazione digitale in Europa e comprende 106 aziende globali dei settori informatica, telecomunicazioni ed elettronica di consumo.
Secondo le aziende la misura legislativa impedirebbe la commercializzazione di dispositivi sicuri per i clienti europei, che si vedrebbero quindi privati di alcuni importanti prodotti di queste aziende. 

Oltre a Nokia ed Ericsson, nella lettera di Digital Europe hanno apposto la loro firma anche Siemens, Robert Bosch, Schneider Electric ed ESET.
Le aziende firmatarie sostengono da sempre la necessità di regole orizzontali sulla cybersecurity per i prodotti connessi invece di una serie di regolamentazioni settoriali diverse. Ma ritengono che la proposta attuale non sia in grado di regolamentare in maniera adeguata i diversi tipi di prodotti.

La valutazione attraverso terze parti potrebbe ostacolare le catene di approvvigionamento

Un punto critico per i produttori è la richiesta di dimostrare la conformità attraverso certificatori terzi per una categoria di prodotti ad alto rischio con funzionalità di cybersecurity, come la gestione delle password o il rilevamento delle intrusioni.

Il gruppo sostiene che questi componenti siano fondamentali per l’economia e che la valutazione attraverso terze parti possa causare ostacoli simili a quelli causati dalla pandemia di Covid-19 nelle catene di approvvigionamento europee, danneggiando la competitività.

Poter valutare la priorità nella risoluzione delle vulnerabilità

Sono state sollevate preoccupazioni anche riguardo all’obbligo di segnalare le vulnerabilità non ancora risolte. Le aziende, riferisce Adnkronos, ritengono che i produttori debbano essere autorizzati a valutare la priorità della risoluzione delle vulnerabilità rispetto alla segnalazione immediata, basandosi su ragioni legate alla cybersecurity.

Di conseguenza, le aziende hanno chiesto maggiore flessibilità, suggerendo che la legislazione permetta possibilità di autovalutazione e una significativa riduzione del numero di prodotti inclusi nella categoria. Hanno inoltre proposto di concedere almeno 48 mesi per lo sviluppo di uno standard più armonizzato.

Acquisti online: nel 2023 superano 54,2 miliardi di euro

Nel 2023 l’e-commerce di prodotto tocca 35 miliardi di euro, +8% rispetto al 2022. Una crescita più controllata rispetto agli anni scorsi, e in buona parte legata all’inflazione.
Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c, giunto alla ventitreesima edizione, gli acquisti e-commerce B2c degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro (+13%), con i servizi che vivono una ‘seconda giovinezza’, soprattutto grazie alle performance del settore Turismo e Trasporti (+30%), e il valore degli acquisti che raggiunge 19,2 miliardi di euro (+25%).
Il digitale ormai à essenziale per il Retail. “Dell’eCommerce viene particolarmente apprezzata la capacità di amplificare la relazione tra brand e consumatori e di estendere, in termini spazio-temporali, una visita occasionale e discontinua in negozio in una relazione potenzialmente continua”, commenta Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c. 

Il mercato B2c

Nel 2023 il tasso di penetrazione dell’online sui consumi totali, online e offline, guadagna un punto percentuale e arriva al 13%, con valori diversi nelle componenti di prodotto (11%) e di servizio (17%).
I comparti di prodotto più dinamici, con tassi di crescita in linea o superiori alla media (+8%), sono Beauty (+11%), Informatica ed elettronica di consumo (+8%) ed Editoria (+8%).
Crescono, seppur a ritmi più contenuti, anche Abbigliamento (+7%) e Arredamento e home living (+7%), mentre fatica il Food&Grocery (-0,5%).

La sfida per i merchant: flessibilità e sostenibilità

“L’e-commerce B2c online in Italia continua a crescere, anche se più lentamente rispetto agli ultimi anni, e ha assunto ormai una rilevanza tale da essere considerato centrale e indispensabile per l’evoluzione del Retail. Tuttavia, l’inflazione, i cambi normativi, l’attenzione crescente dell’opinione pubblica e delle istituzioni alla tutela dell’individuo – afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – rendono necessari continui interventi di trasformazione della catena del valore dell’e-commerce. Oggi la sfida per i merchant è orientata in particolar modo alla flessibilità e alla sostenibilità, per garantire il rispetto dei principi sociali e la salvaguardia dell’ambiente”.

Made in Italy e digitale, due leve chiave per l’export

Dopo l’accelerazione nell’ultimo triennio, il numero di consumatori digitali italiani si è stabilizzato a 33 milioni.
“Se da una parte i consumatori italiani sono alle prese con le dinamiche di inflazione e incertezza economica, specialmente nel settore alimentare e dei beni durevoli, è bene ricordare che le dinamiche di recessione non impattano direttamente, invece, quei consumatori di beni di lusso e di alta gamma nei settori come il Fashion, il Design, il Food, l’Automotive e la Cosmetica – aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È per tutte queste ragioni che le aziende devono poter sviluppare la propria offerta sfruttando due leve chiave per l’export: da una parte, ‘il Made in Italy’ come biglietto da visita per aprire le porte dei mercati esteri, dall’altra il ‘digitale’ come abilitatore per accedervi con maggiore semplicità”.

Come allestire uno stand fieristico di successo

Partecipare a una fiera è un’ottima opportunità per promuovere la propria attività e acquisire nuovi clienti.

Bisogna chiaramente considerare che, per ottenere i risultati desiderati, è necessario allestire uno stand fieristico efficace e ben progettato.

Proprio per questo abbiamo pensato di fornirti alcuni consigli utili che possono rivelarsi utili nel momento in cui avrai la necessità di allestire uno stand fieristico che si faccia notare, aiutandoti a raggiungere i tuoi obiettivi di business.

Definisci i tuoi obiettivi

Prima di iniziare ad allestire il tuo stand fieristico, è importante definire i tuoi obiettivi, così da non navigare a vista ma al contrario seguire un’idea ben precisa.

Cosa vuoi ottenere partecipando a questa fiera? Vuoi aumentare la brand awareness? Generare lead? Acquisire nuovi clienti?

Una volta che avrai definito i tuoi obiettivi potrai iniziare a pianificare ogni aspetto del tuo stand, in modo da lavorarare proprio nell’ottica di raggiungerli.

Scegli il giusto spazio

La dimensione dello spazio che ti viene assegnato in occasione della fiera o esposizione è un fattore importante, probabilmente il principale da considerare.

Se avrai a disposizione un piccolo spazio infatti, dovrai essere ancora più creativo per far sì che il tuo stand possa essere comunque efficace ed attraente.

Se, al contrario, ti verrà assegnato uno spazio un po’ più grande, dovrai assicurarti che questo sia ben organizzato e che non risulti essere troppo dispersivo.

Scegli il giusto design

Il design del tuo stand è un aspetto fondamentale per catturare l’attenzione dei visitatori ed indurli a fermarsi per visitare il tuo spazio espositivo. Usa immagini accattivanti per farti notare, e adopera colori vivaci che possano ricordare quelli del tuo brand o logo.

Assicurati inoltre che il tuo stand sia ben illuminato e che sia facile da fruire, senza elementi di arredo che diano fastidio o che occupino troppo spazio  costringendo le persone a stare troppo vicine tra loro.

Usa i materiali giusti

I materiali che scegli per il tuo stand dovrebbero essere solidi e resistenti, ma soprattutto facili da piegare, trasportare e montare.

In questa maniera sarà molto più semplice spostare ogni arredo o attrezzatura da una fiera all’altra, riuscendo a smontare e rimontare tutto con semplicità.

Alcuni tra i materiali maggiormente utilizzati per gli stand fieristici sono pannelli in forex, il plexiglass ed il metallo.

Consigli aggiuntivi

  • Tra le varie soluzioni, considera anche la possibilità di posizionare una insegna neon led che possa catturare l’attenzione dei clienti. Questa tipologia di insegne sono una soluzione efficace per farsi notare in un contesto affollato come solitamente avviene in una fiera. Esse possono essere utilizzate per mostrare o evidenziare il logo della tua azienda, un messaggio promozionale o un’immagine accattivante, magari riferita ad un prodotto o servizio.
  • Assicurati che lo stile del tuo stand sia in linea con quello del tuo marchio. Il design e i colori prescelti dovrebbero riflettere l’identità della tua azienda o realtà commerciale. Questo aiuterà i visitatori a riconoscere la tua attività e a ricordarsi della tua presenza in fiera anche in futuro.
  • Tieni d’occhio il budget che hai a disposizione. Allestire uno stand fieristico può essere costoso, anche in relazione alle dimensioni dello spazio da allestire. Assicurati di tenere d’occhio il tuo budget e di non spendere più del necessario.

Conclusione

Allestire uno stand fieristico efficace e di successo richiede certamente del tempo e alcune accortezze da parte tua.

Mettiti nei panni di un potenziale cliente e pensa a tutte quelle soluzioni che potrebbero catturare la tua attenzione inducendoti a visitare lo stand, ed individua gli elementi visivi più accattivanti che possono aiutare le persone a memorizzare i tuoi prodotti o servizi.

Generazione Z a tavola: piacciono semplicità, salute e sostenibilità

Una recente indagine condotta da Ipsos per l’Osservatorio Cirfood District ha esaminato il rapporto delle giovani generazioni con il cibo e il settore della ristorazione. La ricerca ha coinvolto ragazzi tra i 16 e i 26 anni provenienti da tutta Italia, attraverso 500 interviste basate sulla metodologia CAWI.
Questo studio ha offerto una panoramica approfondita sulle abitudini alimentari dei giovani e la loro relazione con il cibo, mettendo in luce gli aspetti positivi e le sfide del settore food.

Benessere fisico e alimentazione: vince la consapevolezza 

I risultati dell’indagine rivelano che il 73% dei giovani intervistati è soddisfatto del proprio peso, mentre il 67% è contento della propria forma fisica. Questa soddisfazione è attribuita all’attività motoria e all’attenzione dedicata all’alimentazione. Ciò conferma che esiste una consapevolezza crescente tra i giovani riguardo all’importanza di adottare stili di vita sani per migliorare il benessere fisico.
Tuttavia, il 27% del campione dichiara che mantenere il giusto bilanciamento tra alimentazione e salute è spesso difficile, mentre per il 44% è quasi una sfida.

Il cibo per la Gen Z

Secondo l’indagine, la Generazione Z cerca nel cibo qualità e semplicità. Per il 36% dei giovani, gli alimenti dovrebbero essere semplici, senza ingredienti troppo lavorati. Ma c’è di più. Per il 24% dei ragazzi, mangiare è anche un’esperienza “divertente”, che permette di imparare nuove ricette, ingredienti e culture. Il 22% del campione considera il cibo una leva per migliorare la propria salute, mentre il 20% lo utilizza per ricaricare le energie.

La qualità di ciò che si mette in tavola è un aspetto fondamentale per i giovani, con il 38% che preferisce prodotti Made in Italy, il 27% che cerca alimenti sostenibili, il 27% che evita cibi prodotti con antibiotici o ormoni e il 26% che predilige alimenti da allevamenti rispettosi del benessere animale. Questi dati indicano una chiara consapevolezza dei giovani riguardo al proprio ruolo all’interno del sistema alimentare.

Obiettivo sostenibilità

Il 91% degli intervistati è d’accordo sulla necessità di rivedere il modo in cui il cibo viene prodotto e consumato. Questo approccio mira a favorire un sistema alimentare globale più sostenibile, contrastando i modelli che accelerano la deforestazione, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

Mangiare fuori casa

L’indagine ha anche esplorato gli alimenti irrinunciabili per i giovani. Spiccano pizza (50%) e pasta (42%), ma anche frutta fresca (42%), carne bianca (39%), riso e cereali (38%). Inoltre, il 66% dei giovani afferma di cenare fuori casa almeno una volta alla settimana in ristoranti italiani, fast food e pub.

Questi pasti rappresentano un’importante occasione di socialità per la Generazione Z: sono momenti privilegiati per incontrare amici (34%), provare nuovi cibi (31%) e trascorrere momenti speciali con il partner (26%).

Mercato Cloud italiano, il valore aumenta del 19% in un anno

Nel 2023, il mercato del Cloud in Italia continua a crescere in modo significativo, raggiungendo un valore complessivo di 5,51 miliardi di euro. SI tratta di un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Nonostante le nuove complessità dovute a fattori geopolitici, alla crisi energetica e all’incremento dell’inflazione, le imprese italiane continuano a valutare positivamente il loro percorso di digitalizzazione, che si basa sempre più sul Cloud. 

La crescita più marcata è guidata dai servizi infrastrutturali

La crescita più marcata è guidata dai servizi infrastrutturali (IaaS), che raggiungono un valore di 1,511 miliardi di euro (+29% rispetto al 2022), equiparando la quota rappresentata dai servizi software (SaaS), storicamente più diffusi.

Nonostante l’andamento dell’inflazione, le grandi imprese non hanno ridotto la spesa Cloud, grazie alla previa allocazione dei budget su progetti strategici a tariffe fisse. Gli investimenti significativi dei principali fornitori di servizi Cloud nel mercato italiano dei data center indicano una crescente domanda per tali servizi. Questi dati emergono dall’Osservatorio Cloud Transformation, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. 

Incremento più significativo per la componente Public Cloud & Hybrid Cloud

La componente Public Cloud & Hybrid Cloud è quella che mostra la crescita più significativa, con una spesa di 3,729 miliardi di euro (+24% rispetto al 2022). Altri segmenti includono Virtual & Hosted Private Cloud, che raggiunge 1,034 miliardi di euro (+9%), e Data Center Automation, con una crescita del 10% e un totale di 748 milioni di euro.

All’interno del Public & Hybrid Cloud, IaaS è il segmento che cresce di più, raggiungendo 1,511 miliardi di euro (+29% rispetto al 2022) e rappresentando il 41% del mix complessivo. PaaS cresce del 27% con un totale di 686 milioni di euro, spinto da opportunità legate all’Intelligenza Artificiale e Analytics. Il segmento SaaS cresce del 19%, raggiungendo un valore complessivo di 1,532 miliardi di euro.

Il mercato si allarga alle PMI

Attualmente, l’87% della spesa Cloud italiana proviene dalle grandi imprese, ma anche le PMI stanno aumentando l’adozione di servizi Cloud pubblici (+34%, per un totale di 478 milioni di euro nel 2023) grazie a iniziative come i fondi del PNRR. Sebbene oltre la metà delle applicazioni aziendali delle grandi imprese (51%) risieda ora nel Cloud, le sfide per la trasformazione tecnologica e culturale rimangono significative.

La cultura organizzativa rimane orientata al risparmio sui costi rispetto all’innovazione e alla digitalizzazione, con il 63% delle organizzazioni che misura ancora l’apporto del Cloud in base ai costi risparmiati rispetto alle configurazioni on-premise.

Lavoro, quali sono le professioni più ambite dagli italiani?

Medico, avvocato, influencer oppure calciatore? In un contesto sociale e culturale che cambia a una velocità impressionante, quali sono oggi le professioni più desiderate? E come questa classifica è mutata nel corso degli ultimi dieci anni? Una ricerca condotta da Adecco, società del The Adecco Group che si occupa dello sviluppo e della valorizzazione delle risorse umane, ha rivelato come le opinioni degli italiani riguardo alle professioni desiderate abbiano subito rivoluzioni significative rispetto al decennio scorso.

Il settore della salute e del benessere tra i preferiti

Dallo studio si scopre che l’interesse per le professioni sanitarie e legate al benessere psico-fisico è aumentato moltissimo. Questo cambiamento è stato influenzato dal ruolo cruciale che i professionisti di questi settori hanno svolto durante la pandemia degli anni precedenti. L’interesse verso la professione medica è cresciuto del 85%, mentre quello verso l’infermieristica è aumentato del 39% rispetto a dieci anni fa. Le professioni legate al benessere mentale e fisico, come lo psicologo (+148%) e il nutrizionista (+349%), hanno registrato un notevole aumento, in linea con l’incremento della sensibilità verso la salute mentale e l’importanza di una dieta equilibrata per uno stile di vita sano. Al contrario, l’interesse per la professione di personal trainer è diminuito del 5%.

Le competenze umanistiche piacciono, ma unite a quelle digitali

Le professioni umanistiche godono ancora di un forte interesse in Italia, nonostante l’avanzamento della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Le competenze umanistiche rimangono preziose, ma sono spesso integrate con quelle digitali. Rispetto a dieci anni fa, si è osservato un aumento significativo dell’interesse per le carriere legate alla diffusione della conoscenza e alla narrazione. Gli italiani interessati a diventare scrittori sono aumentati del 75%, mentre coloro che vogliono diventare professori sono cresciuti del 78%, e chi desidera diventare insegnante è aumentato del 123%. Al contrario, l’interesse per la professione di archeologo è diminuito del 51%, e quello per il giornalismo è sceso del 9%, probabilmente a causa delle sfide che questi settori stanno affrontando.

Influencer? Sì grazie

Il settore dello spettacolo e dell’intrattenimento ha subito profonde trasformazioni negli ultimi dieci anni, principalmente a causa dell’ascesa dei social network e dello streaming televisivo. L’interesse per diventare cantanti è diminuito del 50%, mentre quello per diventare youtuber è sceso del 13%. D’altro canto, l’interesse per diventare influencer è cresciuto del 505%, anche se bisogna considerare che questa professione era ancora agli albori nel 2013. Si osservano differenze di genere, con l’interesse per diventare modelli in crescita del 41% tra gli uomini e in calo del 39% per gli attori. Tra le donne, l’interesse per diventare modelle è diminuito del 17%, mentre quello per diventare attrici è aumentato del 5%.

Calciatore e pilota nel campo dello sport

Le professioni giuridiche, come giudici e avvocati, sembrano non essere più così attraenti come un tempo. L’interesse per diventare notaio è aumentato del 116%, ma le carriere di giudice e avvocato hanno registrato un calo del 20% e del 28%, rispettivamente. Nel settore delle professioni sportive, la carriera di calciatore rimane attraente, con un aumento dell’interesse del 27% rispetto a dieci anni fa. Tuttavia, la professione di pilota è quella che ha registrato la crescita più significativa, con un aumento del 44%. L’interesse per diventare allenatore è diminuito del 9%. Infine, c’è stato un notevole calo dell’interesse verso le professioni legate alla sicurezza e alle forze dell’ordine. L’interesse per diventare poliziotto è diminuito del 21%, quello per diventare pompiere del 32% e per diventare carabiniere del 42%. 

Cosa pensano i giovani e le giovani della violenza tra pari?

I ragazzi e le ragazze adolescenti in Italia sono concordi: a commettere atti di violenza nel nostro Paese sono i ragazzi maschi, soprattutto se in gruppo, e gli uomini adulti che è possibile incrociare anche fuori da scuola. Quattro giovani italiani su cinque ritengono però che una donna possa sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole, ma uno su cinque crede che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale se mostrano un abbigliamento o un comportamento eccessivamente provocante. È quanto emerge dall’indagine ‘I giovani e la violenza tra pari’, condotta da Ipsos per ActionAid con il supporto dell’IBISG, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. 

Perché si diventa oggetto di violenza?

Tra i principali motivi per cui si diventa oggetto di violenza secondo gli adolescenti italiani al primo posto sono indicate le caratteristiche fisiche (50%), seguite dall’orientamento sessuale (40%) e dall’appartenenza di genere (36%). Il primo danno in seguito alla violenza subita, indicato dal 27% degli intervistati senza distinzione di genere è il malessere psicologico. Al secondo posto, isolamento e depressione (21%), e al terzo disagio e vergogna (18%). Ma non sempre i ragazzi e le ragazze che subiscono una qualche forma di violenza poi la denunciano. Il motivo principale è la vergogna nel raccontare quanto è accaduto al mondo adulto, seguito dalla paura a dirlo, la percezione dell’inutilità della denuncia, e il timore di ulteriori minacce da parte dell’aggressore.

Cosa è violenza?

La maggioranza dei giovani (80%) considera violenza toccare le parti intime di qualcuno senza consenso, ma uno su cinque non riconosce questa violenza.
A seguire, in particolar modo i giovani ragazzi, considerano violenza picchiare qualcuno, comportamento che registra il 79% delle risposte. Al terzo posto, con il 78%, fare foto/video in situazioni intime e diffonderle ad altre persone, soprattutto per le ragazze, con l’84% delle citazioni.

Chi subisce le diverse forme di violenza?

Sono le ragazze, più dei ragazzi, a vivere con maggior frequenza atti di violenza tra pari, in qualsiasi forma essa si manifesti. Infatti, molto più spesso dei coetanei assistono a gossip, prese in giro, insulti, scherzi, esclusione di persone dai gruppi, situazioni in cui le parti intime di una persona vengono toccate senza consenso, diffusione non consensuale di foto e video di situazioni intime. Inoltre, le ragazze rischiano più spesso di ricevere molestie verbali mentre camminano per strada, essere toccate nelle parti intime, essere vittime di scherzi o commenti a sfondo sessuale e della diffusione di foto/video che le ritraggono in situazioni intime. I ragazzi, invece, rischiano principalmente di essere picchiati e le persone transgender/fluide/non binarie di venire insultate.