Natale 2025: per consumi e regali tredicesime più ricche

Quest’anno l’ammontare complessivo delle tredicesime nette si attesta su 57,4 miliardi di euro. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio su tredicesime e consumi di dicembre, il monte tredicesime destinate a consumi per l’ultimo mese dell’anno sarà pari a 49,9 miliardi di euro, +2,4 miliardi rispetto al 2024. 

La stima di questo tradizionale reddito aggiuntivo deriva dai dati di contabilità nazionale diffusi dall’ISTAT e da quelli delle diverse gestioni pensionistiche dell’INPS.
Per l’ultimo mese dell’anno l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio stima una spesa media di oltre 1.900 euro a famiglia, 53 euro in più rispetto al 2024.

A dicembre la spesa aumenta di 53 euro 

Una volta sottratti gli accantonamenti per far fronte alle scadenze di dicembre legate al saldo ICI-IMU-Tasi e alla tassa di proprietà dell’auto, si perviene all’ammontare delle tredicesime destinate a consumi, comprendente anche la maggiore spesa dei lavoratori indipendenti, come imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Nel dettaglio, da questa cifra (49,9 miliardi) nel mese di dicembre si stima una spesa media da tredicesima per famiglia, comprendente, oltre ai regali, anche tutte le spese legate ai consumi quotidiani, come alimentari, abbigliamento, tempo libero, pari a 1.964 euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2024, del 6,9% rispetto al 2019 e del 12,3% rispetto al 2008.

Quest’anno gli italiani penseranno più a sé stessi

Con un’inflazione sotto controllo, l’occupazione ai massimi e un maggior reddito disponibile i consumi delle famiglie a dicembre potrebbero registrare un miglioramento.
Questa maggiore quota di consumi, tuttavia, si trasferirà solo in parte in un aumento della spesa per i regali di Natale, che resta sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno, ovvero, 211 euro pro capite contro 210 euro del 2024.

Oltre alle strenne, gli italiani infatti penseranno di più a sé stessi,‘regalandosi’ un nuovo elettrodomestico, andando più spesso al ristorante, al cinema, a teatro, oppure visitando un museo e dedicandosi di più al benessere personale.

Si faranno più regali rispetto all’anno scorso

E mentre diminuiscono le persone che prevedono di passare un Natale dimesso sono sempre più numerosi coloro che affronteranno con piacere questa spesa confermando, la ‘magia’ delle festività natalizie.

Secondo l’indagine, nel 2025 scende infatti la percentuale di coloro i quali vivranno un Natale più ‘povero’, da 77,1% al 72,7% del 2024, e sale di 1,6 punti, dal 79,9% all’81,5%, la percentuale di chi farà acquisti per i regali di Natale 2025.
La spesa complessiva per i regali quest’anno toccherà 10,1 miliardi, il dato più alto dal 2020. Ma, soprattutto, si faranno più regali rispetto allo scorso Natale.
Cresce infatti il numero di italiani che reputano il rito dei regali una spesa necessaria e sempre piacevole da affrontare, passando dal 44,4% dello scorso Natale al 47,8% di quello in arrivo.

Filtro anti-spoofing: i primi dati della seconda fase (su rete mobile)

A partire dal 19 novembre tutte le chiamate (illecite) su rete mobile con numeri italiani provenienti dall’estero sono bloccate, escluse ovviamente quelle provenienti dal telefono cellulare di clienti realmente in roaming in altre nazioni. 

Il 19 novembre è diventata infatti operativa la seconda fase del filtro anti-spoofing previsto da AGCOM. Questa seconda fase fa seguito alla prima, avviata il 19 agosto, con cui sono state bloccate tutte le chiamate dall’estero con numero italiano da rete fissa. 
I primi dati sul numero di chiamate bloccate, forniti da TIM, Vodafone-Fastweb, WindTre, Iliad, danno evidenza dell’ampia diffusione di tale pratica illegale, come già previsto dall’Autorità nella delibera.

Milioni di chiamate bloccate ogni giorno

Un primo gestore di rete mobile ha comunicato che dal 19 novembre al 21 novembre ha bloccato 8,1 milioni di chiamate spoofing da rete mobile, corrispondente a una media di 2,7 milioni di chiamate bloccate al giorno. Altri 2,6 milioni di chiamate sono state bloccate tra sabato 22 novembre e domenica 23 novembre. 

Un secondo gestore di rete mobile dal 19 novembre al 23 novembre ha bloccato 8,3 milioni di chiamate spoofing da mobile, su un totale di 17 milioni ricevute per una media di 1,7 milioni di chiamate al giorno. Circa il 50% delle chiamate erano oggetto di spoofing.
Un terzo gestore mobile, nella sola giornata del 21 novembre, su circa 3,15 milioni di chiamate mobili, ha richiesto il blocco di 2,9 milioni, pari a circa il 90% delle chiamate ricevute.

Numeri 6 volte superiori allo spoofing da rete fissa

Un altro gestore, nel periodo 20 -23 novembre, ha bloccato circa 650.000 chiamate, su un totale di circa 940.000 chiamate da mobile (circa il 70%) con una media di 162.000 blocchi al giorno.  
In totale, i quattro principali gestori hanno bloccato, nel periodo 19-21 novembre, una media orientativamente di 7,46 milioni di chiamate al giorno. 

Si tratta di un primo dato che seppur parziale è già circa 6 volte superiore al dato totale di chiamate bloccate nella fase iniziale di applicazione del filtro, ovvero, da numeri fissi dall’estero (circa 1,3 milioni al giorno).

Differenza nei valori percentuali tra i diversi operatori

Tra i diversi operatori, si osservano valori della percentuale di chiamate illecite da numerazioni mobili bloccate anche del 50%, 70%, fino al 90%.
Tali percentuali si riferiscono al tasso di chiamate illegali, che sono tutte bloccate, mentre la quota restante corrisponde alle chiamate lecite. Questi dati confermano che una buona parte dello spoofing proviene appunto dall’estero.  

Il fenomeno si sta peraltro spostando sulle chiamate dall’estero con numeri internazionali, che sulla base del quadro normativo vigente non possono essere bloccati.
È necessario quindi prestare la massima attenzione, soprattutto quando vengono offerti contratti e servizi di varia natura.  

Terzo spazio, solo il 33% dei genitori lo concede ai figli adolescenti

Cos’è il Terzo Spazio? Per gli adolescenti e i pre-adolescenti sono i momenti della giornata vissuti al di fuori di casa e scuola.
Si tratta di tempi, e luoghi, vissuti tra coetanei dove poter costruire autonomia e relazioni autentiche, e in cui i tween sono completamente liberi di essere loro stessi e creano rapporti più profondi tra loro.

Secondo una ricerca promossa da Ringo, in collaborazione con AstraRicerche, c’è un bisogno profondo di questi momenti, un bisogno che attraversa l’infanzia e la preadolescenza.
I genitori con figli tra 7 e 14 anni lo riconoscono. Nella pratica però i momenti senza supervisione degli adulti sono rilevati nel 33% dei casi, e salgono al 47% nella fascia 13–14 anni.

Com’è la quotidianità dei giovanissimi?

Dare fiducia e creare occasioni di autonomia significa investire nelle nuove generazioni, e nell’intera società. Ciò si concretizza nella routine familiare e nei momenti di condivisione tra ragazze e ragazzi.
La quotidianità dei giovanissimi si divide fra momenti in famiglia, routine scolastica, hobby e tempo libero con i coetanei.

In particolare, il 66% dei tween riserva almeno un’ora a compiti e studio, con sport e TV (52%), mentre in mezzo trova posto il tempo dedicato agli amici, che dà forma alle relazioni e all’autonomia.
Il Terzo Spazio prende forma nei luoghi di prossimità, come cortili scolastici, campi sportivi, biblioteche, panchine. La sua importanza per autonomia e indipedenza è riconosciuta dall’87% dei genitori per rafforzare le abilità sociali (66%).

I timori dei grandi: cattive compagnie, sicurezza fisica, Internet 

A incidere sulla limitazione del Terzo Spazio sono il timore dei genitori per la sicurezza fisica e le cattive compagnie (34%), ma l’incapacità di gestire il controllo online (33%).
I momenti di autonomia si sviluppano infatti anche su Internet, utilizzato da quasi la metà dei preadolescenti (44%), a tutti gli effetti un nuovo Terzo Spazio da considerare, dove l’attenzione è catturata soprattutto dai social media (59%).

L’uso del web si allarga tra 11–14 anni per entrare nello studio (47%) e diventare il modo per restare in contatto con gli amici (46%).
In questa fascia, cambiano anche le modalità con cui ci si collega. I più grandi navigano più spesso da soli (39%), i più piccoli lo fanno affiancati dai genitori (56%).

L’autonomia si sviluppa fuori dal controllo

Gli effetti di un tempo maggiore trascorso online sono noti, riporta Adnkronos. Più occasioni di dialogo (33%), ma anche qualche momento di isolamento (2 6%).

“Questa ricerca restituisce tutta la verità della complessità educativa attuale. I genitori sono consapevoli dei rischi connessi all’uso eccessivo di Internet e contemporaneamente non si fidano del mondo reale, percepito come inospitale e pericoloso – commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta -. Allo stesso tempo riconoscono che l’autonomia individuale e sociale di bambini e preadolescenti possa svilupparsi solo attraverso esperienze di gioco e socializzazione fuori dal controllo adulto”.
Tocca agli adulti lasciare andare i figli, e non solo organizzare.

TV: cosa guardano gli italiani, quando e con chi? 

La TV è ancora capace di generare attenzione, emozioni e valore per i brand, dimostrando una straordinaria capacità di adattamento nello scenario digitale in continua trasformazione.
Lo attesta un’indagine realizzata da Human Highway insieme a Emotiva. Lo studio ha coinvolto 2.000 persone invitate a compilare un diario digitale suddiviso tra mattina, durante i pasti e la sera, per una settimana.

In totale sono state raccolte oltre 42.000 esperienze di visione su TV, app e piattaforme digitali, che hanno permesso di tracciare cosa si guarda, per quanto tempo, con chi, e con quale livello di attenzione e soddisfazione, offrendo un quadro completo della giornata tipo dello spettatore italiano.

La giornata inizia con l’informazione

Per gli italiani la giornata inizia con l’informazione: telegiornali e programmi di approfondimento, spesso condivisi con altre persone, diventano momenti di co-visione e di discussione. Durante i pasti restano centrali i contenuti informativi e giornalistici, scelti per chiarezza, serietà e capacità di stimolare riflessione.
Di sera, invece, è il tempo del relax e dell’evasione, con film, serie TV e grandi show.

Grazie alla presenza di in media 4-5 schermi per nucleo domestico, ogni membro della famiglia può scegliere tra documentari, programmi tematici, sport o eventi live.
L’intrattenimento si conferma la categoria in grado di riunire tutta la famiglia, con un indice di soddisfazione fino al +40%. Anche eventi sportivi e musicali dal vivo rappresentano momenti di forte aggregazione, generando picchi di coinvolgimento emotivo e sociale.

Pubblicità e attenzione

Un tema centrale per i brand è il rapporto tra pubblico e pubblicità televisiva. I dati della ricerca sfatano un mito diffuso: gli spot non allontanano gli spettatori. Tra il 70% e il 99% del pubblico rimane davanti allo schermo durante le interruzioni pubblicitarie. E nei film e nelle serie TV, quando il messaggio è percepito come mirato e rilevante, la permanenza sale fino al 95%.

Se il break è introdotto dai conduttori, l’attenzione resta alta. Tra l’80% e il 90% degli spettatori continua a seguire il programma senza abbandonare la visione.
Questi risultati dimostrano che se ben integrata nel contesto editoriale, la pubblicità televisiva non è vissuta come un disturbo, ma può mantenere viva l’attenzione e rafforzare il legame con i contenuti.

Un mezzo che resta strategico

Complessivamente, la ricerca evidenzia la resilienza della televisione e la sua efficacia come mezzo per i brand.
La qualità editoriale può aumentare il ricordo pubblicitario fino al 40%. L’attenzione media si attesta intorno al 60%, con punte del 97% nei programmi di intrattenimento.

E la soddisfazione dei contenuti, intesa come la capacità di mantenere la promessa emotiva per cui vengono scelti, supera il 50%, traducendosi in un tempo di fruizione significativo: da 1 a 2 ore al giorno per spettatore.

e-commerce: nel I semestre 2025 oltre 393 milioni di spedizioni B2C 

Lo conferma il Netcomm Delivery Index, il report di Netcomm in collaborazione con  Poste Italiane: nei primi sei mesi del 2025 l’e-commerce italiano B2C genera un incremento dell’8% nel volume totale delle spedizioni, arrivate a 393,4 milioni. Nel 2024 erano a quota 363,5 milioni.
Questo incremento va letto anche alla luce di un maggior flusso di acquisti dall’estero di prodotti a basso prezzo, che determinano un aumento dei colli spediti sebbene con valori medi d’ordine contenuti.

Quanto alla distribuzione geografica, Centro e Nord Ovest vedono la loro quota diminuire, mentre Nord Est, Sud e Isole registrano un aumento. Tale mutamento nel peso delle spedizioni nelle diverse aree del Paese, potrebbe indicare una ridistribuzione dei centri di consumo. O l’emergere di nuove dinamiche logistiche regionali.

Merchant: i Top 15 gestiscono il 73,7% dei volumi

Il panorama dei merchant parla chiaro: pochi giganti continuano a polarizzare una quota sostanziale del mercato. Nei primi sei mesi del 2025 i Top 15 gestiscono congiuntamente il 73,7% dei volumi totali di spedizioni: Amazon si distingue per la performance più robusta, eBay, per il calo più significativo.

Spiccano le piattaforme che intercettano i nuovi trend di consumo, come Vinted per il second hand, Redcare per il settore salute/farmacia, e si affermano nuovi attori internazionali, come Temu.
Tra i merchant specializzati alcuni mantengono quote stabili (Zooplus, Notino, Aliexpress, Zalando), altri registrano variazioni marginali positive (Esselunga, MediaWorld, Unieuro) o negative (ArcaPlanet, La Feltrinelli).

Abbigliamento, Salute, Cosmetici le categorie più “spedite”

L’Abbigliamento si conferma incontrastato al primo posto tra le preferenze d’acquisto online degli italiani, con il 19,5% del volume totale delle spedizioni, seguito da Salute/benessere (11,3%), Libri, DVD, CD (8,4%), Cosmetici/profumeria (7,5%), Accessori per la casa (7,4%) ed Elettronica (6,8%).

A un livello di aggregazione maggiore, la macro-categoria Abbigliamento, sport e accessori domina, con il 23,6% delle spedizioni, seguita da Health&Beauty (18,8%) e Informatica/Elettronica di consumo (16,2%). Numeri che non solo rivelano le aree di maggiore attrattività per i consumatori, ma anche le opportunità di crescita per i merchant che operano in questi segmenti.

Metriche di acquisto e incidenza dei resi

Un aspetto cruciale del mercato online è la sua concentrazione. Più di 8 acquisti online di prodotti su 10 avvengono presso il sito web o l’app di uno dei 10 merchant più popolari. Questa percentuale tocca picchi elevatissimi in settori come Editoria (95,9%), Home (94,8%) e Informatica (90,3%), indicando una forte fidelizzazione.

Un’altra metrica fondamentale, con implicazioni economiche e ambientali significative, è l’incidenza dei resi.
Nel YTD 2025 la media complessiva dei resi è pari al 5,9%. Tuttavia, Arredamento/Home Living e Abbigliamento, sport e accessori presentano i tassi più elevati, sottolineando l’importanza di politiche chiare e soluzioni innovative per mitigare il fenomeno.

Catene di ristorazione: la pausa pranzo vale il 20% del mercato

Nel 2024 il mercato italiano del Food & Beverage fuori casa vale 101 miliardi di euro. Con 10 miliardi di euro a valore la ristorazione in catena vale circa il 10% di questo mercato.
In media, sul totale delle occasioni di consumo fuori casa, le catene si prendono il 20% della pausa pranzo e il 15% della cena, mentre c’è ancora molto spazio da colmare su aperitivo e prima colazione.

Questi dati (elaborati da TradeLab) sono emersi durante Aigrim Day 2025, il forum annuale della ristorazione in catena organizzato da AIGRIM-FIPE, associazione parte di FIPE-Confcommercio.

Convenienza e GenZ i fattori chiave

“La ristorazione in catena si conferma un settore in forte espansione – dichiara Riccardo Orlandi, Presidente di AIGRIM-FIPE -, come testimoniano il +17% di punti vendita e il +10% di occupati registrati in meno di due anni”.
Nonostante un generale rallentamento dei consumi, le catene crescono e viaggiano a ritmi superiori rispetto agli ‘indipendenti’, con un aumento delle visite (+1,3%) e del valore (+5,4%) nel periodo settembre 2024-agosto 2025.

Rispetto ai bacini demografici, poi, le catene riescono a intercettare più giovani. GenZ e Millennial rappresentano quasi la metà (49%) dei clienti delle catene, attratti principalmente dalla convenienza (57%).
Hanno ancora poco peso, invece, altri fattori, su cui le catene devono investire per migliorare. Ad esempio, il richiamo di app e programmi loyalty, come motivo per cui si sceglie la catena, viene indicato solo dal 15% dei giovani.

Ruolo strategico nei centri commerciali

Anche per quanto riguarda il servizio solo il 17% dei giovani cita la velocità come elemento distintivo. Una caratteristica, che in parte rappresenta ancora un limite, è rappresentata anche dall’eccessiva frammentazione del mercato.

Quanto al ruolo delle catene food all’interno dei centri commerciali, la ripresa dell’industria di questo settore, già evidente nel 2023, si è consolidata nel 2024 (+0,7%), con la ristorazione che si attesta come un vero e proprio motore di crescita, raggiungendo un volume d’affari di 5,7 miliardi di euro.
Dopo il picco del 2023, l’aumento di fatturato dei centri commerciali si sta stabilizzando, con una performance di H1 25 stabile rispetto all’anno precedente, mentre il fatturato della ristorazione nei centri commerciali continua ad avere una crescita positiva (+1% YoY H1 24 – H1 25).

Formazione e reclutamento non sono in secondo piano

Il dato più significativo riguarda però i consumi. Rispetto al 2022 il ticket medio è cresciuto notevolmente. In dettaglio, +14% per i Full Service Restaurant e +13% per i Quick Service Restaurant, a testimonianza di una forte capacità di attrazione e fidelizzazione del pubblico.

“In quest’ultimo anno – aggiunge Orlandi -, sono stati raggiunti traguardi importanti e stiamo lavorando a nuovi, innovativi progetti in ambito formazione e reclutamento”. Tra questi, un’iniziativa per contrastare la carenza di personale nel settore: un programma di immigrazione controllata che prevede la formazione in loco di una sessantina di lavoratori tunisini da inserire nelle aziende italiane associate ad AIGRIM-FIPE.

Televisione: anche nel mondo digitale continua a sorprendere e creare valore

Lo confermano i risultati di un’indagine sul presente e sul futuro della televisione in Italia realizzata da Human Highway per FCP: la televisione dimostra una straordinaria capacità di adattamento, anche nello scenario digitale in continua trasformazione.

Insomma, la TV è ancora capace di generare attenzione ed emozioni per gli spettatori. Grazie alla presenza di più schermi in casa (in media 4-5 per nucleo famigliare, secondo dati Auditel-Censis), ogni membro della famiglia può scegliere tra documentari, programmi tematici, sport o eventi live.
La ricerca, inoltre, mostra che la TV continua a creare valore per i brand. E la pubblicità televisiva, se ben integrata nel contesto editoriale, non è vissuta come un disturbo, ma può rafforzare il legame con i contenuti. 

In Italia la giornata inizia con l’informazione

La ricerca ha raccolto oltre 42.000 esperienze di visione in tre momenti chiave della giornata (mattina, durante i pasti e sera), su TV, app e piattaforme digitali. E per gli italiani la giornata inizia con l’informazione. Telegiornali e programmi di approfondimento, spesso condivisi con altre persone, diventano momenti di co-visione e discussione.

Anche la visione della TV durante i pasti mostra come restino centrali i contenuti informativi e giornalistici, scelti per chiarezza, serietà e capacità di stimolare riflessione.
Le ore serali invece rappresentano il momento del relax e dell’evasione, con film, serie TV e show.

La pubblicità non fa scappare gli spettatori

L’intrattenimento si conferma però la categoria in grado di riunire tutta la famiglia, con un indice di soddisfazione del +40%. Anche gli eventi sportivi e musicali dal vivo rappresentano momenti di forte aggregazione, generando picchi di coinvolgimento emotivo e sociale.

Un tema centrale per i brand è il rapporto tra pubblico e pubblicità televisiva. La ricerca sfata la convinzione che gli spot allontanino gli spettatori. Al contrario, tra il 70% e il 99% del pubblico rimane davanti allo schermo durante le interruzioni pubblicitarie. Nei film e nelle serie TV, quando il messaggio è percepito come mirato e rilevante, la permanenza sale fino al 95%.
Se il break è introdotto dai conduttori, poi, l’attenzione resta alta:. Tra l’80% e il 90% degli spettatori continua a seguire il programma senza abbandonare la visione.

Un mezzo efficace per i brand

Complessivamente, la ricerca evidenzia la resilienza della televisione e la sua efficacia come mezzo per i brand. La qualità editoriale può infatti aumentare il ricordo della pubblicità fino al 40%.

L’attenzione media si attesta intorno al 60%, con punte del 97% nei programmi di intrattenimento. E la soddisfazione dei contenuti, intesa come la capacità di mantenere la promessa emotiva per cui vengono scelti, supera il 50%, traducendosi in un tempo di fruizione significativo, da 1 a 2 ore al giorno per spettatore.

Consumi: l’Italia “single” conquista la spesa e supera 235 miliardi

Un boom trainato dai cambiamenti demografici e sociali sta modificando le abitudini di acquisto e l’offerta del retail. Nel 2024 gli acquisti delle famiglie composte da una sola persona hanno superato 235 miliardi di euro, pari al 26,2% della spesa complessiva degli italiani. Si tratta di 69 miliardi in più rispetto al 2012, quando il totale si fermava a 166 miliardi. 

A stimarlo è Confesercenti, sulla base di elaborazioni su dati Istat e un sondaggio condotto con IPSOS. L’approfondimento evidenzia come la crescita sia destinata a proseguire. secondo le proiezioni, entro il 2040 la spesa dei consumatori soli arriverà a toccare 287 miliardi di euro, il 30% del totale nazionale e il 72% in più rispetto al 2012.

Sempre più micro-famiglie

L’aumento della spesa dei consumatori è dovuto, principalmente, al cambiamento e al ‘ristringimento’ delle famiglie.
Tra il 2012 e il 2024 il numero complessivo di nuclei familiari è passato da 25,9 a 26,5 milioni, ma l’aumento è stato accompagnato da una ricomposizione delle tipologie. Le coppie senza figli e chi vive da solo sono ormai il 56,6% del totale e saranno il 61% nel 2040.

A trainare è l’aumento delle persone che vivono da sole. Nel 2012 i nuclei composti da un solo membro erano 7,6 milioni, il 29,4% del totale. Nel 2024 la quota è salita a 9,7 milioni, il 36,2%, e sfiorerà il 40% (10,7 milioni) già nel 2040.

Consumatori diversi

La spesa dei consumatori che vivono soli non è solo rilevante in termini quantitativi, ma anche diversa nelle abitudini rispetto a quella delle famiglie tradizionali. Chi vive da solo, infatti, mostra comportamenti di consumo più individualizzati e digitalizzati. I single mangiano più spesso fuori casa: il 27% pranza o cena fuori almeno due volte a settimana, contro il 21% delle famiglie, e ricorrono più al delivery, con il 13% che ordina cibo a domicilio o da asporto 2–3 volte a settimana. Più del doppio rispetto alle famiglie senza figli.

In generale, la loro spesa alimentare riflette una maggiore esigenza di praticità. Il 20% acquista abitualmente piatti pronti/semipronti, il doppio rispetto ai nuclei più numerosi, e l’11% preferisce confezioni monoporzione, contro appena il 3% del totale.

Più digitalizzati anche negli acquisti

Il 9% dei single fa la spesa alimentare online, tre volte la media nazionale (3%). Anche per abbigliamento, tecnologia e beni non alimentari l’e-commerce è più diffuso tra chi vive da solo (30%).
Diversa anche la distribuzione della spesa. I single destinano quote più alte a tecnologia (35% vs 30%) e connettività (60% vs 48%), mentre spendono meno della media in abbigliamento e cura della persona.

Sul fronte dei viaggi, invece, risultano più prudenti, con una spesa media annua ferma a 1.543 euro, decisamente inferiore ai 2.645 euro delle famiglie con figli.
Allo stesso tempo, il peso crescente dei consumatori soli sta ridisegnando l’offerta del retail: più formati ridotti, packaging dedicati, servizi di consegna e opzioni digitali.

Adolescenti: il 60% ha subito prese in giro e provocazioni

Lo rivela l’indagine “Affettività e stereotipi di genere. Come gli adolescenti vivono relazioni, genere e identità”, condotta da Webboh Lab per ActionAid, realizzata attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai: la pressione estetica esercitata dai social media ha un impatto fortissimo sulla vita di ragazze e ragazzi. Oltre 7 su 10 riconoscono come i corpi perfetti o ritoccati proposti online siano irreali, ciononostante, sempre 7 su 10 vogliono cambiare il proprio aspetto per apparire all’altezza di standard di bellezza irraggiungibili. E le ragazze sono bersaglio di aspettative più dei ragazzi.

Inoltre, quasi 6 adolescenti su 10 subiscono provocazioni legate a peso, altezza, colore della pelle, capelli. Otto su 10 criticano il proprio corpo e più del 50% modifica il modo di vestirsi per paura dei giudizi.

Tante forme di esclusione e pressione sociale

All’80% degli adolescenti viene detto costantemente quali sono le cose giuste da fare “per essere maschi e femmine”. Troppo spesso il porno diventa l’unica “scuola” per loro. 
Inoltre, oltre il 71% del campione ha assistito a situazioni di derisione, discriminazione per come ci si veste, esprime o si muove, o perché considerata “troppo femminile” o “troppo maschile”.

Allo stesso tempo. tra i più giovani cresce la consapevolezza critica verso i modelli di genere rigidi e giudicanti che vengono imposti anche online. Ma aspettative digitali e giudizio sociale si intrecciano rivelando come sia complesso lo spettro dell’esclusione e della violenza.

Cinque modi di vivere il presente

Dall’analisi di 17 caratteristiche su stereotipi di genere, pressione sociale, emozioni, media e cultura emergono 5 profili. I più numerosi sono gli Adolescenti anti-stereotipi e i Vigili Culturali (46%): pronti ad accogliere la parità di genere in modo attivo, critico, empatico. Più ampi ma silenziosi sono i Tradizionalisti Inconsapevoli (21%): aderiscono a ruoli predefiniti in modo apparentemente innocuo, ma riproducono stereotipi di genere della società patriarcale.

I Giustificazionisti (16%) giustificano la violenza come forma d’amore e colpevolizzando le vittime, a riprova di quanto il sessismo interiorizzato sia ancora presente anche tra i più giovani. I Progressisti Distorti (17%) dimostrano invece quanto la cultura digitale possa generare confusione: rifiutano gli stereotipi più visibili ma legittimano controllo, violenza e giudizio.

Educazione alla sessualità

Dalle risposte degli adolescenti riguardo i percorsi educativi su sesso e affettività emerge con forza la necessità di affrontare a scuola sessualità, affettività e relazioni anche come prevenzione della violenza (punteggio medio 8,25). 

Oltre la metà dei partecipanti al sondaggio dichiara di non sapere a chi rivolgersi nel caso di dubbi su sesso, pur riconoscendo l’utilità dei consultori. Ed è il porno a dare risposte per mancanza di alternative sicure. Ma circa 7 su 10 riconoscono che il porno influenza negativamente l’immaginario su relazioni e consenso, evidenziando la necessità di un’educazione come strumento di consapevolezza, non di censura.

Italia digitale: la trasformazione corre veloce

La trasformazione digitale non è più un orizzonte lontano: è già dentro le nostre vite quotidiane. Dallo smartphone che usiamo per pagare una bolletta, alle lezioni online, fino alle chat con amici e familiari.
L’Europa ha deciso di dare una direzione precisa a questo cambiamento con il Decennio Digitale 2030, un programma che punta a rendere la società più giusta e inclusiva, senza lasciare nessuno indietro.

L’Italia e la scommessa del PNRR

Anche il nostro Paese sta provando a raccogliere la sfida. Attraverso il PNRR si investe in reti veloci, 5G, digitalizzazione dei servizi pubblici e formazione. L’obiettivo è duplice: semplificare la vita dei cittadini e colmare le distanze tra chi è già connesso e chi rischia di restare escluso.
Nelle scuole, ad esempio, si cerca di introdurre percorsi che insegnino a usare il digitale in modo consapevole, preparando i ragazzi a un mondo sempre più tecnologico.

Generazioni diverse, tempi diversi

La velocità del digitale cambia anche il nostro rapporto con il tempo. Chi è cresciuto in un mondo analogico tende a ragionare in modo più lento e sequenziale. I giovani, invece, vivono in una dimensione continua, fatta di notifiche e stimoli che arrivano senza sosta.

Secondo Save the Children, oggi già il 30% dei bambini tra i 6 e i 10 anni usa lo smartphone ogni giorno: un segnale chiaro di quanto presto si entri in questa realtà.

Identità tra like e profili social

Oggi l’identità personale si costruisce anche, e forse soprattutto, online. I social network diventano una vetrina dove ognuno racconta se stesso. Ma questa esposizione continua porta a un “controllo” costante dell’immagine.

Come mostra il Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes, molti giovani si sentono più liberi di esprimersi online, ma quasi la metà ammette che i social fanno perdere tempo e aumentano il senso di distanza dal mondo reale.

Il gap tra giovani e adulti

Il digitale mette in evidenza anche un divario generazionale. I dati Istat 2023 dicono che oltre il 93% dei giovani tra i 20 e i 34 anni usa Internet regolarmente, mentre tra gli over 65 la percentuale scende a poco più della metà.
Non è solo una questione tecnica: gli adulti cercano percorsi lineari, i ragazzi ragionano in modo reticolare, più rapido ma meno profondo.

Non basta essere connessi

Secondo il Digital 2024 Global Overview Report, l’87,7% degli italiani ha accesso a Internet, ma più di 7 milioni di persone restano escluse, soprattutto anziani e famiglie in difficoltà. Inoltre, la maggior parte del tempo online è dedicata all’intrattenimento, mentre solo il 18% degli utenti sfrutta la rete per studiare o partecipare alla vita pubblica.

Il vero traguardo non è quindi solo “essere connessi”, ma saper usare la tecnologia in modo critico e costruttivo. Una sfida che riguarda tutti, giovani e adulti, se vogliamo che il digitale diventi davvero un motore di crescita e non solo un passatempo.