Rc auto, polizze ancora in salita. Ma qualcosa si può risparmiare

Se dal 2012 al 2022 i costi assicurativi per l’automobile erano in costante diminuzione, nella seconda parte del 2022 le polizze hanno ricominciato a crescere, fino ad arrivare al picco del +27% nel 2023, per un premio medio di 619 euro.
A fine 2021, a causa del Covid, in media il premio era i 451 euro, contro i 656 di settembre 2024. Anche quest’anno, infatti, il costo della polizza auto è aumentato. In media, del 6%.

Un dato distante dal +27% del 2023 sul 2022, ma sempre consistente, poiché si tratta di un rialzo che si accumula a quello degli anni passati.
Ma si può risparmiare scegliendo la tariffa più economica? 

Un Paese spaccato in due

Di fatto, al Nord-Ovest il rincaro medio è del +9%, al Sud e nelle Isole, rispettivamente, del +4% e +2%.
Sebbene in queste zone l’aumento sia inferiore, non significa che si spenda meno. Si ‘sborsano’ infatti il 52% e il 24% in più rispetto al Nord-Est, l’area in cui la spesa media è più bassa.

Secondo una simulazione di Altroconsumo è Napoli il capoluogo in cui si spende di più: in media, 1.120 euro all’anno. Napoli però è anche una delle città in cui si risparmierebbe di più, ovvero, il 46% (516 euro).
Il capoluogo più economico è invece Milano, con 285 euro all’anno, praticamente, un quarto di quanto si spende a Napoli. E con la tariffa più conveniente si spenderebbero circa 108 euro (-38%).

Un risparmio medio del 24%

Tra gli estremi di Napoli e Milano ci sono Torino e Palermo, dove si spendono circa 600 euro, e Bologna e Roma, dove il costo medio della polizza è di 400 euro.
In tutte le città, comunque, il risparmio possibile con l’offerta più economica individuata sarebbe stato almeno del 24%.

L’indagine conferma quindi che prima di rinnovare la polizza con la propria compagnia vale la pena cercare altre tariffe.
Quanto alle singole regioni, quelle in cui le tariffe sono cresciute di più sono comunque tutte al Nord.

In Campania il premio è il doppio del Friuli Venezia-Giulia

È il Trentino-Alto Adige la regione in cui i costi delle polizze rc auto sono cresciuti di più: +9,8%. Aumenti di prezzo più contenuti sono stati invece rilevati in regioni del Sud o nelle Isole: Basilicata (+1,7%), Sardegna (+1,3%), Calabria (+0,3%).
In Molise, poi, il prezzo assicurativo è addirittura sceso: -2,6% rispetto al 2023. 

La regione più cara però è la Campania. Con 1.102 euro in media, si spende il 70% in più del premio medio nazionale (643 euro tra ottobre 2023 e settembre 2024) e il 156% in più del Friuli Venezia Giulia, dove si spendono 431 euro.
Dopo la Campania, Puglia (715 euro, +11% spesa media) e Calabria (696 euro, +8%). Le tre meno care, invece, oltre al Friuli Venezia-Giulia, sono Trentino-Alto Adige (484 euro) e Valle d’Aosta (497 euro).

Contract Logistics: un mercato da 117,8 miliardi di euro, +1,7%

La Logistica è sempre più centrale per le aziende italiane e il sistema Paese. Negli ultimi anni, il settore ha dovuto affrontare un contesto sempre più complesso, caratterizzato da incertezza e criticità. Dopo la forte crescita del biennio 2021-2022, favorita dall’espansione economica e l’aumento dei flussi logistici, nel 2023 il fatturato della Logistica conto terzi (Contract Logistics) si è stabilizzato intorno a 115 miliardi di euro, principalmente per il rallentamento dell’attività economica e industriale.

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics ‘Gino Marchet’ del Politecnico di Milano, anche per il 2024 si prevede una situazione analoga, con una crescita in termini reali dello 0,7% (+1,7% in termini nominali) per raggiungere un valore di 117,8 miliardi di euro.

Terziarizzazione stabile al 45,5%

La Logistica oggi è considerata ‘centrale’ dal 65% delle aziende committenti, secondo cui deve agire su più fronti contemporaneamente: contenere i costi (41%), migliorare il livello di servizio (42%) e l’impatto ambientale (17%).

Se da un lato si assiste a questa evoluzione sul fronte della domanda, dall’altro si aprono nuove sfide per i fornitori di servizi logistici. Ovvero, l’attrattività del personale, la transizione green, e in senso più in ampio, la sostenibilità.
Nel totale della Logistica in Italia la terziarizzazione è stabile al 45,5%. Il principale aspetto ricercato dalle imprese della domanda nell’outsourcing è la flessibilità (44%) e la modifica della struttura costo/servizio (34%).

Diminuiscono le aziende della filiera di fornitura 

Nella Contract Logistics crescono i dipendenti diretti, +15% tra i Top Player del settore nei dati a consuntivo, e le operazioni di M&A. Sono infatti 36 quelle mappate per la Logistica nazionale nel biennio 2023-2024, per un valore di circa un miliardo.

Al contempo, prosegue il processo di ricerca di economie di scala e allargamento della gamma di servizi offerti dei grandi player di trasporto internazionale.
Continua però a ridursi il numero di aziende della filiera di fornitura, che in tre anni, dal 2019 al 2022, diminuiscono di 35mila, in particolare, tra le piccole realtà.

“Migliora la misurazione dell’impatto ambientale”

“La transizione in atto nella domanda rafforza la rilevanza della Logistica – spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics -. Emerge infatti la sua centralità per le imprese committenti, in un contesto che richiede di lavorare non solo sui costi, ma anche sul livello di servizio e sull’impatto ambientale. Nel settore, cresce l’adozione di soluzioni green e migliora la misurazione dell’impatto ambientale. Nel trasporto su strada, sono ormai molteplici le tecnologie disponibili e il 57% dei Top Player ne adotta tre o più, in una complessità di scelta per gli operatori che devono considerare fattori diversi. Più in generale, nell’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche, oltre agli effetti economici e di servizio, diventa sempre più importante considerare anche l’impatto sui lavoratori e il loro coinvolgimento”.

Imprese: solo gli stranieri aprono nuove attività in Italia

Negli ultimi 10 anni le imprese attive guidate da titolari nati all’estero sono aumentate del 29,5% (+133.734), quelle in cui a capo c’è un italiano, invece, sono scese del 4,7% (-222.241).
Delle 5.097.617 aziende attive presenti in Italia, 586.584 (l’11,5% del totale nazionale) sono a conduzione straniera.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, il trend demografico di questi ultimi anni ha sicuramente condizionato questi risultati. Tuttavia, tra tasse, burocrazia, caro-bollette, costo degli affitti e un senso perenne di precarietà di tante partite Iva hanno smorzato in molti italiani la voglia di affermarsi attraverso l’autoimprenditorialità.
Occasione, invece, che gli stranieri non si stanno lasciando scappare.

Un fenomeno articolato e complesso

Diversi esperti sostengono che in alcuni comparti stia avvenendo un ‘effetto sostituzione’. Le imprese straniere stanno rimpiazzando quelle autoctone. Altri segnalano che gli immigrati presentano una forte propensione ad aprire la partita Iva perché ritengono più dignitoso lavorare in qualità di autonomi, anziché come dipendenti.

In linea generale, chi apre un’attività imprenditoriale mostra di aver attivato un percorso di inclusione importante, diventando parte attiva del sistema economico. D’altronde, non sono trascurabili le attività economiche a guida straniera avviate per ‘coprire’ operazioni di evasione e commercializzazione di merce contraffatta, creando problemi anche di concorrenza sleale nei confronti delle imprese italiane dello stesso settore.

Commercio ed edilizia coprono il 60% di tutte le imprese straniere

Il commercio e l’edilizia sono i due settori economici dove si trova il maggior numero di imprenditori stranieri. Nel primo sono quasi 195mila, nel secondo 156mila. Se nel primo caso costituiscono il 15,2% di tutte le attività presenti in questo settore, nel secondo si arriva fino al 20,6%.

Le quasi 351mila attività di questi due settori incidono per il 60% sul totale delle imprese di stranieri presenti in Italia.
Il terzo settore più interessato dagli imprenditori stranieri è alloggio-ristorazione, con 50.210 unità (12,7%). 

Romania e Cina le nazionalità più diffuse

Quanto alla nazionalità, gli imprenditori stranieri maggiormente presenti in Italia sono i romeni (78.258). Seguono i cinesi (78.114), i marocchini (66.386) e gli albanesi (61.586).
Rispetto a 10 anni fa, la percentuale di crescita più sostenuta ha interessato i moldavi, con il +127%. Seguono i pakistani, +107%, e gli ucraini, +91%. 

Negli ultimi 10 anni la provincia d’Italia che ha registrato l’incremento percentuale più significativo è stata Napoli, dove tra il 2013 e il 2023 la crescita è più che raddoppiata (+109,3%).
Sempre in questo decennio, la variazione assoluta più importante ha interessato la Città Metropolitana di Milano, con un aumento delle aziende a guida straniera di 30.482 unità. Milano è anche il territorio che ne ospita di più (92.168).

Mercato auto, il rimbalzo delle elettriche: a settembre +9,8% vendite in Europa

Secondo i dati pubblicati dai produttori riuniti nell’Acea, l’Associazione europea dei costruttori di automobili, dopo mesi con il segno meno le auto elettriche rappresentano il 17,3% delle vendite di auto nuove in Europa (+9,8% su base annua) rispetto al 14,8% di settembre 2023.
Notevoli progressi sono stati registrati in Germania, dove alla fine del 2023 le immatricolazioni erano crollate al termine dei ‘bonus acquisto’, ma anche in Belgio, Italia e Spagna.

Insomma, dopo mesi in calo, a settembre 2024 le vendite di auto elettriche in Europa sono rimbalzate, anche se rimangono lontane dai livelli attesi.
Diversi mesi deboli, però, hanno ostacolato la tanto attesa transizione elettrica dal settore auto. Le vendite elettriche da inizio anno sono inferiori del 5,8% rispetto a quelle dei primi 9 mesi del 2023.

Servirebbe una crescita mensile costante e sostanziale

“I dati di oggi dimostrano che siamo ancora lontani dal florido mercato elettrico di cui l’Europa ha bisogno –  ha commentato in un comunicato Sigrid de Vries, direttore generale di Acea -.

Dovremmo vedere una crescita mensile costante e sostanziale, soprattutto in questo momento cruciale per lo sviluppo di questa tecnologia. Invece, da inizio anno, la quota di mercato delle auto elettriche è inferiore di quasi l’1% rispetto allo scorso anno, mentre i volumi sono ancora inferiori di quasi il 6%”.

Mild-hybrid a quota 32,8%, auto a benzina 29,8% (-17,9%)

Più in particolare, le auto mild-hybrid, ovvero, con motore a benzina e piccola batteria elettrica che non si può collegare, hanno raggiunto il 32,8% del mercato e hanno superato per la prima volta le auto a benzina, che detengono il 29,8% del mercato, il -17,9 % rispetto a un anno fa.

Le vendite dei modelli mild-hybrid (+12,5%), che inquinano poco meno del 100% dei motori termici, ma restano molto più economici di quelli elettrici, sono esplose soprattutto in Francia e in Spagna.

Il crollo del diesel: -23,5%

Le auto diesel, al contrario, continuano a crollare (-23,5%) e rappresentano ormai solo il 10,4% del mercato.
Considerando tutte le alimentazioni, riporta AGI, il mercato europeo è rimasto debole, perdendo il 6,1% su un anno, soprattutto a causa dei cedimenti in Germania, Francia e Italia.

Da inizio anno le immatricolazioni restano stabili rispetto al 2023 (+0,6%), di fatto, su un livello molto basso rispetto agli anni pre Covid-19, e si attestano a quasi 8 milioni di veicoli.

I pagamenti digitali in Italia nel 2024: in 6 mesi a quota 223 miliardi di euro

L’ultimo Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano evidenzia un rallentamento nel valore transato dei pagamenti digitali con carta rispetto al 2023. Nei primi sei mesi 2024 crescono del +8,6% (vs +13%), per un valore di 223 miliardi di euro, una traiettoria che a fine anno li porterà a raggiungere tra 465 e 475 miliardi, con una crescita stimata tra il +7% e il +9%.

Nello stesso periodo, l’importo dello scontrino medio diminuisce notevolmente, attestandosi a 42,80 euro rispetto ai precedenti 45,50, segnale di un utilizzo sempre più frequente dei pagamenti con carta anche per acquisti di importo più contenuto, un trend spinto soprattutto dalle carte di debito.
Se da un lato la crescita del valore transato segna un rallentamento rispetto allo stesso periodo del 2023, dall’altro continua infatti l’aumento sostenuto del numero di transazioni, che raggiunge 5,2 miliardi (+15,6%).

Quasi 9 pagamenti con carta su 10 sono contactless

Sempre nel primo semestre 2024 il valore dei pagamenti contactless, tramite carte o tramite wallet NFC, supera 130 miliardi di euro di transato (+23%). Oggi, quasi 9 pagamenti con carta in negozio su 10 in Italia vengono effettuati in questa modalità.
I negozi fisici, invece, incassano pagamenti con carta per 181 miliardi di euro, con un importante apporto (10%) dei viaggiatori esteri.

Anche il mercato dei pagamenti da smartphone e wearable in prossimità (all’interno dei punti vendita), continua la sua corsa, attestandosi a 19,9 miliardi di euro transati (+58%) e aumentando il numero di transazioni (oltre 760 milioni, +68%).

Costi di accettazione: siglato un protocollo di intesa

Il tema dei costi di accettazione dei pagamenti elettronici rappresenta una questione cruciale per gli esercenti, i quali spesso segnalano l’onerosità delle commissioni applicate sulle transazioni ricevute.

Per favorire un cambiamento, è stato siglato il ‘Protocollo di intesa per la mitigazione, la maggiore comprensibilità e comparabilità dei costi di accettazione di strumenti di pagamento elettronici’ dai rappresentanti degli esercenti e da quelli degli operatori dei servizi di pagamento. Uno strumento che definisce regole e standard per confrontare le offerte promozionali rivolte in particolare ai negozianti con fatturato fino a 400.000 euro.

La rivoluzione dei Software POS

Negli ultimi anni il settore del commercio al dettaglio ha introdotto i Mobile POS e gli Smart POS, che rispetto ai POS tradizionali offrono maggiore flessibilità/funzionalità avanzate. Degni di nota soprattutto i Software POS, soluzioni basate su Cloud in grado di trasformare qualsiasi dispositivo Android e iOS in un terminale di pagamento contactless.
A fine 2023, su 3,2 milioni di POS in totale, i ‘terminali’ abilitati, erano 38mila.

Quanto ai pagamenti da conto a conto (account-to-account, A2A), già affermati da anni in alcuni mercati caratterizzati da una minor diffusione delle carte (India, Cina, Brasile), oggi avanzano anche in Europa, soprattutto grazie a una regolamentazione che favorisce lo sviluppo dei pagamenti istantanei, e alla volontà degli operatori di espandersi a livello internazionale. 

Google Maps , nuove misure contro le recensioni fake 

La nota alle recensioni fake diventa sempre più serrata. Google Maps, infatti, ha introdotto nuove restrizioni per contrastare il fenomeno delle recensioni false, con l’obiettivo di tutelare l’integrità del suo sistema di valutazioni. Ora, quando una pagina aziendale viene scoperta a utilizzare recensioni non autentiche, verranno imposte limitazioni temporanee alla pubblicazione di nuovi contenuti, e verrà mostrato un avviso agli utenti per segnalare la rimozione delle recensioni sospette.

Queste misure rappresentano un passo importante nella lotta contro il cosiddetto “Fake Engagement”, ossia l’uso di recensioni falsificate per alterare la percezione della qualità di un’attività commerciale.

Limitazioni per le aziende “poco trasparenti”

Le nuove restrizioni di Google includono la possibilità di bloccare temporaneamente le recensioni su pagine aziendali che violano le linee guida della piattaforma. Tra le azioni intraprese vi sono la rimozione delle recensioni false e l’impossibilità, per un certo periodo, di pubblicare nuove valutazioni.

Inoltre, gli utenti che visitano i profili aziendali segnalati vedranno un messaggio che informa che alcune recensioni sono state rimosse perché ritenute non autentiche. Questo avviso mira a fornire trasparenza e a mettere in guardia i potenziali clienti, aiutandoli a evitare di essere influenzati da valutazioni “dubbie”.

Le misure saranno a  livello globale

Le limitazioni al profilo aziendale sono iniziate nel Regno Unito all’inizio del 2023, ma recenti aggiornamenti indicano che Google intende estendere queste misure a livello globale. Anche se al momento gli avvisi sono visibili solo per gli utenti britannici, è probabile che, a breve, il sistema verrà implementato in altri Paesi.

L’obiettivo è rafforzare la fiducia degli utenti nelle recensioni visualizzate su Google Maps, contrastando comportamenti fraudolenti che possono danneggiare la reputazione del servizio.

Le linee guida di Google sulle recensioni

Secondo le linee guida di Google, i contenuti pubblicati su Maps devono rappresentare esperienze autentiche e veritiere. Non sono ammesse recensioni che non rispecchino fedelmente la qualità di un’azienda o che siano state influenzate da incentivi, come sconti o premi in denaro.

Google sta inoltre monitorando attentamente l’uso di tecniche fraudolente, come l’uso di account multipli o software che simulano interazioni genuine, per evitare che queste pratiche alterino le valutazioni.

Conclusione

Con queste nuove misure, Google punta a scoraggiare le aziende dal manipolare le proprie recensioni e a fornire un’esperienza più affidabile agli utenti. Gli avvisi pubblici potrebbero avere un impatto significativo, poiché essere associati a recensioni false potrebbe danneggiare irreparabilmente la reputazione di un’attività.

Violazioni informatiche alle aziende: tutte le conseguenze di un attacco

Sono le aziende i primi obiettivi dei cybercriminali, e i danni non sono solo immediati ma anche a lungo termine.
Quando si considera l’impatto delle violazioni sulle aziende la prima cosa a cui si presta attenzione sono le perdite finanziarie dirette. Gli attacchi ransomware, in cui gli hacker chiedono un pagamento per ripristinare l’accesso ai dati, o rubare direttamente i fondi, ne sono un chiaro esempio.

Ma questo è solo l’inizio.
Kaspersky ha analizzato le principali conseguenze di un attacco informatico sulle aziende, e oltre a un danno economico diretto ce ne sono molti altri che potrebbero portare a considerevoli perdite finanziarie indirette. A volte, addirittura superiori a quelle subite in seguito all’incidente. 

I costi indiretti di un’interruzione dell’operatività

I cyberattacchi possono anche bloccare le attività, quindi, l’operatività dell’azienda.
Molte aziende si affidano alla loro infrastruttura digitale per le attività quotidiane, ma se i sistemi vengono compromessi la produttività diminuisce. Nei casi più gravi, l’intera attività può essere interrotta per giorni o settimane, con conseguente perdita di fatturato, diminuzione della qualità del servizio, scontento di clienti e partner, e l’ulteriore danno alla reputazione aziendale.

Per questo, nonostante le immediate ripercussioni di un attacco informatico, le aziende devono spesso affrontare un impatto finanziario a lungo termine. Il ripristino dei sistemi, il miglioramento dell’infrastruttura di sicurezza informatica e la gestione delle conseguenze legali sono solo alcuni dei costi che continuano a essere sostenuti. Inoltre, la cancellazione degli ordini e il danneggiamento delle relazioni con i clienti possono richiedere mesi o anni per essere ricostruite.

…e quelli alla reputazione del brand

La fiducia dei clienti è preziosa. Il furto dei dati della clientela in caso di violazione può danneggiare gravemente la reputazione del proprio brand. La perdita di fiducia può portare all’abbandono da parte dei clienti e a un calo degli affari a lungo termine. In alcuni casi, una singola violazione è sufficiente a rovinare l’immagine pubblica di un’azienda.

Se l’azienda è vittima di un attacco, questo può avere un impatto anche sulle relazioni con partner e fornitori. I partner di terze parti potrebbero perdere fiducia nella capacità di proteggere i dati condivisi.
Allo stesso modo, le relazioni commerciali potrebbero essere messe a rischio se non si riesce a risollevarsi rapidamente o se i sistemi compromettono le loro operazioni.

E spesso è l’azienda a finire in giudizio

Ma per molte aziende è la proprietà intellettuale (PI) uno dei beni più preziosi, e i cyberattacchi che la prendono di mira possono rubare progetti di prodotti, strategie di marketing e informazioni protette.
Questo è particolarmente dannoso in settori competitivi come quello tecnologico e farmaceutico, dove il furto di proprietà intellettuale può cancellare il vantaggio che un’azienda ha impiegato anni a costruire.

Inoltre, con le normative sulla protezione dei dati, come il GDPR in Europa o l’HIPAA negli Stati Uniti, una violazione dei dati può portare a pesanti sanzioni. La mancata protezione dei dati sensibili di clienti o dipendenti può comportare sanzioni e cause legali.
Spesso, in aggiunta alla pressione finanziaria e reputazionale, le aziende vittime di violazioni devono affrontare lunghe battaglie giudiziarie.

La rinoplastica per correggere il naso troppo lungo

Il naso è un elemento centrale del viso che ne influenza significativamente l’armonia e l’estetica complessiva.

Un naso troppo lungo può alterare le proporzioni del volto, causando disagio estetico e, in alcuni casi, problemi funzionali.

La rinoplastica, procedura chirurgica volta a modificare la forma del naso, offre soluzioni efficaci per correggere questa caratteristica.

Caratteristiche del naso lungo

Un naso considerato “troppo lungo” presenta generalmente diverse caratteristiche distintive.

Tra queste, si osserva un’eccessiva proiezione dalla base alla punta, un dorso nasale prominente, una columella (la parte che separa le narici) allungata e un angolo naso-labiale acuto.

Queste caratteristiche possono manifestarsi isolatamente o in combinazione, influenzando l’aspetto complessivo del viso e potenzialmente causando sproporzioni facciali evidenti.

Valutazione preoperatoria

Prima di procedere con la rinoplastica, è fondamentale effettuare una valutazione approfondita del paziente.

Questo processo include un’analisi dettagliata della struttura nasale esterna e interna, accompagnata da una valutazione accurata della funzionalità respiratoria.

Il chirurgo esaminerà attentamente le proporzioni facciali del paziente ed indagherà sulle sue  aspettative.

Per avere un’anteprima attendibile del risultato finale, il professionista farà uso di tecniche di imaging avanzate e software di simulazione.

Tecniche chirurgiche per accorciare il naso

La rinoplastica per accorciare un naso troppo lungo può prevedere l’uso di varie soluzioni chirurgiche.

Tra queste la riduzione del dorso nasale, la rotazione della punta, l’accorciamento della columella e l’esecuzione di osteotomie per rimodellare la struttura ossea.

La scelta delle tecniche specifiche da adottare dipenderà dalle caratteristiche anatomiche individuali del paziente e dal risultato estetico desiderato.

Procedura chirurgica

L’intervento di rinoplastica per accorciare il naso segue generalmente un protocollo ben definito.

Il processo inizia con la somministrazione dell’anestesia, che può essere locale con sedazione o generale, a seconda delle raccomandazioni del chirurgo.

Successivamente, si procede con le incisioni e rimodellamento della struttura ossea e cartilaginea, prestando particolare attenzione al raffinamento della punta nasale.

L’intervento si conclude con la chiusura meticolosa delle incisioni. La durata complessiva dell’intervento può variare da una a tre ore, in funzione della complessità del caso specifico.

Recupero post-operatorio

Il periodo di recupero dopo una rinoplastica per accorciare il naso richiede un po’ di pazienza.

Nei primi giorni post-operatori, il paziente potrebbe dover indossare stecche nasali per un periodo che varia da una a due settimane.

È normale si presentino gonfiore e lividi, che si ridurranno progressivamente nel corso delle settimane successive.

Il paziente dovrà sottoporsi a controlli regolari con il chirurgo per monitorare la fase di guarigione, per un risultato ottimale.

Seguire attentamente le istruzioni post-operatorie è fondamentale per ottimizzare il risultato e minimizzare il rischio di complicanze.

Risultati e aspettative

I risultati della rinoplastica per accorciare un naso troppo lungo possono essere notevoli e gratificanti.

I pazienti possono aspettarsi un miglioramento significativo delle proporzioni, con un naso più corto e armonioso che si integra meglio con gli altri tratti del viso.

In alcuni casi, l’intervento può anche portare anche ad a un miglioramento della funzionalità respiratoria.

Inoltre molti pazienti riferiscono un aumento dell’autostima in seguito alla procedura, come confermato dal Dott. Domenico Palomba, chirurgo estetico a Napoli.

È comunque importante mantenere aspettative realistiche e comprendere che i risultati definitivi possono richiedere diversi mesi per essere del tutto visibili, mentre i tessuti si assestano e il gonfiore residuo si risolve.

Considerazioni finali

Quando eseguita correttamente, la rinoplastica può migliorare significativamente l’armonia facciale e la qualità della vita del paziente.

Chiaramente è importante affidarsi a professionisti qualificati e mantenere aspettative realistiche sui risultati ottenibili.

È essenziale che il paziente discuta approfonditamente di benefici ed aspettative con un chirurgo plastico esperto in rinoplastica.

Questo dialogo permetterà al paziente di prendere una decisione informata e di prepararsi adeguatamente per l’intervento ed il periodo di recupero.

Dal MIT il primo database dei 700 rischi legati all’AI

Si chiama AI Risk Repository ed è il primo tentativo di raccogliere e analizzare i rischi collegati all’Intelligenza artificiale.
Lo ha creato un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che hanno classificato in un database gli oltre 700 i rischi collegati all’Intelligenza artificiale estrapolandoli da rapporti, quotidiani e altri documenti.

Secondo gli esperti, “la mancanza di una comprensione condivisa dei rischi dell’AI può ostacolare la nostra capacità di discutere, ricercare e reagire in modo esaustivo”.
Per questo motivo, il database fornisce una panoramica accessibile al pubblico e sempre aperta ad aggiornamenti. L’obiettivo è farne un quadro comune di riferimento.

La “colpa” è del sistema non di errori umani

I rischi sono stati classificati in relazione alla loro causa, all’intenzionalità e al momento in cui si manifestano.
In particolare, per i ricercatori i rischi sono da attribuire soprattutto ai sistemi di AI (51%) piuttosto che a una decisione o azione di esseri umani (34%), ed è più probabile che si manifestino una volta che l’AI sia stata addestrata e impiegata (65%) piuttosto che durante il suo sviluppo (10%).

I rischi individuati sono stati raccolti in sette categorie, con maggiori preoccupazioni riguardanti la sicurezza, i danni socio-economici e ambientali, la discriminazione e la tossicità. Altri rischi citati nel database del MIT attengono a privacy e sicurezza, attori maligni e uso improprio, interazione uomo-macchina e disinformazione, riferisce Ansa.

“La letteratura scientifica è troppo frammentata”

Come ha spiegato a TechCrunch Peter Slattery, il responsabile del progetto, gli assessment dei rischi legati all’uso dell’AI “menzionavano in media solo il 34% dei 23 sottodomini che abbiamo identificato, e circa il 25% ne individuava meno di uno su cinque. Nessun documento che abbiamo analizzato menzionava tutti i 23 sottodomini, il più comprensivo ne citava solo il 70%. Quando la letteratura scientifica è così frammentata, è corretto assumere che non siamo tutti allineati rispetto a questi rischi”.

Di qui il tentativo di analizzare e racchiuderli in un database ampliabile e categorizzato, che chiunque possa copiare e utilizzare.

Politica, aziende, mondo accademico sono chiamati in causa

L’idea è che questo database possa essere utilizzato da chi deve regolamentare l’uso dell’Intelligenza artificiale, quindi in primo luogo dalla politica, per avere un quadro completo delle questioni sul tavolo e per conoscere quali siano i rischi emergenti. Ma anche che possa risultare utile per il mondo accademico come punto di partenza per migliorare la classificazione proposta dal team di Slattery, così come identificare nuove aree di ricerca, e potenzialmente, elementi di rischio ancora non identificati.

Per quanto riguarda invece le aziende che sviluppano questi modelli basati sull’AI, riporta Il Sole 24 Ore, il database è una risorsa per valutare i rischi ai quali si è esposti. Di conseguenza, individuare strategie di mitigazione di questi ultimi.

Privacy: perché non esporsi con troppi selfie sotto il sole estivo?

Il consiglio arriva dal Garante, in estate conviene proteggere la privacy.  Ecco allora alcuni suggerimenti in merito a selfie e foto postate sui social, protezione di smartphone e tablet, acquisti online, uso di app e chat.
Spesso, con la comprensibile voglia di condividere esperienze e pensieri con gli altri, disseminiamo online informazioni che possono esporci a rischi imprevisti.

Postando sui social network informazioni sulle vacanze si potrebbe far sapere a eventuali malintenzionati che in casa non c’è nessuno.
Il suggerimento di base è quello di evitare sempre di diffondere online informazioni molto personali, come l’indirizzo di casa o le foto del proprio appartamento.
Quindi, meglio non far sapere a tutti dove si trascorrono le vacanze estive: disattivare le opzioni di geolocalizzazione di smartphone e tablet, oltre a quelle dei social network e delle app.

Non postare foto di altre persone senza permesso 

Inoltre, se sono presenti in casa prodotti e sistemi domotici, ricordarsi che questi utili dispositivi, al pari di tutte le tecnologie connesse online, possono essere esposti ad attacchi informatici, virus e malware.
Ricordarsi poi che non tutti vogliono apparire online, essere riconosciuti o far sapere dove e con chi si trovano durante le ferie estive.

Se si postano foto o video in cui compaiono altre persone, è sempre meglio prima accertarsi che siano d’accordo, specie se si inseriscono anche tag con nomi e cognomi. Ed è bene essere consapevoli che le immagini dei minori pubblicate online possono finire nelle mani di malintenzionati.

Attenzione alle reti pubbliche

In generale, sui social è bene attivare particolari misure di sicurezza. come, ad esempio, il controllo degli accessi al proprio profilo oppure un codice di sicurezza da ricevere via SMS o e-mail nel caso si acceda alle piattaforme da dispositivi diversi da quelli abituali.
In questo modo, è possibile accorgersi di eventuali accessi abusivi alle proprie pagine social e furti di identità.

Se durante un viaggio capita di utilizzare il computer di un Internet cafè o una postazione web messa a disposizione dall’albergo è importante ricordare di ‘uscire’ dagli account una volta terminata la navigazione, rimuovendo ogni impostazione che consenta di salvare le proprie credenziali nei browser di navigazione.

Le truffe non vanno in vacanza

Fare attenzione a eventuali messaggi con straordinarie offerte su viaggi e affitti di case vacanze, da ottenere, ad esempio, cliccando su link che richiedono dati personali o bancari. Virus, spy software, ransomware e phishing possono essere in agguato.

In vacanza, poi, molti utenti di smartphone e tablet scaricano film, app per giochi o suggerimenti turistici. Anche questi prodotti possono nascondere virus o malware. Ed è meglio utilizzare con cautela le connessioni Wi-fi aperte, perché possono essere rischiose per i propri dati personali. 
Insomma, è sempre bene fare attenzione prima di scaricare programmi, aprire allegati o cliccare su link nel testo o nelle immagini dei messaggi ricevuti, in chat o via e-mail. Le truffe non vanno mai in vacanza.