Economia

Istat, a febbraio cala l’indice di fiducia di consumatori e imprese

Come tutti i mesi, l’Istat monitora il clima di fiducia da parte dei consumatori e delle aziende, per capire quale sia il sentiment della nazione. E per quanto riguarda febbraio la situazione è tra luci e ombre, con un aumento del pessimismo da parte di entrambe le componenti. A febbraio 2022, infatti, l’Istituto di Statistica stima una diminuzione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori da 114,2 a 112,4, mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale da 105,3 a 108,2. Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo ad eccezione del clima futuro. Più in dettaglio, il clima economico scende da 129,7 a 129,4, il clima personale e quello corrente registrano una flessione più accentuata passando, rispettivamente, da 109,0 a 106,8 e da 114,7 a 109,6. Infine, il clima futuro aumenta (da 113,5 a 116,6).

Il sentiment delle aziende italiane

Con riferimento alle imprese, segnali eterogenei provengono dai quattro comparti indagati. In particolare, l’indice di fiducia diminuisce nel comparto manifatturiero (da 113,7 a 113,4) e in quello del commercio al dettaglio (da 106,6 a 104,9) mentre aumenta nelle costruzioni (da 158,8 a 159,7) e, in misura marcata, nei servizi di mercato (da 94,9 a 100,5).

Le componenti degli indici

Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione in presenza di un decumulo delle scorte; nel commercio al dettaglio i giudizi sulle vendite si deteriorano, le scorte sono giudicate in accumulo mentre le attese sulle vendite sono in aumento. Per quanto attiene il comparto delle costruzioni e quello dei servizi, tutte le componenti sono in miglioramento. In relazione all’andamento della fiducia nei macrosettori produttivi esaminati per ciascun comparto, nel manifatturiero si segnala una diminuzione nei beni strumentali a fronte di un aumento dell’indice nei beni intermedi e una stabilità nei beni di consumo. Per le costruzioni si evidenzia un incremento nel settore della costruzione di edifici e, in particolare, in quello dei lavori di costruzione specializzati. Con riferimento ai servizi, l’indice di fiducia aumenta in tutti i macrosettori con una risalita più decisa nel trasporto e magazzinaggio e nell’informazione e comunicazione. Relativamente ai circuiti distributivi del commercio al dettaglio, l’indice di fiducia registra una caduta nella distribuzione tradizionale e un aumento nella grande distribuzione.

Bonus mobilità sostenibile, si può ottenere anche nel 2022: ecco come fare  

Nelle vie delle nostre città è sempre più frequente veder circolare monopattini elettrici ed ebike: mezzi di trasporto comodi, che non risentono del traffico dei normali veicoli e allo stesso tempo rispettano il Pianeta perchè non hanno emissioni. Al di là dell’aspetto ecologico, il successo di questa forma di mobilità è dovuta anche al bonus mobilità sostenibile, l’incentivo fiscale introdotto dal Governo nel 2020  che ha permesso di “tagliare” la spesa per chi ha acquistato un veicolo di questa tipologia. La buona notizia è che questo vantaggio torna anche nel 2022, con alcune novità. Ci sono infatti nuove regole per chi ha sostenuto spese per l’acquisto di mezzi e servizi di mobilità a zero emissioni e ha rottamato un vecchio veicolo di categoria M1. Le ultime regole in merito alla richiesta dell’incentivo sono contenute nel provvedimento recentemente firmato dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate che definisce i criteri e le modalità di fruizione dell’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio (art. 44 comma 1-septies del DL n. 34/2020) e approva il modello di comunicazione che i contribuenti dovranno trasmettere alle Entrate a partire dal 13 aprile e fino al 13 maggio 2022. Il credito, utilizzabile esclusivamente nella dichiarazione dei redditi, è fruibile non oltre il periodo d’imposta 2022.

A chi è rivolto il bonus e cosa prevede

Il bonus, specifica, una nota di Adnkronos, è un credito d’imposta, nella misura massima di 750 euro, riconosciuto alle persone fisiche che, dal 1° agosto 2020 al 31 dicembre 2020, hanno sostenuto spese per l’acquisto di biciclette, monopattini elettrici, ebike, abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di mobilità elettrica in condivisione (sharing) o sostenibile. Per accedere all’agevolazione, nel limite complessivo di spesa di 5 milioni di euro, è necessario aver consegnato per la rottamazione, nello stesso periodo, contestualmente all’acquisto di un veicolo, anche usato, con emissioni di CO2 comprese tra 0 e 110 g/km, un secondo veicolo di categoria M1 rientrante tra quelli previsti dalla normativa in materia (art. 1, comma 1032 della legge n. 145/2018).

Come si può ottenere il bonus?  

Per fruire del bonus mobilità occorrerà comunicare alle Entrate, dal 13 aprile al 13 maggio 2022, l’ammontare delle spese sostenute e il credito d’imposta richiesto inviando il modello approvato con il Provvedimento di oggi utilizzando il servizio web disponibile nell’area riservata del sito o i canali telematici dell’Agenzia. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente nella dichiarazione dei redditi in diminuzione delle imposte dovute e può essere fruito non oltre il periodo d’imposta 2022. Entro 10 giorni dalla scadenza del termine di presentazione dell’istanza sarà resa nota la percentuale di credito d’imposta spettante a ciascun soggetto richiedente, sulla base delle richieste ricevute e tenuto conto del limite di spesa di 5 milioni.

Italiani e assicurazioni: i timori spingono le polizze

A novembre 2021 un’indagine di Facile.it mostrava che a stipulare una polizza per la prima volta sono stati 3,6 milioni di italiani, il 6% della popolazione, arrivando così a un totale di 16 milioni di assicurati.
Dei 3,6 milioni di nuovi assicurati, il 34% lo ha fatto perché si sentiva meno sicuro a causa della pandemia, che però non accenna a rallentare.
La variante Omicron spaventa infatti ancora gli italiani, che corrono ai ripari dotandosi di polizze assicurative legate alla vita o allo stato di salute.
cedente.

Aumentano le richieste di informazioni sui prodotti ‘vita’ e ‘salute’

Le persone, impaurite dal prolungarsi della pandemia, hanno richiesto maggiori informazioni sui prodotti assicurativi o si sono interessate di più rispetto alla prima parte dell’anno. Dall’Osservatorio di Facile.it emerge infatti che nel secondo semestre 2021 si riscontra un incremento delle visualizzazioni online e delle richieste di contatto per le polizze vita, pari al 9% rispetto al primo semestre.
“Dallo scoppio della pandemia in avanti abbiamo notato un crescente e costante aumento di interesse da parte degli utenti verso le assicurazioni salute, e nel complesso, per tutti i prodotti a copertura della persona, della sua salute e di quella del suo nucleo familiare”, spiega Irene Giani, responsabile assicurazioni non motor di Facile.it.

Crescita molto consistente per le coperture di puro rischio

Un trend, quello emerso dall’indagine del comparatore online, che trova conferma anche da Allianz. Dal gruppo spiegano infatti di aver rilevato per il 2021 un trend stabile, o in leggera crescita, nelle polizze puro rischio (Tcm), e una crescita nel segmento polizze salute individuali superiore ad altri rami assicurativi.

In CreditRas, joint venture Allianz-UniCredit nella bancassurance, è stata riscontrata una crescita molto consistente per le polizze di puro rischio.
Andamento che consolida quanto contenuto nel bollettino semestrale relativo all’offerta dei prodotti assicurativi dell’Ivass, fermo al 30 giugno 2021, ma dalle indicazioni chiare: al 1 semestre dello scorso anno risultavano censiti 140 nuovi prodotti individuali relativi al settore vita, rispetto ai 106 rilevati nei sei mesi precedenti.

L’offerta deve stare al passo con la domanda

Un incremento che mostra un’offerta che deve stare al passo con la domanda, riporta Adnkronos, cioè con quanto richiesto dai clienti delle compagnie assicurative in tema di salute. Sempre nei primi sei mesi del 2021 la raccolta nel settore vita è stata pari a 58,3 miliardi di euro, in aumento del +18,6% rispetto al 2020, si legge in un altro bollettino dell’autorità sui premi. Il recupero è concentrato sul ramo III relativo alle polizze unit e index linked, la cui raccolta aumenta di +8,5 miliardi (+61,2%), e sul ramo I, cui sono collegate le polizze vita ‘pure’, in crescita su base annua di +2,5 miliardi (+8,0%).

Lombardia, nel terzo trimestre 2021 l’export ha messo il turbo

La Lombardia si conferma ancora una volta il motore dell’export nazionale. A decretarlo sono gli ultimi dati contenuti nel rapporto di Unioncamere Lombardia sul commercio estero nel terzo trimestre 2021, che evidenzia come la Regione sia tornata non solo ai valori pre-pandemia, ma li abbia anche superati, tanto che il valore delle esportazioni lombarde segna un +8,6% sul terzo trimestre 2019. Il valore delle esportazioni originate dalla Lombardia rimane oltre i 33 miliardi di Euro e le importazioni si attestano oltre i 36 miliardi complessivi, anche a causa dell’aumento dei prezzi, per cui il deficit commerciale sale a 3,1 miliardi di euro.

“L’effetto prezzi”

Il cosiddetto “effetto prezzi” si fa sentire sull’andamento delle quantità scambiate in termini di incremento dei dati in valore. Infatti l’export registra per le quantità una flessione congiunturale del 12,8% e l’import del 4,5%, entrambe superiori alle corrispondenti flessioni congiunturali dei dati in valore. “L’export lombardo mantiene gli elevati livelli pre-crisi raggiunti dopo il recupero competitivo post pandemia commenta il Presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio – Questo assestamento era atteso, considerato il periodo estivo e le difficoltà di approvvigionamento, confermando il quadro congiunturale complessivo di solidità dell’economia regionale”.
“Gli sforzi delle imprese lombarde – ha spiegato l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi – ci consentono di certificare una ripresa che oramai è strutturale messa però a rischio dai costi energetici e dall’approvvigionamento delle materie prime; non bastiamo noi da soli a richiamare l’urgenza di questi temi. Il posticipo ulteriore di una discussione in Europa è un segnale che ci preoccupa. Il sistema lombardo continuerà ad impegnarsi a sostegno delle nostre imprese e del lavoro, chiediamo anche agli enti sovraregionali di attenzionare le priorità: costi dell’energia e approvvigionamento delle materie prime significano oggi occupazione per il futuro”.

I settori protagonisti dell’export

Il comparto legato ai metalli e alle loro produzioni si conferma forte motore della ripresa (+34,6% su base tendenziale) con effetti positivi sulla performance della maggior parte delle provincie. Altri contributi significativi derivano dall’export dei mezzi di trasporto (+29,7%) grazie alla ripresa dell’export di aeromobili e delle sostanze e prodotti chimici (+23,0%). Finalmente recuperano i livelli pre-crisi anche i prodotti tessili, pelli e accessori (+17,0% tendenziale e un dato superiore del +4,3% rispetto al 3° trimestre 2019). Buono l’andamento di computer e apparecchi elettronici (+12,9%) mentre restano in negativo gli articoli farmaceutici (-2,5% tendenziale) che non hanno ancora recuperato i livelli 2019 (-9,5%).

Milano, Monza Brianza e Lodi: positiva la congiuntura dell’industria nel terzo trimestre 2021

L’industria dell’area lombarda di Milano, Monza Brianza e Lodi può finalmente vedere “rosa”: grazie alle ottime performance del settore, sono stati non solo recuperati ma addirittura superati i livelli del pre lockdown. A decretarlo sono le ultime elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In generale, dai emerge che crescono produzione, fatturato e ordini: la rilevazioni sono state fatte confrontando i dati del terzo trimestre del 2021 con l’analogo periodo del 2019, così da evitare i possibili effetti distorsivi imputabili alle chiusure. A livello congiunturale – rispetto al secondo trimestre 2021 – crescono l’area metropolitana milanese e brianzola, mentre si registra un calo per la provincia di Lodi. Permangono tra i segnali negativi le difficoltà di approvvigionamento sui mercati che riflettono – attraverso l’incremento dei prezzi – il disallineamento tra crescita della domanda e rigidità dell’offerta.

Bene Milano 

Per quanto riguarda la metropoli, nel terzo trimestre 2021 si registra un aumento congiunturale rispetto al secondo trimestre 2021 della produzione industriale e del fatturato milanese (+1,3% e +1% destagionalizzato), inferiori al dato lombardo (rispettivamente +2,5% e +1,9% destagionalizzato). Per gli ordini, la progressione congiunturale è invece molto più marcata per l’industria milanese rispetto alla manifattura regionale sia per il mercato interno (rispettivamente +5,3% e +3% destagionalizzato) che estero (+4,7% e+1,3% destagionalizzato). Passando all’analisi tendenziale, il terzo trimestre 2021 ha consentito all’area metropolitana milanese – con riferimento alla produzione – di superare il livello pre-pandemia del terzo trimestre 2019 (+6,6% in due anni). Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre raffrontata al terzo trimestre 2019, l’aumento è del +10,5%. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al terzo trimestre 2019 (+16,6% in due anni), con performance migliore della manifattura lombarda (+13,3%). I mercati interni hanno ripreso la crescita in modo molto più incisivo (+17,9%) rispetto alla componente estera (+14,2%).

Monza e Brianza, prosegue la crescita congiunturale

Nel territorio di Monza e Brianza il terzo trimestre 2021 vede un un aumento consistente rispetto al secondo trimestre 2021 sia della produzione industriale (+1,8% destagionalizzato) sia del fatturato (+3% destagionalizzato) che delle commesse acquisite dai mercati interni (+2,4% destagionalizzato). La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al terzo trimestre 2019 prepandemia (+5,6%) in linea con il dato lombardo (+6,2%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+11,2%) si allineano al dato lombardo (+12,3%). Sempre rispetto al terzo trimestre 2019, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale in linea con quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +12,8% e +13,3%).

Migliorano le attese delle famiglie e la propensione alla spesa

Le attese delle famiglie sull’economia italiana stanno migliorando, così come la propensione alla spesa. Ma fra i nuclei meno abbienti permane una certa cautela. Per la Banca d’Italia “Il saldo tra attese di miglioramento e peggioramento della situazione economica e del lavoro è positivo per la prima volta da primavera 2020”, e le famiglie che prefigurano un peggioramento sono calate di oltre il 10%. A quanto rileva l’indagine sulla propensione alla spesa delle famiglie italiane di Bankitalia, “la propensione a spendere nei comparti più colpiti tra cui alberghi, bar e ristoranti”, è in ripresa, ma “nelle prospettive di spesa, soprattutto tra i meno abbienti,” vi è cautela.

In progressivo miglioramento i comportamenti di consumo

Dall’indagine, compiuta fra fine agosto e inizio settembre su 2000 nuclei familiari, emerge come circa un terzo delle famiglie affermi di essere riuscito ad accantonare qualche risparmio a partire dall’inizio della pandemia, e la quota è più ampia per i nuclei il cui capofamiglia è laureato. E la percentuale di famiglie che ritiene di riuscire a risparmiare nei prossimi dodici mesi è rimasta sostanzialmente stabile al 44%.
“I comportamenti di consumo restano condizionati dall’emergenza sanitaria, ma appaiono in progressivo miglioramento – si legge nel rapporto di Bankitalia -. Rispetto alla rilevazione di aprile la percentuale di famiglie che dichiarano di avere ridotto le spese per alberghi, bar e ristoranti nel confronto con il periodo pre-pandemia è diminuita di 15 punti percentuali, pur restando elevata al 71%”. Durante le fasi più acute della pandemia questa quota aveva toccato quasi il 90%.

Rimane invariata l’importanza attribuita alla paura del contagio 

Secondo Bankitalia, tra le motivazioni che hanno frenato la spesa “è rimasta invariata l’importanza attribuita alla paura del contagio, ed è sensibilmente diminuita quella associata alle misure di contenimento, in connessione con il venire meno delle restrizioni a partire dalla primavera. Permane tuttavia una certa cautela nelle attese di spesa a tre mesi, in particolare tra le famiglie con maggiori difficoltà economiche e tra quelle che nel mese precedente l’intervista hanno percepito un reddito più basso rispetto a prima della pandemia”.

In crescita i prezzi delle abitazioni

Inoltre, riporta Ansa, da quanto emerge dal sondaggio congiunturale della Banca d’Italia condotta presso gli agenti immobiliari dal 27 settembre al 22 ottobre 2021, si rafforzano “i segnali di pressioni al rialzo sui prezzi di vendita” delle abitazioni, e “per la prima volta dall’inizio della rilevazione nel 2009, la quota di operatori che ravvisa un aumento delle quotazioni nel terzo trimestre rispetto al precedente è superiore, seppur lievemente, a quella di chi ne indica un calo”. Inoltre, sono divenute prevalenti anche le attese di crescita delle quotazioni nel trimestre in corso rispetto alle aspettative di un calo dei listini.

Italia, l’ecommerce penalizzato dai ritardi tecnologici

Quanto vale l’ecommerce a livello mondiale? Tanti, anzi tantissimo: il mercato online B2C vale globalmente 4.280 miliardi di dollari e raggiungerà quota 4.891 miliardi nel corso del 2021. Il “peso” dello shopping online, in tutti i settori, è cresciuto sensibilmente negli ultimi mesi, quando l’emergenza pandemica ha spinto anche nuove fasce della popolazione ad avvicinarsi a questa modalità d’acquisto. E il trend, nonostante le cose – a livello sanitario – stiano tornando alla normalità, non accenna certo a spegnersi. D’altronde comprare on line è comodo e oggi anche sicuro. In questo scenario, come si posiziona l’Italia nel panorama dei Paesi che hanno scommesso sull’e-commerce? Purtroppo potrebbe fare meglio, come rivela una indagine condotta da Timotico, società di comunicazione integrata. 

Gli aspetti che non funzionano nel nostro Paese

Le premesse affinchè in Italia il comparto dell’ecommerce sia veramente dinamico ci potrebbero essere, ma esistono ancora delle difficoltà oggettive, specie legate ai ritardi nell’adozione di tecnologia all’avanguardia e nell’utilizzo strategico del content marketing. “Ci sono aziende – afferma con un comunicato Federica Argentieri, ad e fondatrice di Timotico – anche molto affermate da generazioni che si trovano in crisi dal momento che la concorrenza online gli sta rubando grossissime fette di mercato”. L’80% delle Pmi afferma nell’indagine di avere un proprio sito web, “ma sono poche quelle con siti ottimizzati, performanti anche su mobile e costantemente aggiornati. E questo nonostante il fatto che 50 milioni di italiani siano connessi ogni giorno”.

No ai contenuti esclusivamente promozionali

“Un errore frequente da parte delle aziende – dice ancora la Argentieri – è di pubblicare sui social solo contenuti promozionali che, alla lunga, non fanno che stancare il pubblico, con la conseguente penalizzazione da parte della piattaforma”. Tutto, insomma, ruota attorno alla costruzione di una narrativa. “È fondamentale, come emerge dall’indagine, alternare contenuti diversi e arricchirli con informazioni utili e di intrattenimento per le persone, in una proporzione del ’70/30′: 70% di contenuti reputazionali, ispirazionali, informativi e che coinvolgano sempre di più l’audience e 30% di contenuti destinati alla vendita pura”. Insomma, conclude l’indagine, l’improvvisazione non paga nella vita reale come nel web: per questo è opportuno affidarsi a chi ha le capacità di fare content marketing, adottando un piano d’azione per la produzione e distribuzione di contenuti testuali, audio-video, foto e grafiche su siti web, blog, ecommerce e social che sia coerente con il brand aziendale.

Le proposte dei direttori del personale per ripartire dal lavoro

La parola d’ordine del 50° Congresso nazionale dell’Aidp, l’associazione italiana per la direzione del personale, è ripartire. Per l’edizione 2021 l’Aidp ha scelto proprio di svolgersi all’insegna del concetto di ripartenza. E grazie ai contributi di centinaia di esperti e professionisti del mondo del lavoro coinvolti, ha declinato in 13 proposte suddivise per aree tematiche, e sintetizzate in 5 punti, la “buona” ripartenza per il mondo del lavoro.

Un nuovo modello ibrido che alterna lavoro da remoto e in presenza 

La prima proposta dei direttori Aidp è quella di adeguare le necessità tra lavoro da remoto e in presenza. Dopo il massiccio ricorso allo smart working in fase pandemica, bisognerà infatti capire come riorganizzarlo in un contesto di normalità, anche a seguito di un’analisi costi-benefici. Secondo gli esperti si va verso un modello ibrido con alternanza tra lavoro da remoto e in presenza. Un modello che coinvolgerà tutte le figure lavorative e professionali, a esclusione delle mansioni non ‘remotizzabili’.

La riorganizzazione dell’azienda mette al centro il benessere delle persone 

Come rendere l’impresa resiliente? L’Aidp non ha dubbi: usare il contratto collettivo di lavoro, ai vari livelli, per modellare una disciplina dei rapporti di lavoro secondo le esigenze aziendali, investire nella formazione permanente e continua del personale in percorsi di crescita e valorizzazione, e organizzare l’impresa in senso orizzontale. Ma la riorganizzazione dell’azienda e del lavoro deve necessariamente partire dall’esigenza di mettere le persone e il loro benessere al centro. Allo scopo bisogna partire dal ‘basso’, ascoltare i suggerimenti provenienti dai lavoratori nella riprogettazione dei modelli organizzativi, semplificare la scala gerarchica, favorire la condivisione delle idee e valorizzare come priorità la dimensione umana del lavoro, favorendo il benessere fisico e psicologico dei dipendenti.

Superare il digital divide e favorire un reale processo di occupazione

Il ruolo integrativo dell’azienda nel nuovo modello di welfare community, basato sempre più sulla collaborazione tra pubblico e privato, per i direttori del personale è decisivo, soprattutto in considerazione dei nuovi bisogni sociali. Va potenziato lo strumento anche verso le nuove esigenza della mobilità sostenibile, riporta Adnkronos, l’aggiornamento di alcuni parametri come il concetto di famiglia, il sostegno ai servizi alla persona e l’innalzamento strutturale del tetto ai fringe benefit a 516 euro l’anno. Si rende necessario, poi, un programma di reskilling di ampia portata verso le nuove competenze della rivoluzione ibrida, ossia AI e intelligenza umana, cyber e fisico, quindi, per superare il digital divide e favorire un reale processo di occupazione e di sviluppo economico. Il 72% delle aziende dubita, infatti, di aver le giuste competenze.

Italiani e PNNR: lavoro, istruzione, giustizia e fisco sono le priorità

Abbastanza fiduciosi e particolarmente sensibili ad alcune tematiche come lavoro, istruzione, giustizia e fisco: ecco l’atteggiamento degli italiani nei confronti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) messo a punto dal Governo. L’analisi del sentiment dei nostri connazionali rispetto a questo tema così importante è stata effettuata attraverso un sondaggio dell’Osservatorio LegaCoop, ideato e realizzato da Ipsos e dall’AreaStudi dell’associazione.

Fiduciosi a metà

Con una piccola percentuale, risultano in maggioranza gli ottimisti rispetto ai pessimisti. Alla domanda se il Governo sarà in grado di attuare le riforme di cui si discute da anni, il 53% degli intervistati ha risposto di sì e il 47% ha risposto di no. Leggendo i dati, è curioso scoprire che i più fiduciosi nella buona riuscita del Piano sono gli abitanti delle isole (68%), gli over 50 (59%) e il ceto medio (58%). I più sfiduciati risultano essere gli abitanti delle regioni del Nord-Ovest (58%) e chi appartiene al ceto popolare (57%)

Cosa vogliono i nostri connazionali

Sono in primo luogo il lavoro e l’istruzione i due temi a cui gli italiani sono maggiormente sensibili. Infatti, in merito alle riforme da realizzare per poter disporre delle risorse europee indispensabili a garantire pieno successo agli investimenti programmati nel PNRR, gli intervistati hanno indicato al primo posto la riforma del lavoro (il 66%, con punte del 74% tra gli under 30 e del 73% tra le donne), seguita, a pari merito, da quelle dell’istruzione (37%, con una punta del 53% tra gli under 30). Segue poi la giustizia (37%) e quasi a pari merito la riforma del fisco (36%, con una punta del 43% al Nord Est).

Gli interventi ritenuti più necessari per il lavoro

In merito agli interventi ritenuti fondamentali per la riforma del lavoro, gli italiani hanno espresso chiaramente le loro indicazioni nel sondaggio. Il 55% degli intervistati ha indicato l’opportunità di incentivare la nascita di nuove imprese giovanili, il 52% l’integrazione di politiche del lavoro e politiche sociali, garantendo il passaggio da lavoro a lavoro (con punte del 60% tra gli over 50 e del 58% tra gli uomini). Seguono la sottolineatura dell’esigenza di sostenere la partecipazione delle donne al mercato dal lavoro (44%, con punte del 54% tra gli under 30 e del 53% tra le donne) e di incentivare la nascita di cooperative di giovani, ovviamente in questo ultimo caso con una maggioranza di “voti” da parte degli under 30 (39%).

Le 10 tecnologie del 2021 secondo il MIT

La Technology Review del celebre Mit ha pubblicato la ventesima edizione della classifica delle tecnologie più importanti per il 2021. Dai supercomputer GPT-3 alle batterie al litio-metallo fino all’AI multisensoriale ecco alcune delle dieci tecnologie che saranno protagoniste nel 2021. Il primo posto spetta però ai vaccini mRNA, come i due vaccini più efficaci contro il coronavirus, basati appunto su messenger RNA, molto promettente anche come base per modificazioni genetiche a basso costo per l’anemia falciforme e l’HIV. Al secondo posto si trova il GPT-3, il modello di gran lunga più grande e alfabetizzato di computer basati sul linguaggio naturale, ovvero che imparano a scrivere e parlare come gli esseri umani. Chiudono la top 3 gli algoritmi “For You” di TikTok. A chi si chiede il perché del suo successo, la risposta è merito degli algoritmi che alimentano il suo feed “For You”, che hanno cambiato il modo in cui le persone diventano famose online.

Batterie al litio-metallo, data trust

Gli inconvenienti dei veicoli elettrici (EV) hanno a che fare con i limiti delle batterie agli ioni di litio. Ma QuantumScape, startup della Silicon Valley, ha prodotto una batteria al litio-metallo (4°) che renderà i veicoli elettrici molto più appetibili per i consumatori. Al quinto posto della top 10 del Mit ci sono i data trust, che potrebbero offrire una soluzione potenziale ai problemi della privacy e della sicurezza sul web. Un data trust è un’entità legale che raccoglie e gestisce i dati personali delle persone per loro conto. Insomma, un approccio alternativo al tema scottante della privacy, che alcuni governi stanno iniziando a esplorare.

Idrogeno verde, tracciamento digitale dei contatti, geoposizionamento

Il rapido calo dei costi dell’energia solare ed eolica rende l’idrogeno verde (6°) abbastanza economico da essere praticabile. Basta pompare l’acqua con l’elettricità, e in poco tempo ecco l’idrogeno. Al settimo posto si piazza il tracciamento digitale dei contatti, che se non è riuscito ad avere un grande impatto sulla diffusione del coronavirus, la lezione della pandemia potrebbe essere utile per altri settori dell’assistenza sanitaria. L’ottavo posto è invece occupato dal geoposizionamento. Mentre il GPS di oggi è accurato entro 5-10 metri, le nuove tecnologie di posizionamento hanno un’accuratezza di pochi centimetri o millimetri. Quattro nuovi satelliti per il GPS III sono stati lanciati a novembre, e altri sono attesi in orbita entro il 2023.

Tutto a distanza e AI multisensoriale

La pandemia ha costretto il mondo ad andare in remoto. Ottenere questo cambiamento è stato particolarmente critico nell’assistenza sanitaria e nell’istruzione, e in alcune aree del pianeta. Ma Snapask, una società di tutoraggio degli studenti online, ha raggiunto più di 3,5 milioni di utenti in nove paesi asiatici, e Byju’s, un’app di apprendimento con sede in India, ha visto il numero dei suoi utenti salire a quasi 70 milioni. Chiude la top 10 l’AI multisensoriale. Le IA con più sensi otterranno infatti una maggiore comprensione del mondo che le circonda, raggiungendo un livello di intelligenza molto più flessibile.