Il burnout arriva in ufficio: cosa è la sindrome da “iperconnesisone”

Occhio al “burnout”, la sindrome di esaurimento emotivo, che può coinvolgere pesantemente i manager. La causa di questa “epidemia” potrebbe anche risedere nel crescente impatto che le tecnologie più avanzate hanno sugli attuali  ecosistemi lavorativi. E, come riporta l’Hays Journal, i manager aziendali devono prestare particolare attenzione al corretto equilibrio tra vita lavorativa e sfera privata dei propri collaboratori per evitare il burnout.

Tecnologia e iperconnessione

La tecnologia sempre più predominante nella vita lavorativa ha portato tantissimi benefici, ma anche, ad esempio, l’annullamento di orari prefissati: morale, siamo tutti sempre collegati. Ma la cultura del perennemente connesso e sempre raggiungibile ha sviluppato in alcuni professionisti una costante sensazione di stress. “Le aziende hanno approfittato degli ultimi ritrovati tecnologici, offrendo ai propri dipendenti modalità di lavoro più smart e flessibili – ha spiegato all’agenzia AdnKronos Carlos Manuel Soave, Managing Director di Hays Italia – e i professionisti hanno accolto questa nuova opportunità con grande slancio ed entusiasmo. C’è però – avverte – un rovescio della medaglia: con device sempre online e una reperibilità spalmata sull’arco dell’intera giornata, è cresciuto notevolmente il volume di chi soffre o ha sofferto di vere e proprie crisi burnout: una parola di origine anglosassone sinonimo di esaurimento o crollo che indica chiaramente una condizione di eccessivo stress”.

Il 42% dei professionisti vittima di stress

Una ricerca di Willis Towers Watson evidenzia che il 42% dei professionisti dichiara di aver sofferto di un forte stress o di problemi di salute mentale. Di questi,  1 su 3 ritiene che il proprio lavoro abbia un impatto negativo sull’equilibrio mentale. Questo, però, rimane un argomento tabù:  il 41% non ne parla in ufficio per la paura di compromettere la propria carriera, mentre un 38% ritene che colleghi e superiori non capirebbero la situazione.

I sintomi del burnout

Come una vera e propria patologia, il burnout ha dei sintomi, elencati dall’Hays Journal. Sono: eccesso di cinismo al lavoro; scarsa energia e insufficiente produttività; mancanza di soddisfazione una volta raggiungenti gli obiettivi prefissati; svogliatezza; cambiamento nelle abitudini del sonno o nell’appetito; mal di testa, mal di schiena o altri dolori fisici.

Come contrastarlo

La buona notizia è che non mancano strategie e suggerimenti per contrastare gli effetti del burnout. Secondo gli autori della ricerca, i manager stressati doovrebbero seguire alcune indicazioni quali, ad esempio, privilegiare la qualità rispetto alla quantità (anche per i collaboratori), valutare gli straordinari (e se fossero eccessivi assumere nuove figure nel team), concedersi il meritato riposo.

Valorizzare ogni tipo di ambiente grazie ai faretti da incasso

I faretti da incasso sono un’ottima soluzione per creare dei giochi di luce sulle pareti di una casa così come sul prospetto esterno. Il fascio di luce (anche inclinata se lo si desidera) che essi creano infatti, è in grado di cambiare letteralmente volto ad ogni tipo di ambiente rendendolo subito più elegante e piacevole da guardare, ma anche in grado di valorizzare elementi di arredo o angoli particolarmente suggestivi. La loro particolarità è quella di riuscire ad arricchire ogni ambiente da noi prescelto senza che i faretti siano in realtà visibili: essi infatti, sono ad esempio particolarmente adatti per essere inseriti nei controsoffitti e possono essere tranquillamente verniciati a piacimento, magari dello stesso colore del nostro controsoffitto, così da mimetizzarsi perfettamente e diventare praticamente invisibili. Ne esistono di diversi formati e capacità di luce, e navigando su www.lucefaidate.it puoi farti un’idea molto precisa e visionare in anteprima tantissimi modelli tra i quali poter scegliere.

 

Scoprirai che esistono faretti da incasso di forma rotonda e quadrata ad esempio, perfetti per i tuoi progetti ed estremamente semplici da installare grazie alle pratiche viti di fissaggio che rendono molto più pratica e veloce questa operazione. Si tratta di una soluzione davvero geniale per conferire maggiore eleganza e vivacità ad una parete che altrimenti sarebbe tristemente “spoglia” e per nulla valorizzata, ed oggi è particolarmente apprezzata proprio perché si è sempre più attenti nel ricercare e adottare tutte quelle soluzioni in grado di conferire maggior valore agli ambienti in cui viviamo. Sia che tu voglia valorizzare una parete interna o esterna tramite il fascio di luce prodotto dai faretti, sia che tu abbia deciso di installarli all’interno di un controsoffitto, i faretti da incasso rappresentano la soluzione ideale per consentirti di aggiungere quel tocco di personalizzazione in più agli ambienti in cui vivi.

Pubblica Amministrazione, in 5 anni migliorati i servizi ai cittadini e alle imprese

Sebbene restino le “solite” differenze tra le varie zone geografiche d’Italia, la qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione negli ultimi cinque anni è generalmente migliorata. Lo segnala la ‘Relazione annuale sulla qualità dei servizi offerti dalle Pa centrali e locali a imprese e cittadini’ del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) e relativa all’anno 2017. Si tratta di un report che, dal 2010, esamina le performance delle politiche pubbliche nei servizi ai cittadini e alle imprese.

Report alla sesta edizione

Prevista dall’articolo 9 della legge numero 15 del 2009, la Relazione annuale sulla qualità dei servizi pubblici è giunta alla sesta edizione. Come riporta Adnkronos, è approvata dalla Commissione istruttoria unica, dall’ufficio di presidenza e dall’assemblea del Consiglio nazionale. L’analisi prende in considerazione i principali report di valutazione delle politiche pubbliche dell’Ocse, della Banca mondiale e, per ciò che riguarda l’Italia, della Banca d’Italia e dell’Istat. La sesta Relazione è stata impostata dal Consiglio in un’ottica di collaborazione interistituzionale con oltre 30 enti, organi e amministrazioni, coinvolgendoli in un esercizio pluriennale di monitoraggio sui parametri di efficienza, efficacia, economicità e misurazione del risultato.

Le performance della Pa italiana

“Negli ultimi anni la Pa italiana si è mossa in un contesto in cui, inevitabilmente, hanno continuato a prevalere le ragioni del risanamento finanziario (riduzione del disavanzo pubblico, stabilizzazione e poi calo del debito pubblico, entrambi gli aggregati standardizzati rispetto al Pil). La dimensione dell’intervento pubblico, in termini sia di valori di spesa primaria sia di occupati, è andata riducendosi in modo visibile. Una maggiore attenzione all’efficienza dei processi amministrativi in un’ottica di ‘spending review’ può attenuare, ma non eliminare la tendenza alla riduzione dei servizi” riporta la nota. Che aggiunge ancora: “L’introduzione di una disciplina più cogente dei sistemi di misurazione e di valutazione della performance organizzativa e individuale, collegati strettamente ai risultati raggiunti e accompagnati da misure sanzionatorie più rigide, ha obbligato le Pa centrali e locali a ripensarsi e ripensare il rapporto con gli stakeholder”.

Obiettivo trasparenza

Un aspetto particolarmente importante nel rapporto tra Pa, cittadini e imprese è rivestito dalla trasparenza, con particolare riferimento alle azioni di prevenzione e contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione. “La costruzione e l’aggiornamento costante della sezione ‘Amministrazione trasparente’ sui siti della Pa si presentano particolarmente impegnative per le amministrazioni, con risultati ancora insoddisfacenti al fine di raggiungere gli obiettivi previsti dalla norma in una logica di apertura e di innovazione e non possono pertanto restare confinate nella diffusa prassi del mero adempimento” conclude la nota.

Gli adolescenti abbandonano Facebook e migrano su YouTube

Facebook perde terreno fra gli adolescenti, e oggi ne raggiunge “solo” il 51%. La vetta dei social più amati è conquistata a sorpresa da YouTube, la piattaforma di musica in streaming, che domina i social preferiti dai giovanissimi con il suo 82% di mercato under-17.

Ma perché i più giovani riscoprono YouTube? Forse perché la piattaforma targata Google offre possibilità di utilizzo più trasversali rispetto al social di Zuckerberg, preferito di gran lunga dalle fasce di età ben più mature. Ed è diventata il punto di riferimento sul web nella ricerca di un film o per l’ascolto di musica. Ma soprattutto per la condivisione di video.

Instagram sale sul secondo gradino del podio fra i teenager

Da gregario di Facebook, però, che ne è anche proprietario, anche Instagram ha da tempo fatto uno scatto avanti, diventando uno dei social network più utilizzati dai teenager. Secondo una ricerca del Pew Research Center, la piattaforma specializzata nella condivisione di foto è utilizzata dal 72% dei giovani nella fascia compresa tra i 13 e i 17 anni. E per catturare un numero più alto di giovanissimi nel futuro di Instagram potrebbero comparire anche video della lunghezza di un’ora.

Instagram allungherà fino a un’ora i video per i suoi utenti?

A rivelare lo “scoop” è il Wall Street Journal, al quale una fonte anonima avrebbe riferito che il social network ha intenzione di implementare la possibilità di offrire contenuti ben più lunghi del canonico minuto, ampliando così l’esperienza utente sulla piattaforma, riferisce una notizia Agi.

Potrebbe quindi essere proprio in questi dati, ovvero nel fatto che anche Instagram sia stata superata da YouTube nel gradimento dei giovanissimi, la ragione per la quale la piattaforma  avrebbe deciso di allungare considerevolmente i video per i suoi utenti, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi. In questo modo infatti la piattaforma offrirebbe ulteriori e innumerevoli possibilità di trovare nuovi linguaggi comunicativi, o semplicemente per riesumare i vecchi, come ad esempio quello dei vlogger.

Snapchat resta indietro, ma è il più frequentato su base quotidiana

Nella classifica rimane indietro Snapchat, da cui Instagram ha preso in prestito diverse funzioni, e di cui è sempre stata il competitor principale. Oggi Snapchat è utilizzata dal 69% dei giovani negli Stati Uniti, quindi segnerebbe solo tre punti in meno di Instagram.

Ma secondo quanto riportato da The Verge, il sito di informazione tecnologica, sono 300 milioni gli utenti che ogni giorno guardano le stories di Instagram. Più degli utenti attivi totali di Snapchat.

Giacche in pelle Freaky Nation

Chi ama vestire bene ed in maniera originale e creativa conosce tutta la qualità e la cura dei particolari che Freaky Nation propone in tutti i suoi capi. Questo marchio giovane ed intraprendente è infatti riuscito a conquistare le preferenze di tantissimi consumatori in pochissimo tempo, considerando che è presente sul mercato da poco più di 10 anni, e sono in tanti a guardare con attenzione le sue creazioni nel corso dell’anno. Revolution Concept Store è un negozio online che offre ai suoi clienti la possibilità di scegliere tra bellissime giacche in pelle Freaky Nation, tutte dallo stile inconfondibile ed in grado di catturare l’attenzione di chi le osserva. Proprio l’eccentricità è uno dei marchi di fabbrica delle collezioni di questo importante brand, facente parte del famoso gruppo Manipol, e l’unicità delle sue creazioni consente di vestire sempre in linea con le tendenze del momento mostrando lati del proprio carattere attraverso l’abbigliamento, nonché valorizzando l’aspetto di chi indossa uno dei suoi capi.

L’esperienza di acquisto su Revolution Concept Store è davvero semplice, oltre che divertente: individuato il prodotto che incontra perfettamente i propri gusti (avendo anche l’opportunità di sfogliare la comoda galleria di immagini a disposizione) è sufficiente un clic per selezionare la taglia desiderata ed aggiungere il prodotto al carrello. Fatto questo sarà possibile procedere al pagamento secondo la modalità preferita e attendere soltanto qualche giorno lavorativo prima di poter ricevere la merce. Sfruttando inoltre l’ottimo coupon sconto, ed inserendolo nell’apposito box presente sul carrello al momento dell’acquisto, è possibile usufruire di un interessante sconto sui prossimi acquisti che può essere del 10%, del 20% o anche del 30%. Scopri adesso dunque le proposte Freaky Nation su Revolution Concept Store, ed individua quei capi che più degli altri ti consentiranno di vestire mostrando a tutti il tuo modo di essere e di affrontare la vita.

Auto elettrica: oggetto dei desideri (a quattro ruote) degli italiani

Nonostante gli studi dimostrino che i motori a gasolio più recenti siano amici dell’ambiente, è l’auto elettrica il nuovo oggetto dei desideri a quattro ruote degli italiani. Questo è quanto emerge dalla ricerca commissionata da Unrae, l’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, al Censis, e da un sondaggio elaborato da Quintegia su 1.366 potenziali acquirenti italiani d’auto tra i 25 e i 65 anni. L’auto elettrica risulta infatti desiderata dal 50% degli intervistati, poco meno delle auto ibride (61%), e più del Gpl, che conquista il 43%. Una vera rivoluzione se si considera che questi tre tipi di alimentazione rappresentano nel primo quadrimestre 2018 appena il 10% del mercato.

Il diesel scivola in coda alle preferenze degli automobilisti

Il diesel diventa quindi la Cenerentola, riporta una notizia Ansa, e scivola in coda alle preferenze con una quota del 37%, anche se a oggi conquista il 54,8% dell’immatricolato.

Le motivazioni che portano a preferire i motori alternativi a benzina e diesel sono numerose: più della metà (55%) degli intervistati orientati verso un’auto elettrica ritiene importante l’aspetto ecologico, mentre il 47% ne rileva i vantaggi economici, in particolare, i risparmi sul bollo auto.

E se il 44% è affascinato dal possedere l’auto del futuro, il 32% apprezza la possibilità di muoversi in libertà, uno stimolo particolarmente importante in città come Milano e Roma, dove rispettivamente il 43% e 42% è attratto dalla possibilità di accedere alla Ztl ed evitare i blocchi del traffico.

I propulsori a gasolio però risultano ancora i più puliti

Come però sottolinea la ricerca di Unrae, il diesel non è inquinante come si crede. Considerando l’intero ciclo produttivo dell’energia i propulsori a gasolio risultano infatti ancora i più puliti. Inoltre, una ricerca del Cnr a compendio del rapporto Unrae dimostra che le tecnologie motoristiche in sviluppo saranno in grado di proiettare i motori convenzionali a un livello di inquinamento praticamente trascurabile nel prossimo decennio, e che il motore a combustione interna resta strategico per una efficace transizione verso una mobilità CO2 Neutral per i paesi europei.

Anche le auto elettriche inquinano

Per quanto riguarda le auto elettriche, sempre considerando l’intero ciclo produttivo dell’energia, l’energia elettrica necessaria per caricare le batterie dei veicoli con questo tipo di motorizzazione è ben lontana dall’arrivare da fonti 100% rinnovabili. Pur non emettendo direttamente gas nocivi, dunque, anche le auto elettriche inquinano.

In ogni caso, al di là dei dati e delle ricerche, ciò che frena gli italiani dall’acquistare un mezzo elettrico è la mancanza di colonnine di ricarica, il prezzo elevato delle auto, e l’autonomia ridotta delle stesse.

Un controllo più efficace degli accessi in azienda

Riuscire a gestire efficacemente il controllo accessi all’interno di edifici pubblici o privati nei quali viene svolta l’attività lavorativa diventa ancora più importante quando all’interno dei locali vi si trovano macchinari e attrezzature di un certo valore che vanno preservati dall’intrufolamento di eventuali malintenzionati con l’intento di danneggiare o sottrarre apparecchiature costose ed indispensabili per il regolare svolgersi delle attività produttive. Cotini srl offre a tal proposito diverse soluzioni che consentono a chi gestisce la sicurezza di tali strutture di poter proteggere al meglio ogni ambiente da eventuali incursioni non autorizzate. Mediante degli appositi sistemi di gestione ronda ad esempio, è possibile verificare il passaggio di qualcuno all’interno di una determinata stanza o corridoio e annotare ogni rilevazione all’interno di un report. I tornelli invece, fanno si che sia fisicamente impedito l’accesso a coloro che non sono autorizzati o limitarlo in base al flusso di persone o all’ambiente al quale si sta tentando di accedere.

È una soluzione che consente ad ogni modo di sbloccare in maniera bidirezionale il passaggio in caso di emergenza, consentendo così a tutti di accedere o uscire rapidamente. Cotini srl propone inoltre degli ottimi lettori apriporta che consentono di controllare il meccanismo di apertura di porte o armadi mediante riconoscimento tramite codice pin (da digitare su una apposita tastiera), oppure mediante il riconoscimento delle impronte digitali o della fisionomia del volto in base al modello prescelto. Il riconoscimento dell’utente autorizzato farà scattare automaticamente il meccanismo che regola l’apertura della porta. Le soluzioni proposte da Cotini srl consentono dunque di gestire in maniera molto più efficace la gestione degli accessi alle aree in cui si svolge l’attività produttiva, consentendo così di salvaguardare le attrezzature da eventuali incursioni di malintenzionati o non autorizzati, e garantire al tempo stesso la sicurezza di tutti coloro i quali vi prestano servizio.

Occhio alle app che spiano i bambini

Almeno una app di Google Play per Android su cinque raccoglie impropriamente “indirizzi o altre informazioni di identificazione personale”. Questo è l’allarme lanciato da uno studio dell’Università di Berkeley, la University of British Columbia e la Stony Brook University di New York. Analizzando 5.855 app dedicate alle famiglie o ai bimbi lo studio ha infatti riscontrato in circa 281 di esse la raccolta di dati di contatto o di posizione senza alcuna approvazione preventiva del genitore. Un furto di dati che violerebbe i regolamenti federali degli Stati Uniti, i cosiddetti COPPA, i Children’s Online Privacy Protection Act del 1999.

A preoccupare gli esperti sono soprattutto i dati relativi alla geolocalizzazione

Lo studio ha rivelato che il 28% delle app prese in esame ha bypassato le autorizzazioni di Android per accedere a “dati sensibili”, mentre il 73% delle app in questione ha direttamente raccolto questo tipo di dati, riferisce Adnkronos.

Fra i dati raccolti senza alcuna autorizzazione, a preoccupare gli esperti sono soprattutto quelli relativi alla geolocalizzazione degli utenti: “I dati di geolocalizzazione – si legge nello studio – non solo rivelano dove vivono gli individui, ma potrebbero anche consentire deduzioni fra le altre cose sulle loro classi socioeconomiche, abitudini quotidiane e condizioni di salute”. La maggior parte delle violazioni, inoltre, riguarderebbe applicazioni pensate per lo svago.

Le violazioni potrebbero essere valutate dalla Commissione federale per il commercio

Tra gli sviluppatori passati sotto la lente attenta degli esperti, particolarmente eclatante – è stato giudicato il caso della Tiny Lab, di cui ben 81 app testate su 82 condividono con gli inserzionisti coordinate GPS. Una chiara violazione del COPPA, insomma, che è stato progettato proprio per proteggere la privacy dei bambini e che richiede a siti web e app l’ottenimento di un’autorizzazione di un genitore prima di raccogliere informazioni private di un utente di età inferiore ai 13 anni. Si tratta quindi di violazioni che ora potrebbero essere valutate dalla Commissione federale per il commercio.

Google: “Proteggere i bambini e le famiglie è una priorità assoluta”

Google, intanto, ha fatto sapere attraverso un portavoce di prendere “seriamente” i risultati dello studio. “Proteggere i bambini e le famiglie è una priorità assoluta e il nostro programma Designed for Families richiede che gli sviluppatori rispettino requisiti specifici oltre alle nostre norme standard di Google Play. Se dovessimo stabilire che un’app viola le nostre norme, allora agiremo”. Almeno, questo è quanto promettono da Mountain View

Monito della Bce ai Paesi dell’eurozona: sulla riforma pensioni non si torna indietro

La Bce ribadisce il monito ai Paesi dell’eurozona affinché continuino ad attuare con efficacia le riforme del sistema previdenziale adottate negli ultimi anni. No a passi indietro sulle riforme delle pensioni, quindi, o si metterebbe a rischio la sostenibilità dei conti pubblici.

Le dinamiche demografiche avranno infatti implicazioni macroeconomiche e fiscali fondamentali per l’area dell’euro. “In particolare, l’invecchiamento comporterà un calo dell’offerta di lavoro e avrà probabilmente effetti negativi sulla produttività”, si legge in un articolo contenuto nell’ultimo Bollettino economico della Banca centrale europea.

L’impatto economico dell’invecchiamento demografico

Oltre a comportare cambiamenti nei prezzi relativi per motivi principalmente riconducibili a spostamenti della domanda, l’invecchiamento demografico avrà un impatto anche sulla spesa pubblica e la sua composizione. Secondo la Bce le conseguenti pressioni al rialzo per pensioni, assistenza sanitaria e cure a lungo termine renderanno problematico per i Paesi dell’area ridurre il consistente onere del debito e assicurare la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo.

“L’aumento dell’età di pensionamento – si legge ancora nel testo – potrebbe ridimensionare gli effetti macroeconomici negativi dell’invecchiamento, grazie all’effetto favorevole sull’offerta di lavoro e sul consumo interno. Al contrario, la riduzione del tasso di sostituzione tenderà a contrastare in misura molto limitata tali effetti macroeconomici, mentre l’aumento delle aliquote contributive tenderà di fatto ad esacerbarli”.

L’Italia in prima linea per le riforme pensionistiche

Tra i Paesi che hanno adottato riforme previdenziali in piena crisi economica c’è l’Italia, con gli interventi definiti dal governo Monti e che prendono il nome dalla responsabile del Lavoro Elsa Fornero. Si tratta di un pacchetto di interventi che è stato oggetto anche della recente campagna elettorale italiana. Ma se la Bce non entra nel merito alle singole riforme dei Paesi membri, tutti i Paesi sono invitati a evitare dietrofront in materia pensionistica. Anzi. “L’implementazione di ulteriori riforme – affermano gli econosmisti della Bce – non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica”.

Le riforme previdenziali concorreranno a ridurre l’effetto fiscale dell’invecchiamento

“Mentre le riforme previdenziali concorreranno a ridurre l’effetto fiscale dell’invecchiamento della popolazione, le loro implicazioni macroeconomiche precise potrebbero variare considerevolmente a seconda della natura specifica di questi provvedimenti di riforma”, continua la Bce.

Questi risultati sono confermati da simulazioni basate su modelli, affermano gli economisti, precisando però che si tratta di valutazioni generiche che “non consentono di trarre conclusioni relative ai piani di riforma dei singoli Paesi”.

Il pericolo hacker corre sul filo delle tasse

Già pagare le tasse non è certo un bel momento per i cittadini. Figuriamoci poi se questa pratica, giusta e corretta per carità, viene addirittura associata al pericolo di farsi rubare diversi dati sensibili. Eppure è proprio così. Essere un contribuente onesto può mettere a repentaglio la propria sicurezza informatica.

Il pagamento delle imposte “controllato” dai truffatori

Gli hacker e i truffatori online, rivela un recente report condotto da Kaspersky Lab, hanno imparato a sfruttare il momento del pagamento delle tasse per mettere le mani su  quantità gigantesche di informazioni personali degli utenti. Il report ha monitorato i casi di diversi paesi nel mondo, tra cui l’Italia. I numeri parlano chiaro: ad esempio, ad aprile del 2016 in Canada, Stati Uniti e Regno Unito sono stati rilevati notevoli picchi di phishing online che avevano come tema le imposte.

Dati personali e bancari a rischio hackeraggio

L’analisi, ripresa dall’Ansa, rivela che tra le informazioni raccolte dai truffatori ci sono i dettagli delle carte bancarie, previdenza sociale, patente, l’indirizzo, il numero di telefono. Inoltre, secondo la ricerca, nel 2017 sono stati rilevati un numero crescente di attacchi che utilizzavano siti online di autorità fiscali falsi ma ‘vestiti’ in modo da sembrare autentici.

In Italia il caso è stato il falso sito del ministero della Difesa 

In Italia i casi di “furto” informatico non sono stati rari. Per il nostro paese il rapporto Kaspersky cita l’esempio eclatante di alcuni utenti truffati da un falso sito del ministero della Difesa. Gli ignari utenti inserivano i propri dati in assoluta tranquillità, convinti di essere nel “posto” giusto. Dopo l’accesso, avvenuto in assoluta buona fede – chi mai metterebbe in dubbio il ministero della Difesa? – gli hacker riuscivano a bloccare il computer con un virus. A questo punto, al povero malcapitato arrivava il messaggio di richiesta di riscatto da parte dei cybercriminali.

I consigli per gli utenti al fine di tutelarsi

“Non tutti i contribuenti possono riconoscere una truffa quando e persino gli utenti più esperti possono essere ingannati dalla promessa di un rimborso fiscale”, spiega Nadezhda Demidova, Lead Web Content Analyst di Kaspersky Lab. Che fornisce anche alcuni preziosi consigli utili per non cadere nelle truffe. Le indicazioni principali, che poi sono sempre le stesse, sono quelle di memorizzare online l’indirizzo ufficiale del servizio fiscale del proprio paese ma anche di controllare l’indirizzo web da cui si riceve la richiesta di inserire le proprie credenziali.